Perché è importante leggere

In cucina con Leonardo da Vinci, cuoco provetto

Intervista a Nicholas Sparks, ecco come nascono i suoi romanzi

Come leggere un libro

Quando il cerchio si apre. “Un’Odissea. Un padre, un figlio e un’epopea” di Daniel Mendelsohn

Quando il cerchio si apre. “Un’Odissea. Un padre, un figlio e un’epopea” di Daniel MendelsohnUn’Odissea. Un padre, un figlio e un’epopea di Daniel Mendelsohn (Einaudi, traduzione di Norman Gobetti) racconta il toccante rapporto tra figlio e padre attraverso l’analisi dell’Odissea nelle peripezie filologiche di più di duemila anni.Daniel è un professore di lettere classiche in un’università a tre ore da New York e deve tenere un seminario universitario semestrale sull’Odissea. È stupito quando decide di parteciparvi anche suo padre, l’ottantunenne Jay, che deve fare tre ore di automobile per arrivare al campus. Siede in aula e interviene puntualmente sull’analisi che il figlio imbastisce con i suoi studenti.

Operazione straordinaria, quella di Mendelsohn: adoperare questa esperienza per fare letteratura. Ciò che racconta è avvenutotra lui e il padre. Non solo dai più intelligenti tra i suoi studenti, ma pure da parte del vecchio genitore che siede tra loro spuntano domande e interpretazioni che includono l'artificio letterario e, seppur non in maniera diretta, la metanarrativa. Non è questo il termine usato, ma i ragionamenti in classe portano a considerare il rapporto astrazione-rappresentazione e quanto in letteratura possa essere astratto e no. In fondo Odisseo è un incallito bugiardo, come tiene a precisare il vecchio scolaro, negandogli la reputazione di eroe: troppi gli inganni per meritarsi questo titolo. Cosa inventa Omero e quanto architetta Odisseo? Sovrapposizioni che costituiscono la vertigine della letteratura. Come si comporta un autore inventore col proprio personaggio bugiardoMendelsohn è bravo a disporre del sapere accademico e a frapporre tra le righe didascaliche dubbi e ogni sorta di soggettivismo. Specie da parte del padre che rapporta la propria vita passata a quella di Odisseo, così poco serio e attendibile sul piano comportamentale. In mezzo gli dei che, secondo il soggettivismo del vecchio, troppo intercedono e aiutano il furbo Odisseo. E così la lezione del professor Mendelsohn prosegue (per il piacere del lettore). Prosegue l'astrazione. Prosegue la vita vissuta.

 

Vuoi conoscere potenzialità e debolezze del tuo romanzo? Ecco la nostra Valutazione d’Inedito

 

La lettura del testo inizia con l’analisi della Telemachia, la ricerca di Odisseo da parte del figlio Telemaco che vaga di regno in regno per avere notizie e racconti sul padre, indeciso se pensare o meno che possa essere morto. Sarà Atena, protettrice di Odisseo fin dall'inizio, a svelare al giovane che il padre è vivo e sta tornando a casa.  Insieme alla trama Dan in classe spinge gli studenti a ragionare sulla struttura del testo, che inizia dalle vicende di Telemaco e dalla corte di Itaca, dove i Proci continuano a padroneggiare e a corteggiare Penelope, la moglie di Odisseo, affinché scelga tra di loro un successore. L’anziano scolaro coglie l'ennesima occasione per confermare la mancanza di stima nei riguardi di Odisseo. Come giudicare eroe colui che parte per Troia con dodici navi e torna solo, senza nessun uomo dell’equipaggio? Un fallimento, secondo il vecchio matematico: «Io avrei fatto di meglio!» Difficile per l’uomo astrarre le vicende dell'Odissea, per lui valgono l'immedesimazione e la comparazione con la vita vissuta. Jay tratta Odisseo da uomo a uomo. Dan interviene sulla struttura narrativa che costringendo Odisseo a tornare da solo infonde alla narrazione il senso dell’epopea, senza la quale non ci sarebbe il mito. La concomitanza di trama e struttura narrativa determina la magnificenza del poema. Niente da fare, il vecchio non rinuncia al suo ostracismo verso il cosiddetto “eroe”. In poche parole, nega all'artificio letterario valore di verità. «Io avrei fatto meglio», continua a borbottare. Un'affermazione che contrasta con le domande che l'analisi del professore stimola negli studenti. L'Odissea e il romanzo sull'Odissea scritto da Mendelsohn si rivelano i testi delle domande e del valore universale di rivolgerle indipendentemente dalle risposte. Per lui, uomo prima che scrittore, porsi domande gli varrà il recuperato amore per il padre. Nel suo viaggio verso il genitore, il professore ripercorre la propria infanzia.

«Come se avessi avuto di nuovo undici anni e Odisseo fosse stato un mio compagno di classe discolo di cui avevo deciso di prendere le parti pur sapendo che sarei stato punito con lui».

