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Premio Campiello 2018 – Intervista a Ermanno Cavazzoni

Premio Campiello 2018 – Intervista a Ermanno CavazzoniErmanno Cavazzoni con La galassia dei dementi (La nave di Teseo) è tra i cinque finalisti al Premio Campiello 2018, insieme a Rosella Postorino (Le assaggiatrici, Feltrinelli), Francesco Targhetta (Le vite potenziali, Mondadori), Davide Orecchio (Mio padre la rivoluzione, minimum fax), e Helena Janeczek (La ragazza con la leica, Guanda), già vincitrice del Premio Strega 2018. Il romanzo di Cavazzoni è ambientato in un lontano futuro dai confini incerti. Un’invasione aliena ha distrutto la civiltà. I superstiti sono più droidi che essere umani, i quali, liberi grazie alla tecnologia dai doveri a cui più o meno tutti siamo chiamati oggi, passano il loro tempo a ingrassare e a collezionare vecchi oggetti ormai in disuso, come grucce e lampadine. Protagonisti di questa storia distopica e grottesca sono sia esseri umani che robot, androidi sui generis che pensano, provano paura, citano i poemi omerici. Tutti lottano per la sopravvivenza, in un mondo in cui la tecnologia è al potere. Abbiamo intervistato l’autore. Ecco cosa ci ha raccontato.

 

In apertura del libro lei scrive: «Ciò che si chiama intelligenza e intelligenza artificiale non è mai davvero esistita e secondo me non esiste, oggi meno che mai [...] esistono solo difetti.» L’intelligenza ha fallito? Ci salveranno i difetti?

Beh, una persona umana vivendo ha la sensazione che tutto nel mondo sia imperfetto, specie nel mondo umano, e più costui invecchia più sente che il mondo è tutto un errore, un’approssimazione, fatto di aggiustamenti e di toppe; l’intelligenza è una di queste toppe. D’altronde non ci fossero errori, non ci sarebbe evoluzione e miglioramento.

Premio Campiello 2018 – Intervista a Ermanno Cavazzoni

Un droide che canta O sole mio e conosce a memoria l’Iliade, una robot focosa e insicura, in cerca di protezione. Come sono nati questi suoi robot umanoidi e con quale fine li ha modellati? Cos’hanno in comune con l’essere umano?

Questi droidi sono il distillato degli esseri umani, cioè esseri umani ridotti alle loro manie: nei droidi le manie si chiamano programma, negli umani costituiscono la personalità. I droidi sono i figli specializzati dell’umanità, la sua più acuta e schematica immagine, che facilmente diventa ridicola.

 

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Dopo la Grande Devastazione cosa rimane dell’Emilia e della Romagna? Quale lavoro ha fatto sullo spazio della storia?

Mi piaceva fare una fantascienza non americana ma casereccia. C’è tanto allarmismo sulla distruzione prossima del pianeta, di cui noi saremmo responsabili. Ecco che il pianeta è stato devastato da alieni. Cosa succede dopo? Che si continua bene o male a campare, con molte isole di pura pazzia, come succede anche oggi: ogni individuo, slegato dal sistema sociale che lo uniforma, procede per una strada incomprensibile agli altri; l’avventura nasce da queste strade personali e incompatibili che si incontrano.

Premio Campiello 2018 – Intervista a Ermanno Cavazzoni

Il tema centrale è quello dell'intelligenza artificiale. I robot, scrive a un certo punto, erano stati costruiti troppo sensibili, a immagine e somiglianza troppo stretta con l'uomo, per certi versi; e per altri troppo superiori agli umani. Questo fu un errore. Rischiamo di commettere anche noi questo errore?

Mettere delle macchine integerrime, giuste e intelligenti al comando è sempre stato il sogno nostro da Platone in avanti. Però nel libro si scopre che chi è al comando (i droidi MM) crede di esserlo, ne è convinto, mentre invece il mondo va per conto suo, da un’altra parte, e chi comanda è un megalomane, oltre che mitomane, fosse pure un droide. Lo si può dire anche dei nostri organismi politici.

 

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L’identità si definisce per affermazioni e per negazioni. Io sono io perché ho la barba ma non ho i baffi, ho letto Dylan Dog ma non Tex. L’essere umano, che fin dalle sue origini si distingue per il sentire e per il pensare, come può trovare una propria identità nell’era dell’intelligenza artificiale? Saranno le collezioni e il ricordo del passato a salvarlo?

L’umanità non deve essere salvata, nessuno può salvarla, noi procediamo alla cieca, il futuro è assolutamente imprevedibile, però ci piace immaginare; infatti la fantascienza è un gioco sulle innumerabili possibilità, le quali sono tante che di fatto prenderci è un caso, cioè nessuno mai ci ha indovinato su cosa ci aspetta, se no gli economisti sarebbero ricchi.

Premio Campiello 2018 – Intervista a Ermanno Cavazzoni

Uno dei temi che lei affronta nel romanzo riguarda l’incapacità dell’uomo di fermarsi quando sta sbagliando. «Il cambiamento, l’enorme cambiamento che avrebbe minato il pianeta Terra, è avvenuto così, in un modo tale che nessuno si accorse di niente, tutto continuò come prima», mette in evidenza il passo riportato anche nella quarta di copertina. Mi viene in mente La grande cecità di Amitav Ghosh, libro in cui lo scrittore indiano accusa i produttori di cultura di lavorare senza tener conto del cambiamento climatico, alimentando stili di vita nocivi per l’ambiente. Cosa non stiamo vedendo? Di quali occhiali abbiamo bisogno?

Non si deve trattare un libro di fantasia come fosse un saggio scientifico o politico camuffato da racconto. In realtà non vediamo mai niente, neanche il presente. I grandi fatti, quando accadono, nessuno se ne accorge, solo dopo si capisce che stava succedendo qualcosa, a cui poi si dà un nome: nessuno sapeva di essere nella caduta dell’impero romano, o nel Rinascimento, o nella guerra dei 30 anni; la stessa cosa nella vita quotidiana: nessuno immagina che un fatterello tra i tanti di oggi sarà l’inizio di un’enorme vicenda, lo saprà molto più tardi, quando tutto è accaduto ed è irrimediabile. Però i racconti che tra noi ci facciamo, ci aiutano molto, nel senso che ci consolano, e ci sembra diano un orientamento al presente.

 

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Come si sta preparando, o si preparerà, per la serata finale del Premio Campiello?

Beh, cercherò di avere i pantaloni lavati, le scarpe pulite, le calze senza buchi, magari perfino faccio la doccia e mi profumo, quel tanto però da non appestare l’aria. Spero non si debba mostrare la canottiera, non so se ne ho una senza i bucherelli di tarma; ma mi hanno assicurato che ai premi la canottiera non si fa vedere, e non è neppure oggetto d’argomento e di confronto fra i candidati; in caso contrario mi si avvisi che ne compro una nuova. Di scarpe ne ho varie paia e non farò sfigurare l’Emilia Romagna, vedremo al momento, senza voler strafare.


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Per la prima foto, copyright: Siyan Ren.

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