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Perché la gastronomia ci salverà? Intervista a Carlo Bogliotti

Perché la gastronomia ci salverà? Intervista a Carlo BogliottiIl nostro pianeta sta collassando ed è dovere di tutti attuare il prima possibile un cambiamento delle abitudini alimentari, sociali, culturali che inevitabilmente incidono sull'ambiente che ci circonda. Solo il cambiamento che parte da ognuno di noi riuscirà a invertire la rotta dell'economia globale.

Di questo tema più che mai attuale abbiamo parlato con Carlo Bogliotti, direttore editoriale e amministratore delegato di Slow Food Editore, stretto collaboratore di Carlo Petrini e co-autore insieme a lui di Buono, giusto e pulito, il libro manifesto della filosofia di Slow Food riproposto, in versione aggiornata, a distanza di dieci anni dalla prima uscita.

Ne abbiamo parlato con Carlo Bogliotti, amministratore delegato e direttore editoriale di Slow Food Editore.

 

L'uomo sta perpetrando una vera e propria devastazione economica, ecologica e sociale ai danni dei suoi simili e dell'intero pianeta. Cosa si può e si deve fare per smuovere in maniera risolutiva le coscienze di tutti?

L'attuale sistema sta distruggendo le risorse naturali ma anche, attraverso l'omologazione, la cultura, la socialità, le tradizioni, l'identità di molti popoli e su scala globale questi problemi non fanno che aumentare. Partendo dal cibo, la prima operazione da compiere, per smuovere le coscienze, è incrementare i progetti educativi, nella scuola fino all'università, ma anche da parte di associazioni, come la stessa Slow Food. Implementare tutta una serie di operazioni che ci portino a conoscere meglio quello che mangiamo, come viene prodotto, l'influenza delle nostre abitudini alimentari su certi equilibri, non solo ambientali ma sociali ed economici, alla base di questa devastazione.

Se le persone prendono coscienza di ciò che sta accadendo avranno già compiuto il primo passo per invertire la tendenza.

 

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Possiamo produrre come esempio un tema di questi giorni: l'olio di oliva importato dalla Tunisia. Ci si scandalizza tanto che si tolgono i dazi ma non si fa informazione sul fatto che un buon olio extravergine italiano non costa meno di 7-9 euro a litro. Le stesse persone che si scandalizzano di questi dazi che favoriscono la Tunisia magari poi comprano l'olio al supermercato a 3-3,5 euro a litro e non sanno che proprio quella è una miscela fatta con olio importato. Che sono questi alimenti a danneggiare la produzione italiana.

 

L'attuale sistema economico-finanziario si sta sgretolando eppure troppo spesso i cambiamenti posti in essere per sanare le ferite sembrano più formali che sostanziali. Non si può o non si vuole cambiare radicalmente questo sistema?

Io credo che non si voglia al momento, nel senso che, purtroppo, questo sistema ha generato dei potentati transnazionali che superano ampiamente il potere che hanno i governi. Anche le istituzioni internazionali, come ad esempio l'ONU, si dimostrano sempre meno in grado di fronteggiare questi poteri economico-finanziari, abili e favoriti dal fatto che la finanza diventa sempre più qualcosa di intangibile e molto veloce.

Gli strumenti sono pochi ma si potrebbe fare qualcosa che non si fa perché, forse, tanti governi sono succubi di questo sistema che li tiene sotto scacco.

Anche in questo caso torniamo alla buona volontà dei cittadini. Bisogna fare un'opera di ampia educazione sui nostri comportamenti, su dove mettiamo i nostri soldi, su come li spendiamo, in mano a chi li diamo... per evitare che questi soggetti abbiano tutto questo potere che è basato sulle nostre vite, su quello che facciamo anche se non sempre ce ne rendiamo conto.

Perché la gastronomia ci salverà? Intervista a Carlo Bogliotti

Modificare le proprie abitudini alimentari quanto incide sul cambiamento generale di ogni persona e sul suo rapporto con l'ambiente che lo circonda?

Può incidere in maniera impressionante. Se io mi ri-sincronizzo con le stagioni, re-imparo a mangiare a seconda della stagione, tendenzialmente preferirò l'acquisto di prodotti locali che, di stagione, sono quelli che costano meno. Alimenti prodotti mediamente in maniera più sostenibile per l'ambiente e acquisti che sostengono le economie locali. Ciò fa sì che si creino delle micro-economie di territorio virtuose, che sono, secondo noi, la base per la ripartenza. Un cambiamento globale che parte dal locale, dalle nostre abitudini.

