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Perché si dice darsi all’ippica?

Perché si dice darsi all’ippica?Perché si dice “darsi all’ippica”? Da dove deriva quest’espressione?

 “Darsi all’ippica” è un’espressione che si dice di frequente, soprattutto nella forma “Datti all’ippica” per indicare qualcosa di non proprio positivo.

Come già fatto con altri modi di dire della nostra lingua, come ad esempio “ripetere a pappagallo”, anche per “darsi all’ippica” cominciamo con il chiarire il significato dell’espressione.

Secondo l’Accademia della Crusca, “darsi all’ippica” è un invito a cambiare mestiere abbandonando quello che attualmente si svolge e nel quale non si è particolarmente bravi. E questo è anche l’uso corrente dell’espressione. Chissà quante volte davanti a un medico incompetente o a uno scrittore non proprio bravo o ancora dopo aver avuto a che fare con uno studente non troppo sveglio ci siamo chiesti perché non si dia all’ippica.

 

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Ma cosa c’entra l’andare a cavallo con tutto questo? Diciamo subito che i cavalli in quanto animali non c’entrano nulla, ma ci si riferisce proprio allo sport in questione.

Le origini dell’espressione vengono fatte risalire a due episodi.

Il primo riguarda il poeta Gianbattista Marino che nel Seicento invitava i poeti incapaci a darsi all’ippica, visto che all’epoca lavorare nel settore e a contatto con i cavalli era ritenuto un mestiere umile.

 

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Secondo altre fonti invece l’espressione risalirebbe all’epoca fascista e ad Achille Starace che, nel 1931, arrivò con un’ora di ritardo a un convegno di medicina al quale avrebbe dovuto partecipare in qualità di gerarca rappresentante del Partito Fascista. I medici lo accolsero con qualche protesta, ma Starace si giustificò dicendo che era stato alle prese con la sua cavalcata quotidiana e invitò la platea a seguire il suo esempio: «Fate ginnastica e non medicina. Abbandonate i libri e datevi all’ippica».

 

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In definitiva, quando si dice “darsi all’ippica” non si fa proprio un complimento, almeno stando al significato che generalmente si attribuisce all’espressione anche se nel caso del gerarca Starace l’intento non era del tutto offensivo.

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