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Quando gli anziani sono nemici dei giovani. “Rossa” di Chiara Rapaccini

Quando gli anziani sono nemici dei giovani. “Rossa” di Chiara RapacciniRossa, romanzo di Chiara Rapaccini edito La nave di Teseo, si offre al lettore come un distopico. A dare il nome al libro, una protagonista riconoscibile, connotata cromaticamente e caratterialmente e posta al centro di una storia dalle molteplici sfaccettature.

Ci ritroviamo in un mondo in cui tutti gli esseri umani sono definiti in base alla categoria cui appartengono. I Piccoli e gli Anziani, due fazioni contrapposte e in aperta lotta: i primi, vittime di un piano malvagio orchestrato dai secondi, aggrappati all’idea di sopravvivere e per questo decisi ad appropriarsi della linfa vitale di quelle creature spesso indifese. La loro assicurazione sulla vita, il famoso elisir di lunga vita, è proprio il sangue di quei bambini, fonte cui si abbeverano con ingordigia.

 

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Indifesa è Rossa, che trova nei suoi familiari i propri carnefici. Un triste destino sembra attenderla e lasciarla abbandonata in balia di bestie feroci e pericoli nascosti nel folto bosco che si espande al di là della sua abitazione. Ma ciò che la vita le riserva non è di sicuro una misera fine.

L’impressione, leggendo il romanzo, è quella di ritrovarsi in un universo parallelo, dove le contaminazioni sono plurime e vanno dalle favole Disney alle fiabe dei Fratelli Grimm. Territorio molto rischioso, perché la memoria comune del lettore tende a orientarsi su storie già note e di grande successo (vedi alla voce Il racconto dell’ancella di Margaret Atwood).

Quando gli anziani sono nemici dei giovani. “Rossa” di Chiara Rapaccini

Ma la sfida è vinta per Chiara Rapaccini, che attinge alle fonti restando originale. Nell’universo da lei creato si celebra l’inno al decadimento della vita, si alternano scene macabre e violente a scene divertenti e spensierate. A impregnare ogni episodio, l’elemento magico, come un velo invisibile che tutto copre e tutto condiziona.

Le sorti di Rossa s’incrociano con i destini di moltissime altre figure, umane e non solo, che diventeranno a tutti gli effetti la sua famiglia. A partire da Aquilante, un cane cui si affeziona dal primo momento. Il loro incontro ci ricorda una scena tratta direttamente da Biancaneve. Incontrerà altri Bambini rimasti soli, con esperienze spesso tragiche alle spalle. Insieme, si sono riuniti in una forma di associazionismo che nasce e si sviluppa per combattere il male di quegli uomini avvizziti dal tempo e incapaci ormai di provare una qualsivoglia forma di umanità.

Tra i personaggi secondari introdotti, spicca la figura di Hood, nome eloquente prestato a un ragazzo che è stato eletto dall’autrice a guida spirituale e motivazionale del gruppo. Ma le parole nella sua bocca risuonano fittizie, mancano di quell’appeal di cui ha bisogno per essere credibile.

Nello sviluppo della trama, neppure le reminiscenze di orwelliana memoria danno alla narrazione una spinta. La memoria del lettore è continuamente riportata a esempi letterari troppo importanti perché il confronto regga.

Quando gli anziani sono nemici dei giovani. “Rossa” di Chiara Rapaccini

Anche nei momenti di maggiore pathos, quando il climax aumenta e tutti gli elementi sono lì, pronti a esplodere, manca quella carica che dovrebbe condurre al gran finale, col risultato che l’andamento generale della narrazione risulta costante, senza picchi. Pur con momenti degni di nota, in cui l’inventiva dell’autrice si fa riconoscibile, Rossa non sorprende. Il materiale di partenza resta poco sviluppato, frammentato in capitoli brevissimi che interrompono il racconto senza un apparente motivo. È un romanzo promettente, con un potenziale narrativo inespresso purtroppo. La scelta di dedicare ampio spazio a fattori insignificanti ai fini della trama è opinabile, non soddisfa il lettore che desidera invece più elementi su questa protagonista, sulla sua evoluzione caratteriale, su sentimenti che non siano le banali infatuazioni adolescenziali di una ragazzina e che abbiano più a che fare con il coraggio e la crescita.

 

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In chiusura, riprende piede la promessa fatta nelle prime cinquanta pagine, riportando il lettore a quelle atmosfere quasi post-apocalittiche che si erano disperse nella parte centrale del romanzo.


Per la prima foto, copyright: Allef Vinicius su Unsplash.

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