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Si è da poco concluso un evento che è stato da molti descritto come utile e necessario per avviare un profondo e risolutivo processo di cambiamento nel quadro della nutrizione degli abitanti della Terra. EXPO2015 ha dato dei buoni input oppure si è rivelato solamente una bella vetrina?

È difficile valutare quanto questi input, che pur ci saranno stati, abbiano poi avuto una ricaduta effettiva sulle abitudini delle persone. È stato un momento importante di focalizzazione su questi temi che hanno raggiunto un pubblico che di solito non se ne interessa, attratto da una certa spettacolarizzazione che c'è stata.

Poteva forse essere fatto in maniera differente, puntare su altri fattori... è vero che ha portato all'attenzione di tanti il tema ma, soprattutto noi che ci lavoriamo quotidianamente, notiamo che l'interesse è già scemato.

 

«La gastronomia è felicità» si legge nel testo, dove viene anche evidenziata l'importanza del gastronomo. Perché è così importante questa figura professionale?

Nel libro si sostiene che la gastronomia sia una vera e propria scienza, che è sempre stata un po' la Cenerentola delle scienze. Coinvolge tante discipline diverse. Il gastronomo, secondo la definizione che se ne dà in Buono, pulito e giusto, è una persona intelligente, curiosa, che ha voglia di educarsi, di sperimentare, consapevole di ciò che mangia e delle dinamiche che ruotano intorno al cibo e fa le sue scelte di conseguenza.

L'Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, la prima al mondo, forma proprio queste figure che hanno, da un punto di vista professionale, la possibilità di lavorare all'interno dell'immensa filiera del cibo.

Si dice che è una scienza della felicità in quanto è naturale che chi ha maggiore consapevolezza del cibo tenderà a scegliere il migliore, più conveniente, che fa bene alla salute, che avvicina le persone e non le separa, dà economia a livello locale, insomma che appaga a tutti i livelli.

 

Buono, pulito e giusto viene riproposto dopo dieci anni. Cosa è cambiato in questo lasso di tempo?

È cambiato tanto per noi che abbiamo un osservatorio privilegiato su questi temi. Siamo ancora probabilmente all'inizio di un processo di cambiamento, quello che si auspica nel libro, tuttavia va detto che l'attenzione verso il tema del cibo è cresciuta a dismisura.

Molti elementi che si auspicavano nel libro si sono, almeno in parte, realizzati oppure tendono a realizzarsi.

Va detto però che spesso l'attenzione verso il cibo equivale a un interesse vuoto rivolto alla spettacolarizzazione che ne viene fatta dai media o come nel caso di Expo e non invece verso ciò che effettivamente mangiamo ma è pur vero che che passi in avanti ci sono stati. 

Perché la gastronomia ci salverà? Intervista a Carlo Bogliotti

Educazione, Coproduzione e Dialogo tra Regni sono le tre idee da praticare ampiamente descritte nel testo. Equivalgono a un percorso oppure sono dei processi simbiotici?

Esattamente come i tre aggettivibuono, pulito e giusto sono tre aspetti della qualità del cibo intimamente legati tra loro, anche queste sono tre parti di un unico processo.

 

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Nell'introduzione a Buono, pulito e giusto si fa anche riferimento all'affinità tra il contenuto del libro e quello dell'EnciclicaLaudato si' di Papa Francesco, escludendo ovviamente i temi strettamente teologici. Lei sostiene che i due testi hanno un filo logico comune. Quale?

Il filo logico che hanno in comune riguarda la struttura dei due testi. Si parte dalla constatazione che le attività dell'uomo stanno devastando la Terra ma anche l'umanità, intesa come l'essere umano, ovvero vanno a ledere tutte le qualità che un uomo dovrebbe avere per curare e custodire la Terra o il Creato, come dice Papa Francesco, per poi passare all'esposizione di quelle che potrebbero essere le soluzioni.

Sia nel libro di Petrini che nell'Enciclica di Papa Francesco si lancia proprio un appello rivolto a tutte le persone, affinché prendano coscienza e si apprestino ad abbracciare il cambiamento all'interno delle proprie vite che in un caso è quello di diventare gastronomi, come lo intende Petrini, nell'altro è quello di fare appello alla propria Fede, al proprio essere cristiani per instradare un cambiamento quanto mai necessario.

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