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"Qualcosa", la fiaba per tutti di Chiara Gamberale

"Qualcosa", la fiaba per tutti di Chiara GamberaleChiara Gamberale è tornata nelle librerie con Qualcosa (Longanesi, 2017), un nuovo libro molto particolare, che si stacca nettamente dai suoi romanzi precedenti.

Si tratta infatti di una fiaba, impreziosita dalle bellissime illustrazioni del disegnatore Tuono Pettinato (Andrea Paggiaro), uno dei più quotati fumettisti italiani.

In un regno immaginario, il re Qualcuno di Importante e la regina Una di Noi festeggiano finalmente la nascita della loro prima figlia ed erede, una principessina che viene chiamata Qualcosa di Troppo, perché sembra non avere nessun limite: urla troppo, piange troppo, mangia troppo, si agita troppo... crescerla appare subito un compito estenuante per tutti gli abitanti del castello reale.

Arrivata all'adolescenza, però, Qualcosa di Troppo deve affrontare bruscamente una realtà dolorosa. Dopo aver cercato di reagire al dolore riempiendo il senso di vuoto causato dalla perdita subita, pensa di aver trovato pace nell'incontro con il Cavalier Niente, che cerca di insegnarle la bellezza del non-fare in opposizione ai suoi troppi eccessi, ma solo dopo molte altre avventure, tra cui l'incontro con diversi pretendenti alla sua mano, l'irrequieta principessa riuscirà a trovare la sua strada.

Fiaba per bambini, per adulti o per entrambe le categorie? Ne abbiamo parlato con Chiara Gamberale.

 

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Perché un personaggio come Qualcosa di Troppo?

Tutto è nato quando ho cominciato per gioco a classificare le persone che conosco con "qualcosa", però elencandone i difetti. Se ci provate anche voi è un gioco pazzesco, è un vizio che se vi entra in testa non vi esce più.

Tutti i miei protagonisti, in realtà, sono voraci, affamati di vita, e assomigliano un po' a Qualcosa di Troppo. Io non so fare altro che scrivere, ma amo sperimentare e questa volta volevo provare a scrivere qualcosa che avesse l'aspetto della fiaba, perché mi sono resa conto che solo adesso, a quarant'anni, mi sentivo in grado di avvicinarmi al rigore e alla semplicità di questo genere. Penso che a vent'anni non ci sarei riuscita.

"Qualcosa", la fiaba per tutti di Chiara Gamberale

La protagonista cerca di riempire il vuoto causato dal dolore con troppe cose, ma ci sono due momenti in cui non possiamo continuare a giocare a nascondino con la vita e con le emozioni: quando si soffre e quando ci si innamora. La prima parte del libro è quindi dedicata al dolore e la seconda all'amore: si parla in principio dei traumi infantili e poi si racconta cosa può essere di noi se non abbiamo superato questi traumi, e quanto male possiamo fare a causa di questo a quelli che incontriamo.

 

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Una cosa curiosa, che ho scoperto scrivendo questa storia, è che i protagonisti delle favole in principio sono sempre bambini, poi arrivano sui dodici-tredici anni e di colpo passano a un'indistinta età adulta: succede anche oggi, ad esempio con le favole moderne della Pixar, ma prima è stato sempre così con tutti i grandi della fiaba, come i Grimm. Pensate a Biancaneve, che è una bambina, ma poi in poche righe diventa ragazza in età da marito.

"Qualcosa", la fiaba per tutti di Chiara Gamberale

Foto di Laura Penna

 

La protagonista è molto legata alla madre, ma c'è una certa distanza tra lei e il padre. È una cosa voluta o casuale?

Quando si perde un padre o una madre presto, il rischio è quello di restare orfani di entrambi i genitori, perché chi resta è occupato a elaborare il suo lutto. Volevo creare una condizione di solitudine per questa ragazzina, per cui il padre, che si era sempre preoccupato di contenere l'esuberanza della figlia, rinuncia in qualche modo a occuparsene. Era necessario che lei dovesse sentirsi tanto sola per poter incontrare il cavalier Niente, che per i bambini che leggeranno il libro può essere un personaggio fisico, mentre per noi adulti simboleggia qualcosa che troviamo dentro di noi.

 

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"Qualcosa", la fiaba per tutti di Chiara Gamberale

Una giornalista, giorni fa, mi ha chiesto come mai so raccontare così bene la condizione di orfana, ricordandomi anche la Mandorla di Le luci nelle case degli altri: a dire la verità, sono cresciuta con due genitori molto presenti, eppure quella condizione di solitudine dell'infanzia devo averla avvertita lo stesso. Forse noi da piccoli eravamo più abituati a stare spesso da soli, mentre oggi mi preoccupano i bambini che soli non lo sono mai, perché prima o poi, nella vita, arriva quella condizione, e non crescerci insieme può essere molto pericoloso, secondo me. In fondo, degli anni delle elementari ricordiamo più facilmente le esperienze vissute nelle nostre ore di solitudine e di crescita interiore che la storia degli Assiri! Perchè la società di oggi sembra avere paura degli spazi vuoti? Il vuoto c'è sempre stato, perché riempirlo a ogni costo?