Quando il cerchio si apre. “Un’Odissea. Un padre, un figlio e un’epopea” di Daniel Mendelsohn

È uno dei tanti passaggi retrospettivi in cui il figlio cerca di appianare letteratura e vita vissuta.

È evidente fin dall'inizio il rapporto universale non sempre facile tra padre e figlio. Appare chiara la complessità altrettanto universale di giudizio tra uomo e uomo. C'è un passo in cui Mendelsohn elabora in modo puntuale il concetto.

«L'identità non è tanto una questione di contrapposizioni binarie, lo sprezzante o il gentile, il padre o il marito, il padre o il figlio, quanto di prospettiva caleidoscopica, forse dipende dalla sezione del cerchio da cui ci si trova a guardare».

 

Il cerchio nel romanzo è l'Odissea, cerchio è l'aula in cui sono riuniti professore e allievi che discutono il poema omerico, cerchio è la presenza del padre. La geometria come in molti o quasi tutti i romanzi è bene allusa, e qui del tutto esplicita nel parallelo Odisseo-Telemaco. Padre e figlio. Geometrico è il tipo di racconto dell'Odissea definito «composizione ad anello». Altro cerchio. Il caleidoscopio è racchiuso in un cerchio. Nell'Odissea tutto si spezza e tutto ritorna. Proprio come nella vita. Come nel viaggio, nei mesi, anni, giorni, dell'attesa e dell'ansia di ricongiungimento. Mendelsohn è bravo a evitare ciò che poteva rischiare di apparire retorico, l'occasione di discutere in classe l'Odissea gli offre l'agio di riuscire a essere illuminante nel momento in cui è didascalico. Formula narrativamente vincente.

Proseguono i ricordi del figlio. Il parallelo vissuto. Il cerchio e il caleidoscopio familiare.

Dan, il professore, racconta di quando accompagnava a scuola i figli e per fargli accettare quello che dovevano mangiare raccontava loro episodi giocosi dell’Odissea come le “composte di mele” che Ulisse vide nell’isola di Ea. Qui nasce una nuova questione che appare insignificante per lo sviluppo del libro. Dan parla di figli ma più avanti si scopre che è gay e fa “coming out” di fronte ai suoi genitori. Non si tratta di una parte approfondita del romanzo, è un qualcosa che emerge ma non viene spiegato. Il cerchio si sospende e il caleidoscopio lascia uscire frammenti di vita e di letteratura.

Il protrarsi del seminario offre a Dan e a suo padre la possibilità di conoscersi meglio, di sapere l'uno dell’altro. A un certo punto Jay decide che verrà in treno la sera prima del seminario che si tiene ogni venerdì per dormire da Dan piuttosto che fare avanti indietro in auto tutte le settimane in giornata. Una novità che vale da scoperta affettiva in quanto prova di cameratismo. Il dettato familiare guadagna quota. Il giovedì sera sarebbero andati a mangiare a una steakhouse di nome Flatiron. Anche a cena discutono del seminario, il padre sta leggendo l’Odissea sull’I-PAD e riparlando dell’inizio del poema critica anche Atena che aiuta Telemaco come se gli desse «la pappa pronta». La familiarità del linguaggio vissuto ha la meglio sulla filologia. In effetti è Atena che consiglia al giovane di cercare il padre, di andare a Pilo e a Sparta per procurarsi notizie. È lei che lo incoraggia. In tutta la letteratura greca gli uomini agiscono in base a quello che vogliono gli dei, spiega il professore. Imperterrita la risposta del padre: «Nella vita le cose non vanno così!». La matematica non arretra, dimentica l'astrazione di cui pure è composta. L'ottantenne rivendica la vita. È questo forse il motivo che lo spinge a voler rileggere l’Iliade. Lui si sente«figlio della guerra!» Le sue parole: «Io la guerra la conosco […] Io sono cresciuto con i soldati nelle strade. Sapevi chi erano i buoni e i cattivi. Quindi forse per me l’Iliade è più adatta.»

Chiarezza degli opposti troppo confusionaria nell'Odissea, in cui l'eroe è un fanfarone scaltro.

Ma Dan ne approfitta per conoscere il padre per quello che è e per quello che avrebbe voluto essere: forse un classicista proprio come il figlio. Rimpianti riaffiorano nella vita del vecchio. Gli interventi da “scolaro” decantano una figura combattuta che ha sempre cercato il rigore. Per Dan si tratta di approfondire la conoscenza del padre proprio attraverso i suoi interventi in aula. Quale migliore ambientazione simbolica che un'aula di scuola per rinverdire “virtute e canoscenza”? La virtù del padre: una rinnovata sensibilità espressa come un debuttante che conosce per la prima volta un’opera letteraria. La virtù del figlio conoscitore dei classici: la frequenza dei ricordi della madre e degli altri amici di Jay che rivivono nella nuova immagine che ha del padre. Un uomo tutto d’un pezzo con delle frustrazioni che non riesce a nascondere e che cerca di colmare con un attaccamento alla vita pari a pochi.

