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Premio Strega 2017 – Intervista a Wanda Marasco

Premio Strega 2017 – Intervista a Wanda MarascoCapodimonte e Napoli sono le location dove si sviluppa La compagnia delle anime finte di Wanda Marasco, edito da Neri Pozza, tra i cinque finalisti del Premio Strega 2017.

Protagonista è Rosa che parla al corpo della madre morta dando via ad un salto nel passato che permetterà di raccontare il rapporto madre e figli. Allo stesso tempo, il romanzo della Marasco si trasforma in un romanzo corale, dove ognuno dei personaggi incontrati da Rosa narrerà la sua personale vicenda umana di sofferenza strettamente intrecciata alla vita della città.

Ne parliamo con l’autrice.

 

Come è nata l’idea del libro?

Per la scrittura del romanzo ho preso spunto dalle tante storie di vita che mi hanno raccontato le persone che ho conosciuto e incontrato nella mia esistenza di insegnante, di donna, di madre e anche di studentessa universitaria. Storie umane di persone che hanno avuto molte ferite esistenziali e che hanno ricevuto un’educazione precaria, non ricca o frammentaria. Il tempo mi ha aiutato ad imparare ad avere la pietas per me, per le persone reali e per ognuno dei personaggi che poi hanno caratterizzato il libro che ho creato. Ognuno di loro incarna una ferita, un dolore che cerca una cura e non a caso ognuno dei protagonisti presenti nella narrazione è alla ricerca del miglioramento della propria vita e della propria condizione, un po’ come la città. Napoli è un luogo che negli ultimi anni ha fatto molti miglioramenti e si è molto trasformata, in ogni suo aspetto compresa la cultura, ma nelle periferie restano ancora oggi, anzi resistono, delle storie di emarginazione molto potenti e persone che lottano con forza per poter cambiare in meglio la loro vita. Una delle fonti primarie dalle quali ho attinto sono le vicende riguardanti i nonni che non ho conosciuto e che mi raccontava mio padre. Un esempio è la diversità tra le classi sociali. Nel romanzo Vincenzina arriva dalla campagna e conosce Raffaele che appartiene a una casata molto nota in città. Questo è un elemento recuperato dalla realtà dei racconti del passato che ho rielaborato per la creazione della storia del romanzo.

 

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Premio Strega 2017 – Intervista a Wanda Marasco

La compagnia delle anime finte può essere definito un romanzo corale?

Sì, è proprio un romanzo corale. O meglio si parte dalla storia di un rapporto tra una madre, la defunta Vicenzina, con la figlia Rosa che le parla, ma il corpo senza vita di Vincenzina è la rappresentazione della città. Nel libro si passa dalla storia dei singoli e si arriva alle storie di tutta una comunità, dove ognuno dei personaggi che intervengono nella trama racconta il proprio vissuto. Ogni parola è una sorta di braccio proteso verso la madre/città e ogni parola sarà usata per rappresentare e raccontare gli altri. Non a caso ogni personaggio che Rosa incontra è per lei uno specchio dove vede se stessa e percepisce il dolore altrui. Rosa ascolta gli altri ed è quasi attratta dalle storie di dolore che conosce e sono molto importanti per lei, perché ascoltandole e conoscendole spera di trovare un miglioramento e una guarigione alla sofferenza.

 

Cosa resta della Napoli di ieri, quella dell’immediato dopoguerra da lei narrato, nella Napoli di oggi?

Sono rimasti di certo i luoghi, da Capodimonte a Napoli. La città narrata nel libro è caratterizzata da un continuo muoversi tra il sopra e il sotto fatto da tanti ipogei pieni di storie, tra la cima e la parte bassa, tra l’interno e l’esterno. Questo movimento cittadino si rispecchia nei personaggi che vivono le loro vite non solo muovendosi nei diversi spazi cittadini, ma sperimentando loro stessi una continua indagine tra il dentro e il fuori della loro anima, tra la carne del fisico e la dimensione interiore. Uno dei temi fondamentali che ritorna da questo punto di vista è quello del doppio, delle due dimensioni ed elementi che convivono in un corpo o in una città sola.

 

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La sua Napoli è diversa dalle immagini alle quali siamo abituati, cosa la rende tale?

La città che racconto del libro è un luogo autentico, dove si lotta per la ricerca della verità e dell’unicità per tutti i personaggi per i quali, anche se letterari, ho cercato di dare accenti di umanità. Sono creature degradate, compresa Vincenzina, che hanno lottato tanto per avere una loro storia e per tale ragione meritano il riconoscimento di dignità, proprio come avevo già fatto nel romanzo precedente Il genio dell’abbandono, nel quale raccontavo la storia dello scultore Vincenzo Gemito.

Premio Strega 2017 – Intervista a Wanda Marasco

Quanto è importante l’arte di arrangiarsi per i diversi personaggi?

È molto importante per i protagonisti del romanzo lottare per la sopravvivenza in una Napoli post bellica, e il fare piccola usura come Vincenzina è da interpretare come gesto necessario per poter vivere. Tengo a precisare che in passato era una pratica molto diffusa, oggi spero di no, ma ho visto che essa è ancora presente dove c’è povertà e degrado. Una delle cose che sto constatando è che la povertà economica e culturale sono ancora presenti e diffuse, soprattutto nei luoghi di grande miseria.

 

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Sta scrivendo un nuovo libro?

Sì, sono al lavoro per un nuovo romanzo, sono all’inizio. La storia sarà ambientata a Capodimonte e avrà per protagonista una donna russa, molto colta e anche un po’ visionaria che vivrà e racconterà la città dal suo punto di vista. La stessa città sarà più metafisica, visionaria e con aspetti simili al realismo magico, ma sono solo all’inizio.

Premio Strega 2017 – Intervista a Wanda Marasco

Come si sta preparando alla serata del Premio Strega?

Il 6 luglio finirà tutto, c’è un po’ di stanchezza fisica e creativa lo ammetto, ma il tour che stiamo facendo è molto importante perché ci permette di conoscere da vicino tante realtà culturali del territorio. Coinvolgente è il fatto di poter conoscere tanti lettori, giovani nelle scuole e anche nuovi scrittori. Il tutto in nome di una condivisione di esperienze che di certo arricchisce tutte le parti coinvolte. Essere nella rosa dei candidati del premio, indipendentemente da come andrà, è importante ed emozionante, perché è come appartenere a una tradizione italiana.


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Per la prima foto, copyright: Emilio Reppucci.

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