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“Quando cadono le stelle” di Gian Paolo Serino: fenomenologia del non ritorno

“Quando cadono le stelle” di Gian Paolo Serino: fenomenologia del non ritornoGian Paolo Serino è apprezzato critico letterario e direttore editoriale di «Satisfiction», uno dei primi esempi di free press dedicata ai libri, nato nel 2008 per volere dello stesso Serino con la complicità di Vasco Rossi.

Esperto nello scandagliare i libri e le vite degli altri, nel suo bell’esordio, Quando cadono le stelle (Baldini&Castoldi), esplora gli umori, i terrori, le umiliazioni di alcuni astri del panorama occidentale otto-novecentesco. Il tipo di accostamento dei pezzi suggerisce un criterio più viscerale che cronologico. Per ciascuno ciò che viene messo in scena è un momento di non ritorno.

Serino gioca con stili, rimandi, citazioni, organizzando sapientemente le tracce, tracce che il lettore può seguire come viatico per entrare nel mondo emotivo dei personaggi. I nomi impressionano: Franz Kafka, Cary Grant, Pablo Picasso, Stephen King per dirne alcuni. Serino si addentra in ognuno cambiando pelle a ogni nuovo capitolo.

Un fucile caricato con le cartucce migliori? Certo, eppure arduo non sbagliare il tiro. La sfida di parlare con la voce di Hemingway, di Salinger o di Edgard Allan Poe non va presa di petto. Infatti Quando cadono le stelle si nutre di un’ampia bibliografia e soprattutto della sensibilità stilistica di Gian Paolo Serino nell’intercettare l’aura dei suoi personaggi. La sensazione è quella di una progressiva calata agli inferi – con picchi di bellezza e affrancamento. Sono molte le pieghe che scopriamo e riscopriamo nelle vicende di queste falling stars; ed è solo guardando in faccia il proprio abisso che la vita può acquistare il giusto senso, compreso quello tragico, ecco ciò che Quando cadono le stelle sembra suggerirci.

Cary Grant, all’anagrafe Archibald Alexander Leach, era l’attore più osannato di Hollywood ma, nella vita, un uomo borioso – geloso al punto da non risparmiare manrovesci alla moglie. Un’identità crocefissa fra apparenze e ossessioni che lo rendevano perennemente indeciso sulla risposta alla domanda Chi sono io? E, se tutti noi esistiamo davvero anche attraverso lo sguardo degli altri (in primis quello della madre), nella sua vicenda questo elemento complica di non poco le cose.

“Quando cadono le stelle” di Gian Paolo Serino: fenomenologia del non ritorno

Ernest Hemingway per tutta la vita fece i conti con una fissazione materna: lei voleva una bambina, per agghindarlo di conseguenza. Del resto, la sanguinosa infanzia è quella che ci modella irrimediabile.

Troviamo Pablo Picasso, “il più grande artista vivente”, su una spiaggia durante l’occupazione tedesca: disegna il mare sulla schiena di una ragazzina. La seconda guerra mondiale incombe e Picasso realizza una volta per tutte che: «L’infanzia è l’età dell’arte. E un artista vero è chiunque riesca a conservare il tratto dell’infanzia. A non perderne l’immaginario. A ricordarlo e riuscire a riprodurne la paura, la paura inconsapevole di un bambino durante la guerra. Io lo so. L’ho vista».

Le ultime ore di Edgard Allan Poe hanno un sapore tragicomico, sanno di truffa, di beffa nera. Una morte anonima, complice la folla e l’essere nessuno.

 

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La storia d’amore fra Oona O’Neill e Salinger finì male, ovvero col matrimonio della ragazza con Charlie Chaplin. Il loro incontro fu non solo romantico, ma letteralmente essenziale per la scrittura di Salinger e in Quando cadono le stelle se ne fa una fenomenologia piuttosto precisa, dal punto di vista dello scrittore. Che cos’è un punto di non ritorno? Dov’è l’origine della volontà di isolamento di Salinger? «In quel momento sento un leggero rumore. Non so di che si tratti. Sento un rumore, come quello di una lampadina che si fulmina per un corto circuito, ma la lampadina non c’è: è dentro la mia testa».

 

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Come è giusto che sia, una fioca luce, molto ben indirizzata, brilla su Franz Kafka – laconico impiegato in dialogo continuo con sé stesso, con il suo alter ego, con Max Brod. La vicenda umana di Kafka brilla per capacità di compassione, un sentimento che nasce dal puro interesse verso le altre creature e una in particolare, Hansi.

“Quando cadono le stelle” di Gian Paolo Serino: fenomenologia del non ritorno

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Accanto ai nomi più olimpici, c’è posto per storie e tratteggi minori. Suzanne e la figlia quasi adolescente. La vicenda di Hindi e del suo violento padre. Fino all’approdo più straziante: il racconto di Rosemary Kennedy, sorella di John Fitzgerald, sottoposta dal padre a una lobotomia tragica. La ragazza non si riprenderà mai, diventerà disabile fisica e mentale, e tuttavia sopravvivrà all’intera tribù familiare.

Quando cadono le stelle si può leggere come una lunga cavalcata o si può centellinare. Per ciascuna storia gli ingredienti ci sono tutti. Compresa la penna sottile di Gian Paolo Serino. Si arriva alla fine col fiatone, in attesa di qualcosa. Un’epifania forse? Serino lo sa e regala un commiato organizzato come un’installazione fantastica. La chiosa vera però sono le quattro pagine di bibliografia, a segnare come non ci sia profondità senza studio, ricerca, dedizione.

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