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Perché le serie tv hanno così successo? Ce lo spiega Moreno Scorpioni

Perché le serie tv hanno così successo? Ce lo spiega Moreno ScorpioniLe serie tv sono il fenomeno del momento, tutti le guardano, tutti ne parlano, alcuni ne decretano già la morte, mentre molti sostengono che abbiano ancora tanto da dare e che siano il tipo di narrazione attualmente più potente.

Ne abbiamo parlato con Moreno Scorpioni di recente autore di Questo libro è un coltellino svizzero. Romanzi e serie tv ci insegnano che (Editrice Bibliografica) nel quale si analizza proprio il fenomeno delle serie tv, con uno sguardo ironico e divertente sugli spettatori tipo e, perché no, sugli amanti della serialità che sono proprio da evitare….

 

Cominciamo col soddisfare una curiosità che forse potrebbe riguardare anche i nostri lettori: perché Questo libro è un coltellino svizzero? Cioè: al di là della citazione di Magritte, perché proprio un coltellino svizzero?

Un coltellino svizzero è un oggetto multifunzione che ha una soluzione specifica per ogni cosa, per ogni tipo di situazione.

L’idea che c’è dietro al libro è proprio questa: raccontare una serie di situazioni dai diversi gradi di “difficoltà” in cui cavarsela con armi non convenzionali, ossia mettendo a frutto anni e anni di letture e visioni seriali.

Un’arma, per così dire, per non rimanere mai senza parole quando qualcuno con velleità da intellettuale pronuncia frasi come: “Voglio essere come Bukowski”, o per schivare al meglio quelli dallo spoiler facile sulla serie tv di cui devi ancora vedere l’ultimo episodio uscito.

 

All’inizio del libro, lei descrive una categoria precisa di lettori: quelli che leggono libri che sicuramente diverranno una serie tv da guardare solo per affermare «Mah, era meglio il libro». Sono così terribili? E hanno davvero così torto?

Sono così terribili sì, soprattutto se non si è ancora letto il libro oggetto della trasposizione.

È quella tipologia di lettore pronta a sottolineare la prima differenza tra serie tv e romanzo, un discorso francamente stantio e poco interessante: le forme narrative adottate son diverse e necessariamente avranno soluzioni differenti dovute al mezzo di riferimento.

Se hanno davvero così torto o meno non so dirlo, ma insomma: è proprio interessante stare a sottolineare che il colore dei capelli di un personaggio nella serie tv è diverso da quello raccontato nel libro? O che quello che succede nella quinta stagione in realtà nel libro succede a pagina 20? Io dico di no.

Poi è ovvio, entra in campo la fantasia, e niente di ciò che abbiamo visto, per quanto straordinario e fedele all’originale, sarà mai come ce lo siamo immaginato mentre leggevamo.

Perché le serie tv hanno così successo? Ce lo spiega Moreno Scorpioni

Proviamo a tracciare un identikit tipo dello spettatore delle serie tv?

Oggi l’asticella si è alzata davvero molto e se fino a dieci anni fa lo spettatore tipo poteva essere qualcuno che, facendo zapping, si imbatteva casualmente su di una serie su cui rimaneva, a oggi l’identikit è di molto diverso: lo spettatore è più preparato e, soprattutto, è più esigente. È come un lettore che ha sempre letto distrattamente gialli da due soldi e poi si imbatte per la prima volta in Dieci piccoli di indiani di Agatha Christie: è chiaro che da quel giorno la sua vita non sarà più la stessa, non si accontenterà di una trama banale e vorrà sempre di più.

Oggi il telespettatore, grazie anche ai nuovi mezzi di fruizione televisiva come Netflix, necessita di trame articolate, di personaggi e situazioni più che plausibili, di storie dense e intense. Anche nelle comedy, perché no: non basta più una battuta stupida o una situazione bizzarra per far ridere.

 

Tra i cinque peggior malati di serie tv, lei individua quelli dallo spoiler involontario. Ma cosa vuol dire spoilerare il finale in questo caso? Quali rischi si corrono?

Purtroppo è la categoria più rischiosa proprio perché involontaria.

Una persona, per quanto possa essere appassionata di una data serie tv e possa aspettare con ansia l’arrivo settimanale di un nuovo episodio, avrà sempre mille e uno motivi per cui non riuscirà a guardarlo proprio nel giorno del rilascio.

E se si tratta di una serie di nicchia che guardano in pochi, non c’è problema.

Se invece si tratta di uno dei tanti fenomeni di costume globale, Game of Thrones su tutti, la situazione diventa assai più spinosa perché la probabilità di incontrare qualcuno che sui mezzi pubblici, al bar o al cellulare stia commentando l’episodio della sera prima è molto alta, incontrollabile e imprevedibile. Per cui può capire di trovare due ragazzi che si scambino commenti sul finale di Game of Thrones, su di un colpo di scena pazzesco, una morte inaspettata o altro e tu, povero spettatore che non l’hai ancora visto, non puoi farci niente né tantomeno fargliene una colpa (per quanto…).

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Quando si parla di serie tv è quasi d’obbligo citare la polemica, in corso ormai da qualche anno, tra chi sostiene che stiano morendo e chi le ritiene la forma di narrazione attualmente più potente. Secondo lei, come stanno?

Godono di ottima salute e chi dice il contrario probabilmente vive in un mondo parallelo.

La cosa straordinaria è che nel giro di poco più di dieci anni sono riusciti ad alzare talmente tanto il tiro da imporlo come vero e proprio fenomeno di culto. Non meno di venti, o quindici anni fa recitare in televisione era cosa di poco conto e che di certo non permetteva di accedere all’Olimpo dei veri divi, quelli del cinema. Oggi la situazione si totalmente ribaltata con registi e grandi star che fanno a gara per accaparrarsi questo o quel progetto.

Un ulteriore passo avanti poi lo hanno portato le nuove piattaforme di streaming e produzione, Netflix in primis (con il celeberrimo House of Cards e l’attuale Stranger Things) e Amazon subito dopo (con ottimi prodotti come Mozart in the jungle e Transparent).

Perché le serie tv hanno così successo? Ce lo spiega Moreno Scorpioni

Ma, in definitiva, cosa insegnano le serie tv?

Che le vie della narrazione (e dell’intrattenimento) sono infinite, che avere tantissimi episodi per raccontare una storia può permettere un maggior approfondimento di dinamiche e personaggi ma che, al contempo, può costituire anche un boomerang se non si fanno le cose a dovere, che è stupido fare ragionamenti spocchiosi del tipo “io preferisco leggere un libro piuttosto che guardare una serie tv” e che, più in generale, non si tratta di tempo di perso. Mai.

Neanche quando si guardano prodotti mediocri, che comunque qualcosa da insegnare ce l’hanno (sicuramente dal punto di vista della pessima scrittura).

 

Ce ne indica almeno tre da vedere assolutamente e una di cui potremmo fare senz’altro a meno?

Assolutamente da vedere:

Breaking Bad

House of Cards

Stranger Things(rilasciata lo scorso 15 luglio)

 

Di cui si può fare a meno:

Suits, uno dei tanti procedurali che infestano i canali generalisti ormai da anni (ma c’è da dire che io personalmente non ho un debole per i procedurali, lo ammetto vostro onore).


Leggi tutte le nostre interviste a scrittori.

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