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Poesia e prosa, sorelle maggiori di drammaturgia

[Articolo di Aquilino pubblicato sulla Webzine Sul Romanzo n. 1/2013]

Webzine 1/2013, Poesia, Prosa, DrammaturgiaIl dramma borghese nacque tra il XVIII e il XIX secolo per colmare un vuoto nella rappresentazione teatrale: non più solo personaggi eroici e mitici, o del basso popolino, ma anche della borghesia. Buona parte del teatro contemporaneo rientra in questa categoria. Siamo fruitori di un teatro testuale, d’autore, più che di uno epico o rituale o di figura.
Le opere in cartellone, di genere comico, leggero o drammatico, ci mostrano personaggi tratti dalla vita quotidiana, inseriti in vicende realistiche, con l’obiettivo di divertire, di scandagliare l’animo umano, di presentare problematiche sociali e di deridere o criticare la classe sociale dominante.
Da Goldoni a Pirandello, si è assistito a un fiorire intenso e diffuso di idee ed esperienze. Il dramma borghese ottocentesco si è consolidato dando origine alla commedia dialettale, alla pièce di un realismo fortemente drammatico, alla commedia di costume, alla satira sociale, il tutto sorretto e stimolato dalla metodologia della Commedia dell’Arte, incentrata sul personaggio come maschera e sull’insegnamento di Stanislavskij, che porta l’interpretazione realistica in primo piano: un teatro che viaggia su binari paralleli a quelli del cinema e della televisione. 
A latere, però, si sono sviluppate proposte di rappresentazione fuori dagli schemi, che spesso hanno attinto dalle arti sceniche tradizionali di altre culture.
Si sono, così, delineate, nel tempo, alcune direttive: il teatro come prova d’attore, come espressione di una compagnia-comunità, come elaborazione registica, il teatro senza parola, mediato da figure, come sintesi delle arti e quello multimediale e così via.

 

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