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Premio Campiello Giovani 2015 – Intervista a Loreta Minutilli

Premio_Campiello_Giovani_2015_Intervista_a_Loreta_MinutilliLoreta Minutilli è uno dei cinque finalisti al Premio Campiello Giovani 2015 (gli altri sono Clelia Attanasio, Anja Boato, Eva Mascolino e Gabriele Terranova). Pugliese, classe 1995 e studentessa universitaria di Fisica, Loreta è stata selezionata al Campiello con L'universo accanto: ambientato in un futuro imprecisato, al centro del racconto c'è l'iRec, un particolarissimo strumento che permette di registrare e valutare la vita di un individuo e, sulla base di precisi calcoli, di orientarne le scelte. Tre sono i protagonisti dello scritto, impegnati nella ricerca di quelle emozioni che l'ipertecnologico iRec sembra aver cancellato. Abbiamo fatto una chiacchierata con Loreta e le abbiamo posto alcune domande. Ecco cosa ci ha risposto.

 

Loreta, sappiamo che partecipi con un certo entusiasmo al Campiello poiché, in passato, ha decretato la vittoria di autori che hai detto di ammirare molto. A chi ti riferisci nello specifico? Cosa di questi autori ti affascina?

Tra i vincitori del Premio Campiello che ammiro c’è sicuramente Antonio Tabucchi, di cui apprezzo lo stile insieme criptico e accattivante, che riesce a colmare il lettore pur tratteggiando le vicende delle sue opere con pochi essenziali tratti. Ho inoltre letto con piacere alcune opere di Ermanno Rea e ho apprezzato il suo stile coinvolgente; altri autori, come Dacia Maraini e Gesualdo Bufalino, figurano sulla mia lista delle prossime letture e mi affascinano parecchio.

 

Per te scrivere è «passione, necessità, ambizione» e so che il Campiello è una sfida, un modo per metterti alla prova, ma anche una sorta di primo passo per poter, un giorno, entrare a far parte del mondo della scrittura. Come si combina questa tua aspirazione professionale con i tuoi studi universitari in Fisica? Se in futuro dovessi scegliere tra un lavoro nel tuo ambito di studi e la scrittura a tempo pieno, sceglieresti quest'ultima?

Sono una persona curiosa per natura, e punto ad avere un futuro che mi vede impegnata su più fronti: non sopporterei di fare sempre la stessa cosa, ogni giorno. Per questo cerco di assecondare tutte le mie passioni, e di sicuro in futuro farò in modo di non trovarmi mai nella situazione di dover scegliere tra due cose per me tanto essenziali come la comprensione dell’universo e la comprensione di me stessa. Cercherei in ogni caso di portare sempre avanti entrambi i progetti, a costo di scrivere di notte: essere sottoposta a tanto lavoro sarebbe stimolante e mi stimolerebbe a svolgerlo al meglio, per dimostrare a me stessa che ne sono in grado.

 

L'universo accanto è il racconto con cui ti sei presentata al Campiello. Come è nata l'ispirazione per questa storia?

Ogni volta che scrivo, la storia mi si è formata pian piano in testa a partire da un’immagine, una frase, una combinazione di idee. All’inizio è solo un abbozzo, poi un piccolo evento mi permette di aggiungere un piccolo tassello al quadro: capisco che è la storia giusta da scrivere quando praticamente ogni cosa che vedo o faccio mi sembra una fonte d’ispirazione, diventa una vera e propria ossessione.

Anche per L’universo accanto è stato così: avevo messo insieme alcuni appunti durante diverse lezioni di fisica (sì, di solito i miei quaderni contengono per metà formule e per metà abbozzi di racconti) e li ho poi rielaborati nel corso di un’intensa e allucinata domenica pomeriggio: in realtà quando ho iniziato a scrivere conoscevo solo l’inizio della storia, che si è poi sviluppata quasi da sé.

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Premio_Campiello_Giovani_2015_Intervista_a_Loreta_MinutilliTra i tuoi modelli letterari hai citato Virginia Woolf e Gabriel Garcia Marquez. Quali sono le caratteristiche della loro scrittura che ti appassionano di più e, nella loro produzione letteraria, quali titoli sono, in una tua personale classifica, al primo posto?

Di Virginia Woolf adoro la voce decisa e la prosa complicata e avvolgente; il modo in cui riesce a rappresentare ogni sfaccettatura dell’animo umano tramite semplici oggetti e descrizioni. D’altra parte, ammiro il realismo magico di Garcia Marquez e la forza con cui riesce a gestire storie complesse e miriadi di personaggi: penso che l’ideale sarebbe riuscire a combinare le caratteristiche essenziali dei loro stili.

Sarà banale, e so che lui non sarebbe stato d’accordo con me, ma ritengo che il capolavoro di Garcia Marquez, e probabilmente il mio libro preferito, sia Cent’anni di solitudine. Per il momento, invece, la mia opera preferita di Virginia Woolf è La signora Dalloway, ma ho ancora molto da leggere della sua produzione e questo giudizio potrebbe cambiare.

 

Hai detto di amare i viaggi e di voler imparare da autodidatta più lingue straniere, in particolare quelle scandinave. Da appassionata di cinema e cultura danese mi ha molto incuriosito questa tua dichiarazione: come mai questa preferenza per l'area scandinava?

Mi sembra un luogo magico e fiabesco in cui tutto può succedere, e in cui la storia si mischia alla leggenda. Non sono mai stata in quei posti, quindi mi rendo conto che il mio giudizio potrebbe essere influenzato dai luoghi comuni, ma ho la sensazione che la vita lì scorra con un ritmo più lento, influenzata anche dalla diversa scansione luce/buio, e che quindi sia terreno fertile per l’introspezione, per l’analisi interiore e per la creatività. In particolare mi affascina la Finlandia.

 

Quale è stato il tuo ultimo viaggio e quale sarà il prossimo? C'è qualche Paese straniero in particolare in cui ti piacerebbe ambientare un tuo racconto?

Il mio ultimo viaggio in senso proprio è stato a Cracovia, l’anno scorso: si è trattato di un’occasione molto particolare perché ho viaggiato fin lì in pullman, lungo un percorso durato ben 27 ore, con un’associazione che si propone di stimolare l’interesse dei giovani nel proprio futuro ponendoli di fronte ai drammi del loro passato, come i campi di sterminio. È stata un’esperienza profonda e intensa e spero che il mio prossimo viaggio possa esserlo altrettanto: non ho nulla in programma, per il momento, ma mi piacerebbe esplorare per bene Roma, città che finora ho purtroppo solo sfiorato.

Di solito l’idea di ambientare un racconto in un paese straniero mi rende ansiosa: conoscendomi, infatti, so che passerei ore e ore a documentarmi su ogni particolare della vita nel paese in questione, timorosa di inserire particolari inesatti. Per questo di solito i miei racconti sono ambientati ‘dappertutto e da nessuna parte’; sicuramente però prima o poi coglierò la sfida e ambienterò un racconto in Finlandia, forse, in Islanda o nell’area boema.


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