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Quando il desiderio diventa ossessione. Intervista a Jess Ryder

Quando il desiderio diventa ossessione. Intervista a Jess RyderEsce per Newton Compton, nella traduzione di Mariacristina Cesa, e s’intitola La ex moglie. A scriverlo è Jess Ryder, una sorprendente e abile narratrice britannica che, con questo nuovo e intrigante romanzo, conquista definitivamente il pubblico.

Ritmo serrato, scene che t’incollano alla pagina, giochi psicologici che stordiscono come se ti trovassi in mezzo ai labirinti di plexiglass del Luna Park. Sotto le luci stroboscopiche, non riesci più a distinguere a chi appartenga il volto riflesso. È un amico? Un alleato? È un nemico? Sei tu?

Natasha, la giovane e inesperta Natasha, sperimenta sulla propria pelle questo gioco crudele in cui le certezze crollano a terra, sbriciolate.

In qualche modo, da quando ha sposato il facoltoso e galante Nick, vive un sogno che non aveva mai osato sognare. A rendere le cose ancor più speciali, c’è Emily, la loro piccola di appena due anni. Una bambina arrivata come un dono, all’improvviso, un po’ come il sogno stesso di Natasha: non ancora sognato. Per lo meno, non da Natasha.

Per Nick le cose stanno diversamente. È al settimo cielo quando scopre che la giovane e bella Natasha è incinta. E non gli importa nulla del fatto che ci sia una moglie, Jen, a cui spezzerà il cuore appena varcata la soglia di casa e confessato il suo tradimento. Avere un figlio, per Nick, è un sogno, questa volta sognato, forse anche fin troppo a lungo.

 

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È una maestra Jess Ryder quando scende nelle pieghe della mente dei personaggi per indagare le loro intenzioni più nascoste, i loro pensieri inconfessabili e cosa dà loro la forza per reagire.

In occasione dell’uscita in Italia de L’ex moglie, Jess Ryder ha svelato qualche dettaglio che l’ha condotta a scrivere questo romanzo coinvolgete e intenso al punto giusto.

Quando il desiderio diventa ossessione. Intervista a Jess Ryder

Ha scelto di parlare di argomenti molto complessi, come il terzo incomodo, la «sfasciafamiglie» o il fallimento. Come mai questa scelta?

Ci sono molte storie su amiche diventate acerrime nemiche, ma ce ne sono meno su nemici divenuti amici. Mi piaceva giocare con l’idea e mi piaceva coinvolgere il lettore in questo gioco. Dopo aver letto il libro, in tanti mi hanno detto che i loro sentimenti nei confronti dei personaggi erano cambiati man mano che la storia progrediva, e la cosa mi ha reso molto contenta perché era proprio questo il mio obiettivo.

Ho scelto questo argomento pensando che molte persone si sarebbero rispecchiate. Ci sono moltissimi secondi matrimoni oggigiorno, e altrettante donne rifiutate a favore di un rimpiazzo più giovane e nuove mogli che devono tollerare il continuo rapporto che i loro mariti intrattengono con le ex, specie se ci sono figli di mezzo. La storia che racconto è una variazione sul tema di queste situazioni contemporanee.

 

Penso ai desideri di alcuni personaggi e non posso fare a meno di chiedermi se un desiderio possa farci perdere la ragione e in che misura possa deformarsi in un’ossessione…

Assolutamente, può farci perdere la ragione. Penso per esempio al desiderio di avere un figlio che può manifestarsi con grande forza e portare quindi all’ossessione. È questa la forza motrice di Nick, tutto ciò che fa trova una motivazione lì dentro. Quando decide di diventare padre dopo molti anni di tentativi falliti, è determinato a restare a fianco di sua figlia, a ogni costo. Non gli importa di Natasha, la mamma di Emily non conta nulla nella sua mente. E questo è chiaramente patologico.

 

Secondo lei è possibile vincere le differenze sociali, economiche, anagrafiche attraverso l’amore? O ci saranno sempre problemi, distanze?

Beh, credo che ci siano molte coppie con differenze notevoli di età o appartenenti a diversi ambienti, ecc., e penso che questo rappresenti una pressione ulteriore per i due. Spesso, quando nasce un legame improbabile, gli amici e la famiglia si preoccupano del fatto che gli interessati abbiano commesso uno sbaglio. Questo può spingere la coppia a voler far andare avanti il rapporto con maggiore zelo, anche quando, in verità, non funziona, solo per mostrare che gli altri sono nel torto. Situazioni di questo tipo si rivelano perfette per una storia.

 

La felicità ha un prezzo?

Sembra che tutto abbia un prezzo, anche se non ce ne accorgiamo sempre subito. Mi interessavano molto i temi del rimorso e della redenzione. Ma non dirò altro per non rivelare troppo.

 

Da dove trae la sua ispirazione?

Dalla vita! Sono molto curiosa riguardo alle persone e sono una ficcanaso tremenda. Spesso, l’idea per una storia arriva quando meno me l’aspetto. Potrebbe trattarsi di qualcosa che ho letto su un giornale, per esempio. Oppure da una conversazione con un amico. Sedersi e farsi venire in mente un’idea è dura, preferisco lasciare che siano loro a raggiungermi.

Quando il desiderio diventa ossessione. Intervista a Jess Ryder

Di cosa parla il suo prossimo romanzo?

Il mio nuovo romanzo si intitola The Guest. Parla di una giovane coppia che, con un gesto di gentilezza, ha fatto entrare in casa un estraneo dall’aria disperata e scoprono così di non essere più al sicuro nella propria abitazione. Tratta anche del tema della violenza domestica, considerando che il romanzo è ambientato tra le mura che un tempo sono state il rifugio della donna. Esce nel Regno Unito il 21 giugno.

 

Ha rituali per scrivere? Quale momento della giornata è più produttivo per lei?

Mi comporto con la scrittura come con qualsiasi altro tipo di lavoro a tempo pieno. Lavoro da casa e cerco di iniziare entro le 9, pausa pranzo di un’ora e poi scrivo nuovamente fino verso le 6 del pomeriggio. Non aspetto che l’ispirazione mi colpisca, inizio a lavorare e confido nelle parole che scorrano. In certi giorni raggiungo risultati migliori che in altri.

 

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Può dare qualche consiglio ai giovani scrittori? Come possono migliorare le loro tecniche di scrittura?

Il mio consiglio è scrivere, scrivere e scrivere; l’immaginazione è un muscolo che va allenato. S’impara moltissimo dalla pratica e dall’autocritica. Non abbiate paura di riscrivere o di buttare via interi capitoli se non funzionano. Inoltre, siate affamati della critica costruttiva che arriva dalle persone di cui vi fidate, anche quando non vi piace quello che vi dicono. Siete fortunati se leggono il vostro lavoro e vi dicono il loro pensiero. Diventate coriacei e non prendete i feedback in modo personale, le critiche sono meglio delle lodi. Lo dico sempre, non mi importa quante siano le persone che mi offrono il loro feedback (amici, editori, agenti, etc) se il risultato finale è migliore e il lavoro ha ancora il mio nome sopra.

Alcuni scrittori trovano difficoltoso iniziare a lavorare a partire da una pagina bianca/uno schermo bianco quindi una tecnica utile che uso è quella di non finire mai il lavoro a fine giornata ma iniziare già il prossimo capitolo, anche se solo a livello di appunti. Il giorno dopo è tutto meno scoraggiante.


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Per la prima foto, copyright: Alexis Fauvet su Unsplash.

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