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Premio Galileo 2015 – Intervista al Prof. Vincenzo Schettino

Premio Galileo 2015Nel suo saggio, Scienza e Arte. Chimica, arti figurative e letterature, edito da Firenze University Press, propone una prospettiva unitaria del rapporto tra arte, letteratura e scienza a partire dalla considerazione che sussista un'origine comune in una «operazione mentale primigenia» che conduce nella scienza all'esperimento scientifico reale e nella letteratura a una descrizione della realtà libera da vincoli. Come possono, da un'origine comune, discendere un processo e un esito così divergenti, almeno all’apparenza? È solo una questione di differenti finalità, oppure c'è dell'altro?

Il libro pone inizialmente l'attenzione sulle analogie dei metodi di lavoro dello scienziato e dell'artista nel loro approccio alla realtà. Questa scelta deriva dal fatto che lo studio dell'artista e il laboratorio dello scienziato sembrano, anche fisicamente, così distanti tra loro. Ma la prospettiva unitaria si estende ben oltre. Italo Calvino scrive: «Ma se la letteratura non basta ad assicurarmi che non sto solo inseguendo dei sogni, cerco nella scienza alimento per le mie visioni in cui ogni pesantezza viene dissolta». Generalizzando, lo scienziato e l'artista esplorano non mondi diversi ma mondi complementari. La realtà umana, i sentimenti, la psicologia di cui ci parlano gli artisti sono un mondo molto complesso che cerchiamo di penetrare. La scienza disvela realtà forse meno complesse ma più certe, che comunque evolvono e si compongono in un quadro più generale. La scienza, la conoscenza del mondo materiale sono un frammento o, volendo, una metafora semplificata di più complesse realtà umane. Qualcosa di noi è in tutte le cose. La scienza, allora, deve essere vista come esperienza di vita, come una rappresentazione del mestiere di vivere.

 

Perché è importante riconoscere questa origine comune?

La specializzazione dei saperi è un processo sempre più evidente nel mondo di oggi. Possiamo addirittura immaginare un uomo che sa perfettamente tutto di una cosa sola e niente di tutto il resto. Ma vivere in un'isola separata da tutte le altre serve solo ad aumentare il nostro senso di solitudine e di angoscia. Per questo è importante recuperare una visione unitaria della nostra cultura. In certe regioni poi, come è naturale, ci muoveremo più a nostro agio che in altre ma vogliamo strade e percorsi che ci permettano di divagare altrove. Leonardo Sinisgalli, matematico, ingegnere, poeta e maestro della comunicazione, parlando della sua attrazione per la scienza da un lato e per la poesia dall'altra dice che gli sembrava di avere due teste, due cervelli. Mi piace esprimere il suo concetto di apertura a realtà culturali all'apparenza diverse dicendo che abbiamo un solo cervello capace di assorbire e rielaborare tutto quello che ci è intorno.

 

Particolarmente interessante, in Scienza e Arte, risulta il rapporto tra la fiaba e l'alchimia, con un'interpretazione di Cappuccetto Rosso, Cenerentola e Pinocchio in chiave alchemica. Il legame tra letteratura e chimica si esaurisce in questo gioco ermeneutico di disvelamento di alcuni rimandi in chiave metaforica, oppure c’è dell'altro, qualcosa di più profondo?

L'alchimia mistica vede nella Grande Opera la ricerca della perfezione o, volendo, il ritorno a un’originaria età dell'oro e il recupero di una felicità perduta. Come tale si tratta di un'aspirazione radicata nell'animo umano che nelle fiabe assume, accanto alla magia e al mistero, la valenza di un ammonimento, un risvolto educativo (il bambino che diventa grande, il burattino che si trasforma in bambino, la fanciulla che incontra il principe). Con la loro successione di avvenimenti fantastici, improbabili e lontani dalla realtà le fiabe, come i miti, ci fanno sognare. Ma ognuno sogna a modo proprio, con una chiave interpretativa del sogno che cambia anche di volta in volta. In qualche modo ognuno ricostruisce la sua fiaba e l'allusione e la metafora contengono frammenti di realtà o modi di pensare universali. Solo così si spiega come mai gli stessi motivi e canoni delle fiabe si ritrovano in civiltà lontane nello spazio e nel tempo.

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Vincenzo Schettino, Scienza e ArteIl suo saggio analizza anche una serie consistente di incontri tra la letteratura e la chimica (da Lucrezio fino a canzoni/poesie contemporanee, passando attraverso il Romanticismo e il Futurismo). Quali sono gli aspetti della chimica che maggiormente hanno affascinato scrittori e poeti nel corso del tempo?

