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“Prometto di sbagliare”, l’amore secondo Pedro Chagas Freitas

“Prometto di sbagliare”, l’amore secondo Pedro Chagas FreitasPrometto di sbagliare dello scrittore portoghese Pedro Chagas Freitas è appena arrivato in Italia, pubblicato da Garzanti che ne ha curato un imponente lancio pubblicitario e nella traduzione di Paola D’Agostino.

Diciamo subito che si tratta di un libro poco convenzionale e di non facile classificazione: se l’inizio può sembrare quello di un romanzo, perché assistiamo all’incontro tra un uomo e una donna, dieci anni dopo la dolorosa separazione che ha posto fine al loro amore, le pagine successive si rivelano essere una lunga sequenza di brevi capitoli, due o tre pagine al massimo, che potremmo definire delle istantanee narrative. La vicenda di questi due personaggi appare e scompare, mescolata a moltissime altre storie, a ricordi del passato e a squarci sul presente, offrendoci una serie di divagazioni sull’amore, che non sempre è solo quello tra uomo e donna. Si parla d’amore a tutte le età, dall’infanzia all’estrema vecchiaia, e in tutti i modi possibili.

L’effetto può essere leggermente spiazzante, e a volte il libro tende a diventare una raccolta di pensieri memorabili, di quelli che possiamo trovare nelle raccolte di “frasi celebri” o nell’incarto dei cioccolatini: il classico “libro da comodino”, da prendere in mano di tanto in tanto per leggerne qualche capitolo a caso, più che da leggere tutto d’un fiato.

Pedro Chagas Freitas è un simpatico trentacinquenne molto disponibile, forse ancora sorpreso dal grande successo che il suo libro sta avendo non solo in Portogallo, ma negli altri Paesi che l’hanno tradotto e pubblicato. Ha risposto con grande gentilezza alle numerose domande che gli sono state rivolte dai blogger, in un incontro organizzato a Milano nella libreria Lirus e coordinato da Eleonora Molisani.

 

Questo suo libro è una sorta di "bignami dell'amore", e mi ha convinta di come ancora si possa parlare d'amore, anche per quattrocento pagine e senza essere banali.

Grazie. Non solo è possibile scriverne quattrocento: sull’amore si possono scrivere anche quattrocento milioni di pagine. Stiamo parlando di un amore che non ha paura di sbagliare, non ha paura di assumersi dei rischi o di prendere delle strade che a volte possono essere dolorose. Quello che ho cercato di fare è stato scrivere una specie di catalogo dell'amore, con dei flash su diverse situazioni che per me rappresentano questo sentimento. Si tratta più di una narrativa interna che di una narrativa esterna, è più quello che vediamo con la nostra anima rispetto a ciò che vediamo con i nostri occhi.

 

Normalmente, quando ci si giura eterno amore ci si giura di tentare di sbagliare il meno possibile. Al contrario, lei nel libro afferma che «siamo fatti della stessa pasta dell'errore», e che l'amore arriva proprio perché smettiamo di voler essere perfetti. L'amore vero è quindi l'accettazione dell'altro nella sua imperfezione?

Sicuramente è molto importante accettare l'errore, interiorizzarlo e poi costruire su questo. Tutti noi sappiamo di non essere perfetti: la differenza nell'imperfezione è proprio ciò che rende le persone più belle e i rapporti più interessanti. La differenza è una forma di bellezza.

 

Sui social network questo romanzo è esploso: è stato anche definito il libro più sottolineato di sempre. Ci sono queste frasi che racchiudono un mondo e la storia iniziale che però poi, in modo tentacolare, si dirama in tante piccole storie il cui filo rosso resta quello dell'amore. Ne abbiamo tutte le diverse declinazioni, da quello materno a quello nell'età matura. Anche quando si parla di dolore, la conclusione sembra sempre essere che, in definitiva, ciò che aiuta a guarire e a risollevarsi, sia l'amore.

Sì, è sempre l'amore che riesce a riportarci alla vita, ed è nei momenti di dolore che l'amore diventa più grande. Io ho cercato di essere vari tipi di persone, di varie età, per tentare di comprendere tutto ciò che sentivano. I più vecchi ne sanno di più perché hanno avuto  possibilità di sbagliare, ed è per questo che io li rispetto molto, perché hanno sbagliato molto più di me. E quando noi amiamo, la cosa più importante non è ciò che facciamo con le cose positive, ma ciò che riusciamo a fare di quelle negative, perché è facile essere felici delle cose belle, ma molto meno esserlo di quelle meno belle. La routine dovrebbe diventare un poema.