 

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Riguardo a questo, nel libro c'è una parodia dei social network. Io uso di proposito un vecchio cellulare e non uno smartphone perché so che corrrerei il rischio di stare sempre lì a farmi schiavizzare dalle email. Pensate che sul treno non si guarda più dal finestrino, i tempi morti, che invece sono tempi che ci hanno fatto crescere, non esistono più.

 

Nella storia si opera una distinzione tra il bisogno, che è spesso indotto, e la voglia personale di fare qualcosa, ma non è sempre semplice fare questa distinzione. Secondo lei c'è un modo per capire se le nostre azioni nascono da noi o sono indotte da altri?

Aggiungo un'altra parola, che è la paura. Quanto è difficile distinguere una paura da un desiderio, e da un bisogno, soprattutto nelle relazioni affettive: io di questa persona ho bisogno, mi piace , oppure ho solo paura di rimanere solo?

Spesso ci ritroviamo a subire la vita anziché viverla, ed è questo il senso del mio esperimento letterario. Il mio è un invito a non avere paura di conoscersi, anche nelle nostre zone peggiori, perché il rischio è di non vivere pienamente la nostra essitenza.

"Qualcosa", la fiaba per tutti di Chiara Gamberale

Un altro mio tema è quello della protezione delle persone originali, che sentono col loro cuore e pensano con la loro testa: oggi è difficile riuscire a farlo, anche perché siamo in un momento in cui si ascoltano tantissime opinioni, ma c'è pochissimo spazio per le idee.

Perché la rete scarseggia di idee, ad esempio, ma è piena solo di "mi piace" e "non mi piace”? Voi blogger, con il vostro lavoro, dimostrate che la rete può essere uno strumento straordinario.

 

Non avete pensato alla possibilità di ricavare un cartone animato da questa storia?

Certo, mi farebbe piacere se diventasse un bel cartone, magari della Pixar ...

Inside out però mi ha deluso, perché un film sull'importanza fondamentale del dolore nelle nostre vite parte da un dolore della bambina che è di poco conto: fai morire un genitore, come minimo, una nonna... per voler far contenti tutti hanno scelto un pretesto troppo debole come il cambio di casa e scuola. Ci doveva essere qualcosa di più forte: essere a contatto con la complessità è sempre un bene.

 

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Come si è costruito il rapporto tra il suo testo e le immagini di Tuono Pettinato?

Abbiamo metodi di lavoro completamente diversi: io sono precisa e noiosa, mentre lui seguiva i suoi ritmi personali e consegnava i disegni quando voleva.

Si è trattato soprattutto di  aspettarsi, prendersi, avere reciprocamente pazienza, lui delle mie frenesie e io dei suoi tempi più lenti. Quando ci siamo conosciuti, però, ci siamo subito piaciuti come persone, e io mi sono proprio innamorata di lui quando mi ha proposto l'immagine che è ora in copertina: il passaggio segreto, l'invito a seguire il personaggio in un mondo diverso.

Lui leggeva e poi mi mandava le sue proposte, che io a volte condividevo e a volte no.

È sua l'idea di cambiare il colore dei capelli del personaggio di Qualcosa di Troppo ogni volta che s'innamora di un pretendente diverso, a sottolineare il fatto che cambia identità a ogn incontro.

"Qualcosa", la fiaba per tutti di Chiara Gamberale

La protagonista le somiglia?

Forse sì e forse no. Di sicuro il Cavalier Niente somiglia a molti personaggi maschili dei miei libri precedenti, perché gioco spesso a collocare accanto a un protagonista pieno di vita uno più calmo e meno attivo.

 

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La sua scrittura cambierà dopo questa esperienza un po' insolita?

Mi sento sempre cambiata dopo ogni libro che scrivo, ma questa volta, siccome mi conosco troppo bene, ho deciso di prendermi una pausa prima di pensare subito a un nuovo romanzo. Adesso sto davvero provando a godermi l'uscita di questo libro, perché se a quarant'anni ho scritto dodici romanzi è evidente che ho qualche problema. Ho sempre bisogno di altre domande, di altre sfide, di rifugiarmi di nuovo nella scrittura.

 

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"Qualcosa", la fiaba per tutti di Chiara Gamberale

Il mio prossimo desiderio, comunque, è quello di scrivere un romanzo corale, un po' come Le luci nelle case degli altri, in cui però la scrittura arrivi a un livello di sintesi delle mie ultime esperienze: in Adesso, che era un romanzo intimista, la scrittura era bruciante, mentre in Qualcosa una scrittura piana, e le vorrei unificare. Le luci nelle case degli altri era un romanzo lungo e complicato, che mi ha tenuto compagnia per due anni, e forse mi piacerebbe rifugiarmi in una nuova narrazione per un tempo altrettanto lungo.


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