Il viaggio e la meta si concretizzano.

Quando il cerchio si apre. “Un’Odissea. Un padre, un figlio e un’epopea” di Daniel Mendelsohn

L’estate dopo il seminario Dan e Jay compiono una crociera a tema proprio Sulle tracce dell’Odissea. Per l’anziano padre è un momento di grande piacere; visitano siti con guide specializzate e la sera si ritrovano davanti al pianoforte dove Jay chiede che il pianista esegua pezzi a lui cari. La sezione del cerchio da cui il figlio guarda cambia ancora: il padre si rivela un buontempone che canta insieme agli altri sorseggiando un Martini.  Proprio il contrario dell'immusonito signore che interveniva con piglio polemico ai seminari e che ce l’aveva tanto con Odisseo. Il caleidoscopio ha compiuto il miracolo.

È chiaro ormai: la lettura dell’Odissea diventa per padre e figlio il veicolo per approfondire e arricchire il loro legame. Di questo tratta il romanzo: il reciproco riconoscimento tra padre e figlio attraverso uno dei testi più noti dell’umanità. Non ultimo il rapporto tra figlio e padre vissuto tra Odisseo e Laerte.

La conclusione dell'esperto professore è limpida, di un'innocenza che solo l'amore può infondere: ogni volta che ci approcciamo alla lettura di un grande testo, questo ci insegna qualcosa di nuovo.

 

GRATIS il nostro manuale di scrittura creativa? Clicca qui!

 

È il romanzo della lettura. Odissea, libro letto da tutti o da molti, parafrasi deputata nella tradizione popolare, è il simbolo del racconto e della fatica di raccontare. «Libro dell'ascolto» come viene definito da uno degli studenti. Libro del mestiere di vivere. Dell'«eroismo della sopravvivenza» come scritto sapientemente a pagina 123. Libro in cui non mancano i trucchi, le bugie tattiche, le astuzie più del pover'uomo che dell'eroe. Umanizzare troppo il poema omerico forse è uno sbaglio, una tentazione da fuggire, ma il professore, l'accademico, il grecista, questa volta ha uno scolaro in più: l'ottantenne padre che rimpiange i mancati studi classici e che vuole vivere per recuperarli. Sommarli alla vita già vissuta. Più mitico di questo cosa c'è?

 

P.S. È di queste ultime settimane l’uscita in Inghilterra del romanzo The silence of girls che racconta l’Iliade dalla parte delle donne con piglio femminista, iniziando con le vicende di Briseide. Sarebbe interessante una traduzione.


Per la prima foto, copyright: Jeff Sheldon su Unsplash.

Per la terza foto, la fonte è qui.

Il tuo voto: Nessuno Media: 5 (1 vote)
Tag:

Commenti

Invia nuovo commento

Image CAPTCHA
Se il codice inserito non è corretto, viene segnalato un errore (box rosso). Se il codice inserito è corretto e il tuo commento viene segnalato lo stesso come spam non ti preoccupare, non riscriverlo; la redazione lo pubblicherà al più presto.

Il Blog

Il blog Sul Romanzo nasce nell’aprile del 2009 e nell’ottobre del medesimo anno diventa collettivo. Decine i collaboratori da tutta Italia. Numerose le iniziative e le partecipazioni a eventi culturali. Un progetto che crede nella forza delle parole e della letteratura. Uno sguardo continuo sul mondo contemporaneo dell’editoria e sulla qualità letteraria, la convinzione che la lettura sia un modo per sentirsi anzitutto cittadini liberi di scegliere con maggior consapevolezza.

La Webzine

La webzine Sul Romanzo nasce all’inizio del 2010, fra tante telefonate, mail e folli progetti, solo in parte finora realizzati. Scrivono oggi nella rivista alcune delle migliori penne del blog, donando una vista ampia e profonda a temi di letteratura, editoria e scrittura. Sono affrontati anche altri aspetti della cultura in generale, con un occhio critico verso la società contemporanea. Per ora la webzine rimane nei bit informatici, l’obiettivo è migliorarla prima di ulteriori sviluppi.

L’agenzia letteraria

L’agenzia letteraria Sul Romanzo nasce nel dicembre del 2010 per fornire a privati e aziende numerosi servizi, divisi in tre sezioni: editoria, web ed eventi. Un team di professionisti del settore che affianca studi ed esperienze strutturate nel tempo, in grado di garantire qualità e prezzi vantaggiosi nel mercato. Un ponte fra autori, case editrici e lettori, perché la strada del successo d’un libro si scrive in primo luogo con una strategia di percorso, come la scelta di affidarsi agli addetti ai lavori.