“Prometto di sbagliare”, l’amore secondo Pedro Chagas Freitas

 

Tra le frasi che mi hanno colpito mi piace tanto «Cosa vuoi fare da grande? Voglio tornare bambino». Mi piace l'idea che lei propone, che i bambini siano l'evoluzione degli adulti.

Sì, i bambini sono un upgrade degli adulti. Uno dei maggiori problemi del mondo è quello che io chiamo la "maificazione", cioè la massificazione del MAI. Un adulto lo ripete di continuo: "Vorrei, ma..." e siamo sempre a metà tra ciò che siamo e ciò che vorremmo essere, mentre i bambini, invece, credono che tutto sia possibile. Per loro la parola MAI non ha nessun significato.

 

Anch'io vorrei che sulla mia lapide ci fosse scritto «Qui giace l'imbecille che voleva fare solo quello che voleva, e alla fine ci riuscì». E, a proposito di questo, cito anche «Nessuno in pieno possesso delle sue facoltà mentali sopporterebbe la vita. Il segreto della felicità è il segreto della dose esatta di follia». Ce ne vuol parlare?

Bisogna avere un pizzico di follia per continuare a essere sani, e chi è sempre sano diventa folle. E non parlo della follia dei grandi gesti. Passiamo tutta la nostra vita cercando di fare grandi cose, e ci dimentichiamo che invece quelle più importanti, e che ci rendono più felici, sono quelle piccole, e il loro succedersi nel tempo. Sono cose che tutti conosciamo ma che in pochi effettivamente fanno. Siamo asfissiati da quello che dobbiamo fare, incapaci di gustarci tutto ciò che stiamo già facendo. Possiamo, invece, e dobbiamo, amare tutto quello che facciamo: ma se in ciò che facciamo non è incluso l'amore, è come dire che stiamo qui a far niente.

 

C'è un passaggio del suo libro in cui scrive che «un padre dice al figlio ‘Sarai una persona solo quando saprai cavartela senza dire una parola.’ E fu così che cominciai a scrivere». C'è qualcosa di autobiografico, in questo?

Saramago diceva sempre che sui libri ci dovrebbe essere scritto «Attenzione: questo è un libro che contiene una persona». Io sono tutto qui, nel mio libro. Sono molto felice di aver scritto di tanti personaggi e in prima persona, perché per me è stato come avere la possibilità di vivere tante vite. Di questo ho anche sofferto, ma ne sono felice, perché mentre scrivevo e pensavo ai personaggi ridevo e piangevo insieme a loro. Alcuni dei momenti più importanti della mia vita sono quelli che non ho vissuto perché sono qui, in questo libro. È questa la magia, in tutto il processo, quella di riuscire a vivere ciò che non esiste.

 

Parliamo di lei. Che formazione ha avuto, sia come studi, che come fonti d'ispirazione? E ora è uno scrittore a tempo pieno?

Ho studiato Linguistica, e tutto ciò che faccio nella vita è inerente alla scrittura. Tengo anche corsi di scrittura creativa, oltre a scrivere. Per quanto riguarda le mie fonti d'ispirazione, ci sono molti autori portoghesi, che probabilmente qui non sono conosciuti. Ma posso aggiungere a loro anche Camus, Faulkner, Saramago. Oltre ai romanzi leggo anche molta poesia.

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Nel suo libro c’è una moltitudine di personaggi, e lei sembra trasformarsi a seconda del personaggio che presenta al lettore. È difficile credere che lei non abbia avuto altri stimoli oltre a quelli personali: non ci sono stati film, libri, quadri significativi?

I libri si preparano per tutta la vita, e questo io lo stavo preparando da sempre. Anche in questo momento, qui in mezzo a voi, io vivo, ascolto, osservo: qualcosa poi entrerà in un libro, un giorno. Comunque sono soprattutto le piccole cose a ispirarmi, dalla frase sentita per caso allo sguardo colto in un passante incrociato per strada.

“Prometto di sbagliare”, l’amore secondo Pedro Chagas Freitas

Ci consigli un libro che per lei è stato importante.

Il primo che mi viene in mente è sicuramente Lo straniero di Albert Camus. Per me è un romanzo perfetto, in poco più di cento pagine racchiude tutto.

 

Prometto di sbagliare è un libro dalla struttura molto particolare e frammentaria. Non ha avuto paura, durante la stesura o anche dopo, che non venisse del tutto capito dai lettori?

