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Promuovere la lettura dal basso. L’esperienza dei Presìdi del libro

Promuovere la lettura dal basso. L’esperienza dei Presìdi del libroSi parla sempre più spesso di promozione della lettura, anzi l’incidenza del tema è inversamente proporzionale alla quantità di lettori: meno si legge e più si tende a promuovere la lettura. I risultati però sono deludenti dato che il numero di lettori è ben lontano dall’aumentare.

Non mancano le critiche alle campagne istituzionali messe in campo, considerate troppo paternalistiche e tendenti a mitizzare la lettura. Ma vi sono in Italia anche iniziative di promozione della lettura dal basso, che potrebbero rappresentare una valida alternativa e che stanno riscuotendo, già da qualche anno, un certo successo.

Pensiamo in particolare all’instancabile lavoro dell’Associazione Presìdi del libro, nata per volontà dell’editore Giuseppe Laterza, attuale presidente onorario dell’associazione di cui attualmente si occupano Anna Maria Montinaro e Ines Pierucci, in qualità rispettivamente di presidentessa e coordinatrice dei Presìdi.

E proprio a Ines Pierucci abbiamo rivolto qualche domanda per farci raccontare da vicino cosa sono i Presìdi del libro e perché rappresentano un'alternativa alle tradizionali campagne di promozione della lettura.

 

La promozione della lettura è un tema di cui si discute da tempo e in termini molto variegati. Quali sono, secondo lei, i punti di forza e di debolezza di questo dibattito?

La promozione della lettura è un tema annoso di cui si discute da sempre perché considerato elitario, per pochi. Leggere un libro è un atto faticoso perché individuale e che porta via del tempo ma per far parte della vita di più persone credo che debba essere innanzitutto considerato normale.

In Italia il lavoro degli scrittori, degli editori o di chi lavora in questo campo è considerato una professione elitaria, per pochi; all’estero il nostro mestiere, compreso quello dei giornalisti, è al pari di un lavoro qualsiasi.

 

 

Secondo i dati più recenti, il 58% degli italiani non legge nemmeno un libro all’anno e la situazione è più o meno simile a quella degli anni precedenti. In cosa stiamo sbagliando noi che ci occupiamo di promozione culturale a vari livelli?

Finché si continuerà a parlare della differenza tra lettori e non lettori la lettura rimarrà appannaggio di pochi.

Noi lettori e operatori del settore siamo colpevoli dell’aver inventato una categoria, quella dei non lettori, che di per sé allontana chiunque da questo meraviglioso e normalissimo mondo. Le riporto un esempio, ho partecipato alla fiction Braccialetti Rossi e ho chiesto al regista Giacomo Campiotti di inserire i libri nella storia, la normalità di apparire con un libro in mano in tv.

 

 

Lei si occupa di ufficio stampa…

Mi occupo di ufficio stampa perché amo il mondo dell’informazione e della parola scritta che, come dice l’amico Saviano, non puoi fermare fino a quando non fermi la mano di chi la scrive. Ho sempre cercato di contaminare i tanti mondi professionali che ho attraversato con quello della promozione della lettura e delle tante diavolerie che stimolano la mia immaginazione.

Leggere stimola la creatività.

 

Promuovere la lettura dal basso. L’esperienza dei Presìdi del libro

Lei è anche la coordinatrice dei Presìdi del Libro, che nasce come «promozione del libro “dal basso”». Perché questa scelta di partire dal basso? E quali sono le iniziative concretamente realizzate?

Quella di partire dal basso è sempre stata alla base delle politiche migliori della promozione della lettura come di altre politiche culturali della Regione Puglia.

I Presìdi del libro nascono grazie all’intuizione dell’editore Giuseppe Laterza che con altri sette editori pugliesi ha provato a galvanizzare questa regione a partire dall’entusiasmo dei tanti cosiddetti lettori forti. Oggi l’Associazione è guidata egregiamente da Anna Maria Montinaro con la quale stiamo facendo un grande lavoro di apertura a partire dalle contaminazioni della letteratura con le diverse espressioni culturali.

La rete dei Presìdi conta più di 60 gruppi facenti capo a più di 50 comuni pugliesi e una ventina fuori regione. Tantissime le iniziative realizzate e quelle messe in campo.

 

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Lo scorso fine settimana sabato 4 e domenica 5 marzo si è svolta la votazione della prima edizione del Premio Presìdi del libro. È la prima volta in cui in un premio letterario sono i lettori i protagonisti; sono stati proprio loro, attraverso i gruppi dei presìdi, ad aver scelto a fine novembre 2016 il libro da candidare. Ogni presidio ha scelto tra tutti i libri di autori italiani, pubblicati da settembre 2015 a settembre 2016, senza limitazione di genere, dai libri per ragazzi a quelli per adulti, dai romanzi alla saggistica.

In occasione della votazione, si sono avvicendati in Puglia gli autori candidati, protagonisti di cinquanta iniziative sparse da Nord a Sud, su tutto il territorio pugliese. Il “Libro dell’anno” sarà promosso nei circuiti della grande rete dei Presìdi del libro. “Il lettore dell’anno”, ovvero colui che avrà convinto il Consiglio Direttivo dell’Associazione per la migliore motivazione espressa, vincerà i 35 titoli in gara e potrà recarsi al Salone del libro di Torino.  La premiazione del Libro dell’anno e del Lettore dell’anno è prevista a maggio 2017.

 

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I Presìdi del Libro sono attivi dal 2001. Proviamo a fare un bilancio di questi sedici anni. Quali sono i risultati raggiunti e su cosa si può ancora lavorare?

I risultati raggiunti finora dall’Associazione appartengono alla costituzione di una grande rete che cresce sempre di più, anche oltre i confini regionali.

Non sono sicura che le iniziative dei Presìdi possano cambiare le sorti della promozione della lettura ma sono certa che quest’ultima non passa più soltanto attraverso le presentazioni dei libri.

Leggere è lavoro, il mondo dei libri e della lettura appartengono a una sfera professionale molto vasta e non solo a un atto piacevole, effimero o per pochi eletti o fortunati. 

Alle nuove generazioni bisogna trasmettere il messaggio che leggere può appartenere al proprio futuro intellettuale ma soprattutto professionale e di vita. Leggere un libro può servire a leggere in un futuro un contratto di lavoro, una bolletta telefonica, un bugiardino di un farmaco, un contratto di mutuo in banca, una polizza, un accordo e tra le righe a leggere quelle clausole, scritte in piccolo, che spesso ci traggono in inganno.

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Chiudiamo con una domanda da un milione di dollari: quali sono i pregiudizi verso i libri di chi non legge? E come possono essere superati?

I libri che non vengono letti non sono solo quelli di pessima qualità, in Italia si pubblica molto di più di quello che si legge.

Il pregiudizio purtroppo avviene nei confronti di chi non legge perché inconsapevolmente si ritrova a far parte di una categoria che noi stessi lettori abbiamo inventato.

Il titolo del Salone del libro di Torino di quest’anno è Oltre il confine che certamente con i libri è possibile superare ma per abbattere quel muro c’è bisogno di ridurre la distanza prima tra noi addetti ai lavori prima di far avvicinare gli altri.

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