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“Prendi la mia vita” di Lottie Moggach: vivere solo su Internet è possibile?

“Prendi la mia vita” di Lottie Moggach: vivere solo su Internet è possibile?Prendi la mia vita, romanzo d’esordio della giornalista inglese Lottie Moggach, ha già fatto molto parlare di sé nel Regno Unito, forse per via dell’attenzione che rivolge a due temi oggi molto discussi: l’eutanasia e la tendenza crescente delle persone a vivere ciascun aspetto della propria vita attraverso Internet. Il romanzo stabilisce un nesso ardito tra questi due temi: se le nostre vite si fanno a tal punto cibernetiche da diventare interscambiabili, la nostra identità può essere espropriata da chiunque, e una persona morta può forse continuare a vivere nel cosiddetto cyberspazio per un bel po’ di tempo.

Al di là di queste riflessioni, Prendi la mia vita (Nord editore, traduzione di Patrizia Spinato) è un romanzo che afferra il lettore fin dall’inizio. Inizia come un giallo, con un prologo pieno di tensione che anticipa la scena madre della storia. Due donne parlano via skype. Ne vediamo solo una però, che piange, dice di avere paura. L’altra tiene la telecamera spenta, non si fa vedere in viso, e parla con freddezza di un piano da portare a termine. Infine le due donne si dicono addio per sempre.

Dopo questa misteriosa anticipazione, la storia riprende – anzi comincia – in Spagna, in una comune. A raccontarla è Leila, la donna invisibile nel prologo. È volata lì da Londra per cercare l’altra donna della conversazione, quella inquadrata dalla telecamera, che si chiama Tess ed è londinese come lei. Tess è sparita da Londra, e Leila non sa se sia davvero in Spagna, se sia viva o se si sia suicidata. Mentre la cerca tra gli abitanti della comune, Leila scrive al computer portatile la storia del suo rapporto con Tess, svelando a poco a poco il motivo della sua scomparsa.

Il rapporto che la lega a Tess, scopriamo infine, è il più strampalato che si possa immaginare. Le due non si sono mai viste: le divide l’età, il temperamento, lo stile di vita. Tess è un’artista quarantenne, bella, ricca e pazzoide, dall’intensa vita sociale e sentimentale. Leila invece ha solo vent’anni ed è un tipo a dir poco solitario. Ha passato l’adolescenza ad assistere la madre malata di sclerosi multipla, e adesso che è rimasta orfana praticamente ogni suo rapporto con il mondo esterno è mediato da internet. Così gli amici sono per lei nient’altro che contatti su Facebook: meglio se numerosi, ma da tenere a distanza. Anche il lavoro di collaudatrice di software, che Leila svolge dal suo minuscolo appartamento in un sobborgo di Londra, la mette al riparo da ogni contatto diretto con clienti o colleghi. L’unica persona che non può evitare di vedere è il coinquilino, con il quale parla però il meno possibile. Leila non studia, ma frequenta un sito di etica e filosofia, dal nome evocativo solo per gli appassionati di The Matrix: Red Pill. Online, la ragazza si immerge in discussioni filosofiche per giornate intere, trascurando spesso il lavoro. Tra i temi che la appassionano c’è l’eutanasia, ed ecco come entra in scena Tess.

“Prendi la mia vita” di Lottie Moggach: vivere solo su Internet è possibile?_Montecruz Foto

L’amministratore di Red Pill, Adrian Dervish – un losco quarantenne che esercita tutto il suo fascino sulla giovane pensatrice – le si palesa un giorno all’improvviso, chiedendole di mostrargli con un atto di generosità quanto davvero creda nelle proprie idee. Per farla breve, Leila dovrà impersonare post mortem un’aspirante suicida, utilizzandone il profilo su Facebook, l’account di Twitter e l’indirizzo e-mail, in modo che amici e parenti la credano lontana ma ancora viva, e non soffrano per lei.

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Nemmeno a dirlo, l’aspirante suicida è Tess, che è infelice nonostante tutti i privilegi toccatile in sorte. Prima di poterla rimpiazzare in maniera credibile l’insipida Leila dovrà intervistarla a lungo via skype, ritardando il momento del suicidio. Il resoconto delle sue interviste meticolose costituisce gran parte del libro, e ci fa conoscere meglio le due ragazze prima che Tess infine sparisca, fingendo con la famiglia di essersi trasferita in Canada.

Assumere l’identità, sia pure virtuale, di una persona tanto più vitale di lei (che paradossalmente vuole morire) fa scattare qualcosa nella razionale Leila, una ragazza giovane e sana che vive un po’ come una morta. Leila si innamora della vita di Tess, e di un uomo innamorato di Tess, conosciuto solo attraverso uno scambio di e-mail. Scopre però di essere del tutto incapace di gestire un rapporto reale con una persona in carne e ossa, va in tilt e infine confessa tutto alla polizia.

“Prendi la mia vita” di Lottie Moggach: vivere solo su Internet è possibile?_Jared Tarbell

Qui la vita di Leila finalmente cambia. Confusa, ma in fondo impenitente e convinta di avere agito per il meglio aiutando Tess (forse) a morire, Leila si rende conto però che un’esistenza come la sua è monca. Se nelle e-mail è brillante, una perfetta sosia di Tess, nella vita reale è quasi una extraterrestre. Così esce dal suo appartamento, si avvicina alle persone che le sue avventura le ha fatto conoscere e cerca di dare una mano alla famiglia di Tess. Entrare nei panni di una suicida le ha dato la sveglia.

Mentre la prima parte della storia funziona grazie alla tensione che tiene desta la curiosità, nella seconda parte del romanzo è interessante notare come tutta la razionalità di Leila, l’armatura di certezze più o meno filosofiche che si è costruita con gli amici di Red Pill, non regga la prova col mondo reale. Leila è comunque capace di andare avanti, rimanendo da una parte fedele a sé stessa ma cercando nello stesso tempo di crescere e aprirsi agli altri. E Tess? Vive ancora per un po’ in Leila? Si è mai suicidata?

“Prendi la mia vita” di Lottie Moggach: vivere solo su Internet è possibile?

In conclusione, l’abile costruzione della trama, l’interesse degli argomenti sfiorati, i caratteri eccentrici e opposti delle due protagoniste fanno di Prendi la mia vita di Lottie Moggach un romanzo avvincente e probabilmente di forte presa sui lettori. 

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Commenti

Idea ottima dal punto di vista del soggetto, della fabula. Bisogna vedere poi , dato il tema, com'è lo svolgimento cioè il "come" l'ha narrato: visto il mestiere che fa, l'autrice ha utilizzato una tecnica a lei assai familiare: l'intervista. Sarebbe interessante esplorare altri possibili modi (tecniche) narrativi: narrazione tradizionale, via semplici email o altro, magari un misto tra i due: ma potrebbero essercene altri. La tematica di Internet, in ogni caso non è nuova. A cominciare dal suo "Le ho mai raccontato del vento del Nord?" e i suoi sequel, Daniel Glattauer ci ha fatto i soldi con questo tipo di romanzi nei quali il "mezzo" Internet sembra esserne anche il messaggio.

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