Come realizzare i propri desideri. I consigli di Bruce Lee

In cucina con Leonardo da Vinci, cuoco provetto

Intervista a Nicholas Sparks, ecco come nascono i suoi romanzi

14 scrittori famosi e le loro ultime parole

Premio Strega 2014 – Intervista a Francesco Pecoraro

Premio Strega 2014La vita in tempo di pace, edito da Ponte alle Grazie, si presenta come un testo denso, complesso, ricco di stratificazioni filosofiche, psicologiche, a tratti fortemente allegorico, almeno agli occhi del lettore. Ma quanto combacia questa visione con l’intenzione dello scrittore?

Naturalmente ho avuto bisogno di una base, ho lavorato, ho studiato, anzi ri-studiato molti documenti del ‘68, cercando di reimmergermi in quel clima ed è stato molto salutare, anche interessante per me, perché erano molti anni che non ci pensavo in maniera tangibile. Ma in termini tecnici, la documentazione non è servita molto perché da un certo momento in poi la scrittura è andata avanti sul filo della memoria. Per quanto riguarda la questione della struttura, non c’è nel libro un’intenzione metaforica; se ci sono delle cose, delle situazioni, dei luoghi che possono essere letti in termini metaforici, questo viene fatto a posteriori dal lettore; non c’è, in partenza, la volontà da parte dell’autore di costruire un sottotesto come non c’è un disegno stilistico esplicito. Il lavoro è andato avanti con la costruzione di materiali dei quali, in un primo momento, non sapevo bene che fare, pezzi di edificio che sono a terra e non sai precisamente che funzione abbiano. Poi, cominci a capire che questi pezzi di edificio possono essere montati in un certo modo, e contemporaneamente che ne mancano altri, snodi, elementi, passaggi fondamentali, e quindi ti metti lì e li costruisci, poi li assembli, e alla fine viene fuori un’architettura che sembra omogenea (anche se alcune persone hanno capito benissimo che non lo è), rispetto alla quale poi si lavora di organizzazione, di messa insieme delle parti. Non c’è altro, non c’era l’intenzione di costruire delle metafore – che peraltro odio – né altre intenzioni di alcun genere.

 

Ho letto una sequenza quasi incontrollata di aggettivi per definire il suo romanzo, cupo è forse quello che ricorre più frequentemente, ma anche terminale, furioso, esistenziale… Nella recensione che ho scritto per Sul Romanzo, l’ho definito loico, ma altrove ho letto laico. Partendo sempre dal presupposto che le definizioni sono spesso ambigue e restrittive, qual è la definizione che ne dà l’autore?

Mentre scrivevo, nei quattro anni della sua elaborazione, gli amici mi chiedevano che tipo di libro fosse, di che trattava. Rispondevo che era una svuotata di sacco. Che cosa significa? Significa che dopo aver scritto un libro di racconti, un libro di riflessioni saggistiche, un libro di poesie, mi era rimasta nascosta, da qualche parte nella testa, una quantità di materiale narrativo che non sapevo come tirare fuori e porre in forma. Quindi ho cominciato a vuotare questo sacco piano piano, a costruire, a verificare la possibilità di una forma per renderlo leggibile. Però se mi si chiede una definizione, l’unica definizione che posso dare è questa: è una vuotata di sacco.

[I servizi di Sul Romanzo Agenzia Letteraria: Editoriali, Web ed Eventi.

Seguiteci su Facebook, Twitter, Google+, Issuu e Pinterest]

Francesco PecoraroChi è Ivo Bradani e qual è il suo rapporto con la società e la «vita in tempo di pace»?

Ivo Brandani ha vissuto tutta la vita in una condizione di non guerra, nel senso che lo Stato non gli ha mai chiesto di andare a combattere, come è successo a quasi tutte le generazioni precedenti, ma gli ha consentito di starsene tranquillo a casa sua e di vivere la propria esistenza. Questa esistenza, tuttavia, si è svolta in un tempo di guerra ufficiosa molto più spietata, una competizione molto difficile da sostenere, che per essere affrontata richiede una certa attrezzatura, ed è esattamente la cosa che Ivo Brandani non possiede. Per tutta la vita Ivo ha la sensazione di non conoscersi, la convinzione che la mancanza di un’esperienza estrema come può essere la guerra – l’agire della modalità vita/morte che è tipico della guerra – gli abbia sottratto una parte della conoscenza di sé. Non sa come si comporterebbe in certe situazioni, e invece vorrebbe saperlo, perché nei momenti in cui gli è accaduto di mettersi alla prova, come, per esempio, durante la contestazione del ‘68, è fuggito, si è comportato vilmente, e questa cosa gli brucia. L’idea di Ivo è che questo tempo di pace ci ha dato senz’altro tantissime cose: siamo protetti, abbiamo da mangiare, abbiamo di che curarci, ma di contro c’è la necessità di doverci difendere da aggressioni continue e striscianti, più o meno violente, questa sorta di oblio prodotto dal galleggiare per tutta la vita in uno stato di pace. Inoltre l’accelerazione del progresso tecnologico diventa progressivamente più forte ed è anch’essa una cosa che rende difficile il vivere, sia nei rapporti con gli altri, che con gli oggetti e le macchine.

