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Premio Strega: Il desiderio di Giuseppe Aloe e la sua logica

La logica del desiderioIncontro con l’autore di Pierfrancesco Matarazzo

 

 

Di Giuseppe Aloe, oggi in corsa per il premio Strega con La logica del desiderio (Giulio Perrone editore, 2011), ricordo ancora la copertina del suo Lo splendore dei discorsi (sempre Giulio Perrone editore, 2010), un ragazzo che fissa un punto non ben definito oltre la nostra percezione, forse oltre la storia stessa che l’autore ci ha proposto. Un noir, almeno tale fu classificato, portandomi così a costeggiare più volte la sua presenza in libreria senza riuscire a acquistarlo. Ebbene sì, lo ammetto, non sono un amante del genere. Non amo la pletora di scrittori noir germogliata e esplosa in Italia negli ultimi anni come un virus letale. Per me non è necessario un bell’omicidio per riuscire a voltare pagina, anzi mi disturba, soprattutto se viene usato come espediente per coprire la scarsa rotondità dei personaggi che l’autore mette in campo per i suoi lettori.

Sbagliavo. Non sugli omicidi usati come copertura, ma sull’attribuzione della voce “noir” ai romanzi di Aloe, che nascondono in essi diversi livelli e diverse storie, da leggere e rileggere, per distanziarsi dal bisogno di catalogazione che ci affligge. E proprio da qui vorrei partire con il nostro incontro con l’autore.

 

La necessità di trovare nel diverso un canone che lo riporti sempre al conosciuto e al classificato (o almeno al classificabile) è un bisogno che sembra essere scolpito nell’essere umano e quindi anche nel lettore. Eppure nel suo romanzo La logica del desiderio, il narratore sembra ricordarci che esiste sempre qualcosa che ci sfugge nella vita e nei desideri che in essa trovano spazio. È così? E se sì, cosa di davvero importante le è “sfuggito” fino ad ora?

 

Inizio dalla fine. Mi è sfuggita la “cosa” più importante. Quella che uno si porta dietro per anni, che sente nel sedimento più remoto delle proprie intenzioni, ma che non riesce mai ad esprimere. Questa è la condizione umana. Chi si ritiene soddisfatto di quello che fa o che scrive, o che dice, ha un rapporto incoerente con se stesso e con il mondo. Il mondo è questa distanza profonda fra un sé palese e un sé remoto. Alla prima parte della domanda rispondo, evidentemente, di sì: esiste sempre qualcosa che ci sfugge. Ma non solo nel desiderio, anche in altri ambiti. L’enigma del sonno, il profumo delle piante, la tristezza di alcuni animali. Sono tutti incontri senza risposta. Siamo esseri con poche risposte. Poche e insufficienti.

 

Il protagonista del suo ultimo romanzo è uno scrittore alle prese con la stesura della sua opera prima. Quanto di autobiografico c’è in questo personaggio? Toni Morrison (scrittrice americana premio nobel per la letteratura) ha dichiarato che gli autori contemporanei tendono a esagerare con l’egocentrismo e il narcisismo, incentrando molti dei loro personaggi su se stessi, dimenticando la società che ruota loro attorno. Cosa ne pensa?

 

Penso che la Morrison abbia ragione, anche se, per un altro verso, l’eccessiva attenzione al sociale, vanifica i privilegi dell’immaginazione. L’autobiografismo non è materia che mi interessi. Io lavoro sull’esperienza mutuata dall’impostazione che ne fa Montaigne. Si parte da un filamento personale che vive in un’archeologia. È un reperto archeologico dal quale si parte per una stagione di ricostruzione immaginativa.

 

Uno dei protagonisti de La logica del desiderio sembra essere lo spazio profondo e incolmabile che si percepisce fra i vari personaggi. Anche nelle numerose scene di sesso che descrive, si avverte una continua “mancanza” di contatto fra i singoli, che guida e decide le loro azioni.  Pensa che il lettore si ritroverà in questa assenza?

 

È il riflesso di una forma di autoesclusione dal mondo. In questo caso è la voce narrante che sembra distante, ma più che distante direi: laterale. Sta al lato delle cose. Solo il desiderio incontenibile riesce a trascinarlo nelle “stanze della vita”. Ma – come potrebbe essere altrimenti? – in questo trasloco non può che portare se stesso e quindi la sua lateralità. Il lettore non troverà l’assenza, ma la frontiera – che è lunga e dallo sviluppo imprevedibile – del desiderio.

E ora veniamo al Premio Strega. È la prima volta per lei e per il suo editore. Quali le prime emozioni alla notizia e quali le aspettative?

 

Una grande felicità. Ho cinquant’anni, con diciotto anni di rifiuti editoriali alle spalle. Sono rimasto molto colpito. Affondato e colpito.

 

Giuseppe AloeSi espone con i lettori di Sul Romanzo e ci rivela un buon motivo per non premiare il suo libro a favore di un altro autore?

 

È una domanda simpatica. Io ho letto tutti i 18 romanzi (poi diventati 12) che hanno partecipato allo Strega quest’anno. E, a dire la verità, non trovo motivi immediati per non premiare il mio libro. Diciamo che ce ne sono altri che hanno maggiore potenza editoriale. Ma un motivo di ordine letterario non c’è.

 

Sulle logiche che governano i premi letterari italiani, si è scritto molto, a cominciare dal fatto che, per molti di essi (Strega compreso), non sia possibile candidare un testo al premio in questione (né da parte dell’editore, né da parte dell’autore, tantomeno dai lettori comuni). Tutto è stabilito all’interno di gruppi chiusi che decidono in base ad un ruolo che essi stessi si sono assegnati. Pensa possa essere il caso di riformare questi premi per renderli più comprensibili e, perché no, più accessibili?

 

Nessun premio è comprensibile fino in fondo. Se guardiamo al cinema abbiamo la stessa visione: c’è una giuria che esprime giudizi insindacabili. Ma chi ci dice che la giuria abbia scelto la migliore opera? Nessuno. La bellezza dei premi è proprio questa: una leggera oscurità nel giudizio. L’imponderabile che diventa premio.

 

 

Prima che autore è sicuramente un accanito lettore, posso chiederle qual è stato il libro che ha fatto scoccare la scintilla? E quale invece quello che le ha fatto decidere di iniziare a scrivere?

 

Ho iniziato a scrivere a cinque anni e mezzo. In quel periodo la mia lettura preferita era Il gatto con gli stivali. Se faccio due più due, devo affermare che la lettura che mi ha più influenzato è stata proprio Il gatto con gli stivali.

 

Grazie per la sua disponibilità, le faccio i migliori in bocca al lupo per il prossimo giugno, quando si passerà alla cinquina finale del Premio Strega.

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Commenti

ho comprato il libro aihmé. Se aloe ha pubblicato un libro ragazzi possiamo farcela tutti. Mai letta una lagna cosi.

non mi convince proprio mi sembra giuochi troppo il ruolo dell'intellettuale.

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