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Quando gli scrittori litigano, ecco cosa si dicono

Quando gli scrittori litigano, ecco cosa si diconoSi sa, gli scrittori sono essere umani e spesso capita anche a loro di litigare, o comunque di rivolgere parole poco piacevoli a qualche loro collega.

 

Qui di seguito, vi presentiamo una carrellata di undici celebri battibecchi (raccolti da Bustle.com) in cui a scontrarsi cono scrittori del calibro di Truman Capote, Gore Vidal, Mark Twain, John Updike, Salman Rushdie, Ernest Hemingway, e tanti altri.

 

Vi assicuriamo che ne leggerete delle belle sotto tutti i punti di vista!

 

1. Truman Capote e Jack Kerouac

Quando gli scrittori litigano, ecco cosa si dicono

Con la pubblicazione di Sulla strada Jack Kerouac si attirò l’invidia di non pochi colleghi. Truman Capote, in particolare, non era certo un suo fan. Ecco cosa disse in un’intervista televisiva:

«Nessuna di queste persone [nella Beat generation] ha qualcosa di interessante da dire, e nessuna di loro può scrivere, nemmeno Kerouac… Non è scrivere, è battere a macchina».

*****

2. Gore Vidal e Truman Capote

Quando gli scrittori litigano, ecco cosa si dicono

Truman Capote, l’autore di Colazione da Tiffany e A sangue freddo, era una figura molto controversa, forse a causa della sua tendenza a colpire apertamente gli altri scrittori durante le sue apparizioni televisive. Di certo non piaceva a Gore Vidal che una volta lo definì «a tutti gli effetti una casalinga del Kansas con tutti i pregiudizi» e aggiunse:

«Detesto Capote, come si potrebbe detestare un animale. Un animale sporco che ha trovato il modo di entrare in casa».

*****

3. Norman Mailer e Gore Vidal

Quando gli scrittori litigano, ecco cosa si dicono

Nemmeno Gore Vidal era troppo popolare, anche con i suoi colleghi scrittori. Il Premio Pulitzter Normal Mailer lo insultò in un talk show dicendogli:

«Ho dovuto odorare le tue opere di tanto in tanto, e questo mi ha aiutato a diventare un esperto di polluzione intellettuale».

 

Per non essere da meno, Vidal disse di Mailer:

«È troppo demagogico... È tutto frammenti e pezzi. Sembra che cerchi un’identità e spesso sembra che la celebrità gliene darà di nuovo una».

 

E, per chiudere il cerchio, Mailer pensava che Kerouac fosse «pretenzioso come una ricca puttana» e «sentimentale come un lecca-lecca».

 

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4. Mark Twain e Jane Austen

Quando gli scrittori litigano, ecco cosa si dicono

La nostra Jane Austen. Era già morta quando Mark Twain, in una lettera a un amico, scrisse:

«Spesso voglio criticare Jane Austen, ma i suoi libri mi fanno diventare così matto che non posso nascondere la mia frenesia da lettore, e perciò devo fermarmi ogni volta che inizio. Ogni volta che leggo Orgoglio e pregiudizio voglio disseppellirla e picchiarla sul cranio con la sua tibia».

*****

5. John Updike e Salman Rushdie

Quando gli scrittori litigano, ecco cosa si dicono

La morale della storia, in questo caso, è che non si scherza con Salman Rushdie. John Updike non ha tenuto conto di quest’avvertimento, dal momento che ha iniziato la sua recensione del romanzo Shalimar il clown con:

«Perché, oh perché Salam Rushdie… chiama uno dei suoi principali personaggi Maximilian Ophulus?».

 

Rushdie rispose:

«Un nome è solo un nome… “Perché, oh perché?”. Bene, perché no? Da qualche parte a Las Vegas ci sarà un escort di nome “John Updike”».

 

Menzionò anche il romanzo Terrorista di John Updike definendolo «più che terribile» e aggiungendo che Updike «dovrebbe restare nel suo quartiere parrocchiale e scrivere di scambio di mogli, perché solo questo può fare».

 

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6. William Faulkner e Ernest Hemingway

Quando gli scrittori litigano, ecco cosa si dicono

William Faulkner aveva un’opinione particolarmente bassa di Hemingway:

«Senza coraggio. Non ha mai usato una parola che abbia costretto il lettore a usare un dizionario».

 

E Hemingway rispose:

«Povero Faulkner. Pensa davvero che le grandi emozioni derivino da grandi parole?».

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7. Harold Bloom e J.K. Rowling

Quando gli scrittori litigano, ecco cosa si dicono

Siate comprensivi con Harold Bloom: si occupa di critica letteraria e, dunque, le critiche sono il suo lavoro. Ma non ha certo detto molte cose positive su J.K. Rowling:

«Come leggere Harry Potter e la pietra filosofale? Perché, molto velocemente, iniziarlo e forse anche finirlo? Perché leggerlo? Presumibilmente, se non puoi essere persuaso a leggere niente di meglio, Rowling potrà andare bene».

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8. Virginia Woolf e James Joyce

Quando gli scrittori litigano, ecco cosa si dicono

Se hai provato a leggere l’Ulisse di Joyce e ci hai rinunciato, sei in buona compagnia. Virginia Woolf disse:

«Ulisse è l’opera di un disgustoso studente che si schiaccia i brufoli».

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9. Henry James e H.G. Wells

Quando gli scrittori litigano, ecco cosa si dicono

H.G.Wells e Henry James in genere avevano rapporti amichevoli. Ma a un certo punto le cose si complicarono un po’… Wells scrisse un romanzo che parodiava lo stile di James, che definì l’opera di Wells «torbida e sfrenata». Iniziarono a spedirsi lettere, e Wells finì col dire che la scrittura di James:

«È come una chiesa illuminata ma senza una congregazione per distrarti, con ogni luce e linea che mira direttamente all’altare maggiore. E sull’altare, un posto molto reverenziale, c’è un gattino morto, un guscio d'uovo, un po'di spago… È un leviatano che recupera ciottoli. È un magnifico ma doloroso ippopotamo risoluto a ogni costo, anche a costo della sua dignità, a raccogliere un pisello, che è andato a finire in un angolo della sua tana».

 

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10. Ruth Rendell e Agatha Christie

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La povera (si fa per dire) Agatha Christie voleva solo scrivere di misteriosi omicidi nella campagna inglese. Ma un’altra autrice di thriller e mystery, Ruth Rendell, ci teneva a far sapere che non era una sua fan:

«Dire che i personaggi di Agatha Christie sono ritagli di cartone è un insulto ai ritagli di cartone».

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11. Bret Easton Ellis ed David Foster Wallace

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Ellis e Wallace non si amavano molto. Wallace, a proposito di Ellis, scrisse:

«L’attitudine svelata è simile a quella dei neo-classici che sentivano che non essere volgari fosse non solo un requisito ma un’assicurazione di valore, o degli studiosi insicuri che confondono l’oscurità con la profondità. E questo è solo noioso».

 

Ed Ellis, anche dopo la morte di Wallace, gli riservò parole poco carine:

«David Foster Wallace era così bisogno di ammiratori, che trovo imbarazzante l’alone di sentimentalismo che lo circonda».

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