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Può un uomo vivere in completa solitudine? Intervista a Filippo Nicosia

Può un uomo vivere in completa solitudine? Intervista a Filippo NicosiaLo scrittore messinese Filippo Nicosia è tornato nelle librerie con Come un animale (Mondadori, 2020), a tre anni di distanza dal suo interessante romanzo d’esordio Un’invincibile estate (Giunti, 2017).

Andrea, il protagonista, è un uomo in fuga da un passato che non riesce neppure a ricordare. Di lui in principio sappiamo solo che si è trasferito in una vecchia villa semi-abbandonata nella campagna laziale, portando con sé pochissime cose e vivendo ai minimi termini: legge e rilegge i libri che riempivano il suo zaino, mangia cibi surgelati, beve molto e non ha con sé neppure un telefonino. Ogni tanto cerca, con scarso successo, di migliorare un poco lo squallore della casa che lo ospita, o di ripulire il giardino dalle erbacce che lo infestano da anni e scambia parole di circostanza con Silvy, che abita in un’altra villetta a pochi metri di distanza con la figlia e il marito, il quale però non sembra apprezzare l’arrivo del nuovo vicino.

 

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A rompere improvvisamente l’apatia di Andrea, a cui un giorno si è anche rotta l’auto, che giace impantanata nel giardino, arriva un ragazzo del posto, Yuri, che gli si presenta con una strana proposta: aggiustargli l’auto in cambio di lezioni d’italiano perché è stato rimandato a settembre e il padre, un piccolo malavitoso locale, vorrebbe che il figlio smettesse di studiare per lavorare con lui. Yuri, invece, per quanto a scuola arranchi, vorrebbe continuare gli studi e si rivolge all’unica persona estranea al luogo che potrebbe aiutarlo.

Nonostante la sua riluttanza iniziale, Andrea accetta e finisce per prendere a cuore le sorti di Yuri, a cui fa lezione partendo dalla lettura dei suoi libri preferiti, ma cercando al tempo stesso di difenderlo dalla protervia del padre. Grazie a questo rapporto del tutto inatteso, Andrea trova finalmente il coraggio di rivivere con lucidità gli avvenimenti che l’hanno portato a fuggire dalla sua vita precedente, comprendendo non solo che la vita può offrirgli ancora delle possibilità, ma anche che lui stesso può dare qualcosa agli altri.

Può un uomo vivere in completa solitudine? Intervista a Filippo Nicosia

Filippo Nicosia ha gentilmente risposto a qualche domanda sul suo romanzo.

 

Come è nata l’idea di questa storia così intima, costruita attorno al suo protagonista?

Non ricordo bene com’è andata. Le mie storie nascono da luoghi o sensazioni e spesso partono dai dettagli. Parto dai margini della storia e piano piano mi avvicino al cuore. Tutto avviene dentro la scrittura, le frasi, i paragrafi, i capitoli. L’idea del romanzo, quindi, non ce l’ho mai quando comincio, ma si forma di pari passo alla stesura.

 

Cosa l’ha portata a cambiare radicalmente l’ambientazione rispetto al suo romanzo precedente, lasciando la Siciliaper la campagna laziale?

Mi piace lasciare il noto per l’ignoto, la strada vecchia per la nuova. Sono conscio del rischio, ma non mi piace ripetermi e forse non sono in grado di partorire dei personaggi memorabili come commissari, ispettori e funzionari di polizia che hanno tanto successo tra i lettori.

Nella lettura non cerco risposte, anzi, chiedo alla narrativa – letteraria e non – di minare le certezze, moltiplicare i dubbi. Credo di aver bisogno di essere contraddetto, spiazzato e a mia volta vorrei che i lettori dei miei libri non sapessero mai cosa li aspetta.

Può un uomo vivere in completa solitudine? Intervista a Filippo Nicosia

Yuri rappresenta un’intera categoria di giovani che si ritrova spesso sulla soglia dell’abbandono scolastico, un problema che purtroppo in Italia è più diffuso che in altri paesi. Cosa manca a questi ragazzi?

L’abbandono scolastico è il simbolo più evidente della sconfitta di una società, perché è perduta una società che non mette al centro l’istruzione. Ai ragazzi che lasciano la scuola manca innanzitutto la vicinanza dei propri coetanei, la capacità di capire che la vita è relazione, una relazione fatta di regole, di rispetto, di uguaglianza. Ma soprattutto, credo che manchi loro la consapevolezza che lo studio e il merito siano una strada per la felicità e così preferiscono battere altre strade, seguire altri modelli.

 

Anni fa lei ha percorso molti chilometri per portare la libreria itinerante “Pianissimo” anche in luoghi dove spesso la cultura istituzionale fatica ad arrivare. Qual è stato il suo bilancio di quell’esperienza?

Di fare un bilancio non sono capace. È stata un’esperienza unica, al termine della quale il mio sguardo è cambiato. Mi rendo conto, scrivendo questa frase, che non avrei potuto chiedere niente di più a Pianissimo: mi ha cambiato come fanno l’arte, la letteratura. Chi c’era, chi ha visto e ha partecipato spero abbia sentito la stessa cosa. Io e i miei tre compagni di viaggio abbiamo solo portato i libri con tanto entusiasmo, tutto qui. Il segreto credo fosse la vitalità e la capillarità, l’attenzione data al più piccolo e lontano dei lettori.

 

In Sicilia si assiste a una fioritura incoraggiante di autori e autrici di narrativa, spesso molto diversi tra loro ma tutti interessanti, come dimostra anche la loro presenza nelle classifiche dei libri più venduti. Quali sono i suoi preferiti?

Gli scrittori siciliani che ammiro – diciamo che li invidio – sono Roberto Alajmo e Giosuè Calaciura. C’è però una controindicazione: ogni volta che leggo un loro romanzo penso di smettere di scrivere, poi però vince l’ego, mi rimetto davanti alla pagina bianca e provo ad avvicinarmi almeno un po’.

 

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Scriverà ancora un romanzo ambientato in Sicilia o ha altri progetti per il futuro?

Credo proprio di sì, non posso farne a meno, anche se cerco di controllare questa nostalgia dell’isola che può diventare stucchevole. La Sicilia è un’isola plurale, scriveva Bufalino, basta scegliere una delle cento Sicilie e provare a raccontarla.


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Per la prima foto, copyright: Vasily Koloda su Unsplash.

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