 

 

Ricorre spesso, nel testo, la locuzione/comparazione “come loro”. Innanzitutto, chi sono “loro”? E che cosa significa essere o non voler essere “come loro”?

È la forma mentis che Ivo si è fatto nel ‘67/68, quando la sua generazione incominciò a opporsi in maniera aperta alla democrazia autoritaria che c’era allora, con l’idea di non aderire ai modelli dei padri e di costruire una società diversa. Naturalmente la maggior parte dei suoi coetanei aveva comunque aderito ai modelli dominanti, avevano scelto di stare sull’altro versante, erano già parte del sistema. Mentre Ivo, proprio perché ha partecipato al movimento e vissuto la contestazione, crede, si illude di poter essere diverso, di poter vivere un’esistenza discorde, e di mantenere una sua presunta integrità.

 

Cosa resterà, a sua personale opinione, della letteratura «del tempo di pace»?

Io ho una formazione da architetto. Quando progettavo un edificio sapevo esattamente che cosa stavo facendo, sapevo esattamente dove, dal punto di vista stilistico, un mio progetto si sarebbe collocato, cioè che tipo di risposte dava alla disciplina in quel particolare momento, perché ero in costante aggiornamento. Ma non ho una formazione letteraria altrettanto accurata, la letteratura non la conosco in maniera sistematica, ma piuttosto come lettore. Non tocca dunque a me stabilire cosa resterà della letteratura di questi anni, è una questione che lascio a chi fa questo tipo di lavoro, ai critici e agli storiografi di formazione e mestiere.

 

Come si sta preparando per la serata finale del Premio Strega 2014?

Aspetterò di vedere come non ho vinto, in quale posizione di non-vittoria sarò collocato dalla giuria.

Il tuo voto: Nessuno Media: 4.9 (7 voti)

Commenti

Invia nuovo commento

Image CAPTCHA
Se il codice inserito non è corretto, viene segnalato un errore (box rosso). Se il codice inserito è corretto e il tuo commento viene segnalato lo stesso come spam non ti preoccupare, non riscriverlo; la redazione lo pubblicherà al più presto.

Il Blog

Il blog Sul Romanzo nasce nell’aprile del 2009 e nell’ottobre del medesimo anno diventa collettivo. Decine i collaboratori da tutta Italia. Numerose le iniziative e le partecipazioni a eventi culturali. Un progetto che crede nella forza delle parole e della letteratura. Uno sguardo continuo sul mondo contemporaneo dell’editoria e sulla qualità letteraria, la convinzione che la lettura sia un modo per sentirsi anzitutto cittadini liberi di scegliere con maggior consapevolezza.

La Webzine

La webzine Sul Romanzo nasce all’inizio del 2010, fra tante telefonate, mail e folli progetti, solo in parte finora realizzati. Scrivono oggi nella rivista alcune delle migliori penne del blog, donando una vista ampia e profonda a temi di letteratura, editoria e scrittura. Sono affrontati anche altri aspetti della cultura in generale, con un occhio critico verso la società contemporanea. Per ora la webzine rimane nei bit informatici, l’obiettivo è migliorarla prima di ulteriori sviluppi.

L’agenzia letteraria

L’agenzia letteraria Sul Romanzo nasce nel dicembre del 2010 per fornire a privati e aziende numerosi servizi, divisi in tre sezioni: editoria, web ed eventi. Un team di professionisti del settore che affianca studi ed esperienze strutturate nel tempo, in grado di garantire qualità e prezzi vantaggiosi nel mercato. Un ponte fra autori, case editrici e lettori, perché la strada del successo d’un libro si scrive in primo luogo con una strategia di percorso, come la scelta di affidarsi agli addetti ai lavori.