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“Province” o “provincie”? Come si scrive?

DomandaSe si scrive provincie o provinceLa risposta non è affatto scontata, e – come al solito – ci permette di fare dei ragionamenti importanti su come si debba valutare una forma diversa da quella che ci aspettiamo, anche in considerazione delle tante zone grigie che caratterizzano la lingua italiana.

Per capire come formare il plurale delle parole in –cia e in –gia, quindi del tipo acacia e ciliegia, bisognerebbe considerare l’evoluzione storica di ogni termine preso in considerazione; ciò non è sempre alla portata di tutti, né economico, per di più: come può un parlante qualsiasi pensare di dover imparare a memoria come si scrive questa o quest’altra parola, senza una tendenza chiaramente espressa?

Si potrebbe partire dal valore della i: prendiamo la parola ciliegia; in questo caso, il valore della vocale è semplicemente grafico, poiché senza la i diremmo ciliega, con la g di gatto. Se prendiamo la parola provincia, invece, il discorso si complica, perché, pur valendo quanto detto a proposito di ciliegia – diremmo provinka senza la i –, vale anche il fatto che la i ha valore sillabico: in latino, infatti, il plurale era proprio PROVINCIAE, e, non per niente, nel testo originale della Costituzione italiana si legge proprio provincie e non province; la i, insomma, era parte integrante della parola in latino, e lo è stata fino a non molto tempo fa.

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Come comportarsi in questi casi? Anzitutto, va precisata una regola, che il linguista Aldo Gabrielli ha più volte spiegato ai suoi lettori:

 

1.      Se i gruppi –cia/–gia sono preceduti da una vocale, allora la i si conserverà al plurale: il tipo è acacia-acacie / ciliegia-ciliegie;

2.      Al contrario, la i non si conserverà nel plurale: il tipo è, per l’appunto, provincia-province / orgia-orge.

 

Come vedete, la regola non va d’accordo con la storia della parola: il criterio etimologico ci imporrebbe di scrivere provincie, mentre quello normativo – ammesso che possa essere definito così un criterio convenzionale – imporrebbe province. Come scegliere? Si scrive provincie o province, allora? Al solito, la risposta sta nella sensibilità del lettore e nelle varie opinioni di chi si trova nella situazione di dover avanzare una correzione: io personalmente correggerei provincie, ma in un compito in classe non toglierei alcun punto; farei semplicemente notare, in effetti, che ormai la forma è in disuso. Ed è proprio questo il punto: se si può scrivere sia provincie sia province, poiché entrambi gli usi sono giustificati, perché devo segnare con la penna rossa, o addirittura con la penna blu, una delle due alternative? Vi lascio a questo test sui dubbi linguistici più diffusi.

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Commenti

Bella diquisizione. Personalmente, però, per un italiano del XXI secolo, mi pare più azzeccata la regola del Gabrielli. Mi viene infatti in mente la parola "camicia" che al plurale fa "camicie": presumo che difficilmente potrebbe fare "camice" che verrebbe interpretato (e pronunciato con cambio d'accento) come l'indumento indossato dal medico nell'esercizio della sua professione.

Ciao, Sfranz! "Camicie" si scrive indiscutibilmente con la "i", proprio per il motivo da te espresso. Ad ogni modo, la regola di Gabrielli è perfetta, poiché evita tante complicazioni: un conto, però, è seguirla con consapevolezza; un conto è farlo con legittima e sacrosanta ingenuità. Grazie per averci letto!

MIK

Vi leggo spesso. A parte la grammatica prescrittiva, ho sempre creduto che la lingua le sue regole oltre, in primo luogo, per una questione di logica sintattica (sogg.+ verbo + comp. come frase base) sia anche una questione di muscalità. Se suona bene con ogni probabilità sarà una frase corretta. E' sì una regol molto empirica e quindi da prendere e usare con le molle. a deve avere il suo valore poiché nell'evolzione umana prima viene la catena fonica della lingua e molto dopo il segno della scrittura.

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