Non scrivo mai pensando ai lettori, ma solo quello che sento e ho voglia di scrivere: quello che mi piace. E se lo leggeranno in cinque, cinquemila o cinque milioni sarà lo stesso. Durante il processo creativo non penso mai al risultato perché voglio sentirmi assolutamente libero, e dico di fare lo stesso a tutti coloro a cui do lezioni di scrittura. Se scriviamo pensando a un certo tipo di pubblico il lettore se ne accorge, e capisce che non è una cosa spontanea.

 

Abbiamo parlato di follia, e della capacità dei bambini di credere che tutto sia possibile, ma allora devo chiederle questo: l'amore è solo irrazionalità?

È una domanda bellissima. Se non c'è una parte irrazionale non è amore, ma diventa una qualsiasi altra cosa. Se è amore non solo c'è qualcosa d'irrazionale, ma soprattutto c'è qualcosa che non si può spiegare. Se riesci a spiegarlo del tutto, non è amore.

 

Da dove è nata l’idea di scrivere un libro dalla struttura così particolare anziché un classico romanzo?

La mia idea era quella di scrivere un ritratto dei giorni odierni, e la nostra vita oggi è molto frammentaria, fatta di flash, veloce.

 

Il mio frammento preferito è forse quello meno romantico e meno sottolineato di tutto il libro, ovvero quello dedicato al senzatetto in cerca di una nuova casa davanti alla quale sistemare il suo cartone. Mi ha affascinata perché apparentemente in questo libro non c'entra nulla, e volevo chiederle il perché di questo inserimento.

È un taglio, un frammento di rottura. Ho voluto inserirlo perché questo, nonostante le apparenze, non vuole essere un libro rosa e quindi mi serviva per sovvertire un po' le cose. Ma sono contento che le sia piaciuto, perché non me lo dice mai nessuno.

“Prometto di sbagliare”, l’amore secondo Pedro Chagas Freitas

E allora restiamo distaccati ancora per un momento dal tema dell'amore e parliamo di quello dell'arte, molto presente nel romanzo. Per parlare della figura dell'artista (e dello scrittore) usa una metafora molto bella, definendolo «un professionista del sudare». Perché?

Una cosa che deve avere assolutamente l’artista è un buon deodorante, perché dovrà sudare molto. Io non ho proposto quell'idea di scrittore che scrive di fronte al mare: c’è molto lavoro da fare, molta concentrazione e soprattutto una strenua lotta contro le distrazioni. Bisogna resistere alle distrazioni, e alle tentazioni.

 

In Italia è molto diffuso il fenomeno dell'editoria a pagamento. Esiste anche in Portogallo? E lei ne usufruirebbe mai, o ne ha usufruito agli esordi?

Sì, è diffuso anche in Portogallo, e io l’ho usato per i miei primi libri, ne ho scritti diciannove prima di Prometto di sbagliare. Per me il punto non è tanto "come" si pubblica, quello che conta è il “cosa" si pubblica. Alla mia prima presentazione c'erano quattro persone, e due erano i miei genitori: è stato questo a farmi cominciare a cercare i miei lettori, portando i miei libri da loro attraverso i social network. Ma ho impiegato dieci anni per arrivare alle 200.000 copie di quest’ultimo libro, il successo non è arrivato dalla sera alla mattina. Anzi, alla fine di Prometto di sbagliare ho ringraziato proprio quei lettori che mi hanno sostenuto, consigliato, spronato e anche ispirato attraverso i social network.

 

Due piccole curiosità, la prima è: scrive direttamente a computer, o è ancora legato a carta e penna?

Scrivo a computer.

 

La seconda è: qual è stata la sua più gran paura nel momento in cui ha visto Prometto di sbagliare finalmente pubblicato?

Avendo già fatto molti tentativi, avevo già perso tutta la paura strada facendo! Sicuramente avevo il timore che le persone non capissero che cosa fosse questo libro, perché è difficile da definire. Io stesso non riesco a darne una definizione, posso solo dire che è un libro di emozioni.

 

Chiudiamo con una considerazione sulla letteratura portoghese contemporanea. Molti autori del suo Paese si stanno finalmente affermando anche qui, e vorrei sapere cosa ne pensa.

Io sono molto contento di avere questo successo, però, anche se mi sento un autore portoghese, cerco di scrivere senza pormi dei limiti geografici. Quando scrivo mi sforzo di non essere troppo specifico, in modo che il lettore possa immaginare la scena ambientata in qualsiasi altro luogo, che non sia necessariamente il Portogallo.


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