All'inizio del 1800 c'è stato uno sviluppo straordinario della chimica con la scoperta di nuovi elementi, la sistematizzazione della disciplina, la scoperta degli effetti dell'elettricità sulle trasformazioni chimiche. Negli effetti dell'elettricità è sembrato di vedere quasi un principio vitale alla base delle trasformazioni del mondo materiale. Questa visione ha affascinato scrittori e poeti. Ma in questo la chimica ha raccolto l'eredità della struttura intrinsecamente narrativa dell'alchimia sua progenitrice, in cui la designazione delle sostanze e delle trasformazioni di laboratorio aveva carattere fantastico, ermetico e variabile. Questo canone delle trasformazioni del mondo materiale come immagine del mondo dello spirito è continuato ed è ancora un motivo della presenza della chimica nella letteratura. Ma un altro motivo importante della presenza della scienza nella letteratura è il racconto della scienza come avventura esplorativa: il viaggio di Ulisse verso l'ignoto ha un corrispettivo nell’esplorazione del microcosmo della chimica.

 

Professor Schettino, cosa vuol dire occuparsi di divulgazione scientifica, oggi? Com'è cambiato l'approccio nel corso degli anni? E con quali nuove sfide e responsabilità è chiamato a confrontarsi chi, come lei, lavora in questo settore da scienziato?

La scienza e la tecnologia sono onnipresenti nel mondo odierno e, con le loro realizzazioni, accompagnano ogni passo della nostra esistenza. Non solo la scienza ci viene in aiuto per semplificare la nostra vita ma trasforma e condiziona i nostri modi di pensare e rapportarci con gli altri. Degli oggetti della tecnologia che usiamo comunemente, però, spesso sappiamo ben poco. Sono le carenze del nostro sistema formativo nella scuola primaria e secondaria che risente ancora di un’impostazione idealistica in cui la scienza è relegata in un livello inferiore. Guardando, casualmente, alle mie pagelle della scuola media e del ginnasio ho constatato che delle dieci materie di insegnamento una sola (matematica) riguardava il settore scientifico. Di certo, oggi qualcosa è cambiato ma siamo lontani da una scuola che formi cittadini pienamente consapevoli del significato del mondo tecnologico in cui vivranno. La divulgazione scientifica è importante proprio perché cerca di colmare lacune di formazione ma soprattutto perché cerca di restituire un’immagine semplice, “umana”, della scienza portandola fuori dei laboratori scientifici specialistici e della complessità dei formalismi e delle teorie.

 

Lei è professore emerito di Chimica fisica, con una carriera accademica dedicata alla scienza. Al netto delle problematiche che attraversano il mondo della ricerca e dell'università italiane, quali consigli darebbe a un giovane ricercatore che, oggi, vuole concentrare la sua vita professionale in questo settore?

La disattenzione delle nostre classi dirigenti per l'alta formazione e per la ricerca ha reso molto difficili le condizioni per i giovani che vogliono dedicarsi alla ricerca scientifica. Credo che sia un peccato perché nella mia lunga esperienza accademica ho potuto constatare che la preparazione e la disposizione dei giovani per la ricerca avanzata è andata continuamente migliorando nel tempo. Il consiglio che potrei dare a un giovane che volesse intraprendere questa professione è di avere passione per il mestiere. La ricerca è un'attività faticosa alla quale occorre dedicarsi appieno, anche perché non si arriva mai: c'è sempre qualcosa di nuovo da esplorare. Bisogna veramente considerare questa professione come un'avventura. Ma forse questo vale per tutte le professioni.

 

Il punto di forza del Premio Galileo è senz'altro il tentativo di avvicinare la scienza ai giovani, dal momento che il vincitore sarà selezionato da studenti della scuola superiore di secondo grado. Come mai, in Italia, si è verificata una sorta di frattura tra i giovani e la scienza, proprio nel periodo in cui le nuove tecnologie riempiono la vita di tanti adolescenti? E cosa può fare la scienza per risanare tale frattura?

Io non credo che ci sia una frattura tra i giovani e la scienza, nonostante le carenze del nostro sistema formativo a cui accennavo in precedenza. Purtroppo, nell'immaginario popolare ci sono molti pregiudizi e luoghi comuni che condizionano la ricezione della scienza. Come sostiene il premio Nobel per la chimica Roald Hoffmann, la scienza deve uscire dai laboratori scientifici per parlare alla gente e spiegare il significato delle scoperte scientifiche, a cosa servono, quali problemi comporta il loro uso a breve e a lungo termine. Le iniziative di divulgazione della scienza e di superamento dei confini disciplinari, per con considerare la scienza come un comparto chiuso in se stesso, vanno in questa direzione. La scienza viene fatta dagli scienziati ma la usiamo tutti e deve essere comunicata, deve essere di tutti.


Leggi tutte le interviste dedicate al Premio Galileo.

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