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Qual è il fascino dei thriller? Intervista a Stefano Tura

Qual è il fascino dei thriller? Intervista a Stefano TuraÈ in libreria da pochi giorni il nuovo thriller firmato da Stefano Tura, già autore di Tu sei il prossimo e Il principio del male.

A regola d’arte (Piemme), questo è il titolo, ci porta di nuovo a Londra per chiudere la saga che Tura ha dedicato a Peter McBride. Questa volta si tratta di una Londra in cui gli effetti della Brexit si uniscono all’assassinio di un broker il cui omicida ha lasciato il cadavere come fosse un’installazione artistica e accompagnato da un biglietto con il seguente messaggio: «Effetto Brexit. Suicidio di un broker».

Sarà proprio il detective McBride, insieme al commissario Alvaro Gerace a occuparsi del caso e a collegarlo con una serie di sparizioni di bambini tra la Gran Bretagna e l’Italia.

 

A regola d’arte è un nuovo capitolo della serie di libri con protagonisti Peter McBride e Alvaro Gerace. Perché sempre più autori di thriller scelgono la serialità? È un modo per fidelizzare i lettori o ci sono anche altre ragioni?

Quando scrivo un romanzo non uso stratagemmi per vendere più copie o trucchi per attirare i lettori. Credo sia importante essere onesti con se stessi e soprattutto con chi ti legge. Nel mio caso la serialità è solo nei personaggi ma non nelle storie. I romanzi che ho scritto si possono leggere senza un ordine temporale poichè non sono “a puntate” bensì hanno vita autonoma.

La scelta di mantenere gli stessi personaggi, limitandola agli investigatori, è comune a quasi tutti gli autori di thriller, da Agatha Christie ai nordici ed è, a mio avviso, un’esigenza narrativa. Diverso il discorso per chi scrive horror, come Stephen King, che, nella stesura dei suoi testi, può spaziare più liberamente senza vincoli di struttura o gabbie di realismo. Per ciò che mi riguarda, Alvaro Gerace e Peter McBride rappresentano i narratori attraverso i quali racconto le mie storie.

Qual è il fascino dei thriller? Intervista a Stefano Tura

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Il thriller è un genere molto codificato. Come si riesce ogni volta all’interno di questi meccanismi a non dare al lettore un’impressione di déjà vu o di omologazione? C’è qualche trucco che sente di poter svelare?

I romanzi di genere hanno regole piuttosto rigide e la loro validità consiste proprio nel fatto di essere soggetti a dei codici. Non si può e non si deve prendere in giro il lettore solo per il gusto di ribaltare queste norme. Chi legge gialli e thriller, e ama veramente questa letteratura, ne conosce i meccanismi e li apprezza. Non importa se gli schemi si ripetono, quello che conta è sapere creare un romanzo capace di soprendere, appassionare e tenere il lettore con il fiato sospeso fino all’ultima pagina.

 

In esergo al libro, pone due citazioni tratte da William Shakespeare e Stephen King. Quanto dell’analisi di Shakespeare sull’animo umano e sul male e le sue radici può essere di aiuto per scrivere un thriller e per quale motivo?

Lo scrittore inglese Robert William Arthur Cook, noto con lo pseudonimo di Derek Raymond, riteneva Shakespeare una delle principali fonti di ispirazione per i suoi romanzi intrisi di sangue e mistero e definiva il Bardo il migliore sceneggiatore di noir mai esistito, con le sue storie infarcite di intrighi, morti e dark ladies.

Ho inserito una frase del primo atto del Riccardo III in cui il sanguinario monarca rimane solo sulla scena e svela al pubblico la sua strategia: «quando mi aizzano a vendicarmi, allora io sospiro, e, con un brano della Scrittura, dico loro che Dio ci ordina di rendere bene per male: e così rivesto la mia nuda scelleratezza con occasionali vecchi scampoli della Sacra Scrittura, e sembro un santo quando più faccio il diavolo». Come dire che, in mancanza della carità tutti i rapporti, tra le persone, tra le famiglie o tra gli Stati, sono relazioni di potere. Un plot perfetto per un thriller.

 

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A proposito di King, purtroppo visto come autore di genere e perciò di second’ordine, ultimamente sembra si stia assistendo a una sua “rivalutazione” (mi perdoni il termine semplicistico, ma permette di rendere l’idea con una certa immediatezza). Perché secondo lei la critica letteraria mostra spesso un atteggiamento di chiusura verso il thriller?

Perchè sono i romanzi che vendono di più. Ma vi assicuro che scrivere un thriller è tutt’altro che facile e se un romanzo giallo non è all’altezza si rivela un flop anche in libreria. Cosa che purtroppo non sempre accade con altri generi letterari. Stephen King è un genio. Può essere amato o incompreso ma non rivalutato.

Qual è il fascino dei thriller? Intervista a Stefano Tura

E cosa spinge sempre più lettori ad apprezzare i thriller? Si può spiegare tutto con il fascino del male e altri aspetti che esulano dalla letteratura o ci sono anche motivi di ordine più letterario?

Il fascino del male è uno slogan che vedo più adatto se si parla di politici e capi di stato. I romanzi thriller sono apprezzati per la loro onestà, perchè sanno intrattenere e, qualche volta, riescono a fare riflettere, senza la pretesa di lanciare messaggi.

 

LEGGI ANCHE – “Tu sei il prossimo” di Stefano Tura

 

Immagini di avere di fronte un aspirante scrittore di thriller che le chiede qualche consiglio. Cosa gli direbbe assolutamente di non fare?

Non cercare di copiare gli stili di altri scrittori, non scrivere per compiacere pensando a cosa fare per vendere, non ispirarti a film o serie televisive, non tradire il lettore non dandogli alcuna possibilità di scoprire i segreti del tuo romanzo.

 

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Per la prima foto, copyright: Ryoji Iwata.

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