14 scrittori famosi e le loro ultime parole

Intervista a Nicholas Sparks, ecco come nascono i suoi romanzi

In cucina con Leonardo da Vinci, cuoco provetto

Come realizzare i propri desideri. I consigli di Bruce Lee

Perché il nazismo aveva paura del jazz? Intervista a Pierpaolo Vettori

Perché il nazismo aveva paura del jazz? Intervista a Pierpaolo VettoriC’è in Lanterna per illusionisti di Pierpaolo Vettori, già finalista in due edizioni del Premio Italo Calvino con i romanzi Le sorelle Soffici (Elliot) e La notte dei bambini cometa (Antigone), il desiderio di raccontare un altro volto del nazismo, quello in genere meno indagato dalla letteratura.

Nel romanzo, appena edito da Bompiani, si mettono in scena, oltre all’odio del nazismo per il jazz e per quello che rappresentava, i danni e le conseguenze nefaste della dittatura sulla stessa generazione di tedeschi che l’ha vissuta in prima persona e addirittura in piena adolescenza.

Proprio su questi aspetti, insieme intensi e drammatici, abbiamo voluto l’attenzione nell’intervista che Vettori ci ha gentilmente rilasciato.

 

Lanterna per illusionisti tocca molti temi importanti e purtroppo ancora attuali. Uno di questi riguarda il lento e calmo attecchire della propaganda, come questa cioè ci spinga spesso all’indifferenza anche verso persone che un attimo prima guardavamo con ammirazione e giudicavamo amiche. In un certo senso è quello che accade ad Hans nei confronti di Max e Kitty. In tutto questo c’è solo la forza pervasiva della propaganda o forse quanto accaduto dice qualcosa anche di noi stessi e del nostro animo?

Tutti noi cerchiamo di vivere facendo il minor sforzo possibile. In ogni uomo c’è un’inerzia oscura che lo spinge ad adattarsi al mondo così com’è, voltando le spalle di fronte alle asperità e alle complicazioni. Siamo sottilmente infastiditi da chi ci chiede l’elemosina o pretende un contributo per qualche nobile causa. Vorremmo sempre essere aiutati, non aiutare. La propaganda non fa altro che giocare su questa attitudine e vince con facilità. È una voce che ci conforta e ci rassicura nel nostro egoismo. In quel modo si accaparra il consenso e noi siamo felici di darglielo. Hans, il protagonista del romanzo, non è né buono né cattivo, è solo un ragazzino le cui idee si formano al momento ed è influenzato dall’ambiente, dagli incontri, dalle simpatie. Gli ci vorrà molto tempo per raggiungere una maturità di giudizio.

 

Desideri migliorare il tuo inedito? Scegli il nostro servizio di Editing

Perché il nazismo aveva paura del jazz? Intervista a Pierpaolo Vettori

Il suo è anche un romanzo sul jazz, che il nazismo non guardava certo di buon occhio. Da dove nasce l’avversione nazista per questo genere musicale?

L’ordine e la stabilità sociale sono elementi rassicuranti e positivi ma raramente hanno a che fare con la gioia. Il ritmo sincopato del jazz di New Orleans e Chicago scardinava le difese mentali e i pregiudizi. Quando batti il piede a tempo o hai voglia di ballare, non ti chiedi di che colore, razza o ceto sociale sia la persona che vortica con te sulla pista. In tempi più recenti, il rock’n’roll ha svolto la stessa funzione così come i rave party negli anni Novanta. Non a caso, queste forme musicali sono state spesso osteggiate dal potere politico fino a quando non si è arrivati alla società attuale che è riuscita a inglobare tutte le forme espressive in un unico grande “spettacolo” inoffensivo. Il nuovo nazismo oggi con ogni probabilità approverebbe il jazz. 

 

Il racconto si snoda lungo la memoria di Hans che, nel 1984 a sessantasei anni, ricorda vicende accadute tra il 1932 e il 1944. Quali sono le ragioni che a distanza di quarant’anni spingono una persona come Hans a fare i conti con questo passato?

Hans, nel corso del romanzo, è spesso tormentato dalla visione di un cane nero. Questo animale, reale o immaginario a seconda dei casi, simboleggia la sua colpa. Una colpa che grava su di lui anche prima che la commetta, quasi facesse parte della sua costituzione. Hans tiene spesso i piedi in due staffe e cambia idea con facilità adolescenziale, ma in un angolo del suo animo sa benissimo da che parte stanno il bene e il male. È consapevole di non avere fatto tutto il possibile per proteggere il suo amico Max. Quando, per un caso fortuito, ritrova sulla sua strada il giocattolaio Fredo, non può esimersi dall’agire. E dal ricordare.

 

LEGGI ANCHE – Le 10 regole del Nazismo contro il jazz

 

Molti libri sul nazismo danno voce alle vittime del disegno hitleriano e della soluzione finale, che siano sopravvissute o no. Lei invece ha usato come voce narrante quella di un ex ragazzo tedesco che ha vissuto la sua adolescenza in pieno regime. Quali conseguenze ha avuto il nazismo su quella generazione di tedeschi?

Una conseguenza su tutte: la rimozione di massa. Finita la guerra, l’imperativo era dimenticare e tornare a vivere. Come se una firma su un trattato bastasse a far ricominciare tutto da zero. Ho voluto raccontare questa storia con gli occhi di un tedesco per mostrare la nostra abilità nel manipolare inconsciamente il passato rendendolo accettabile alla coscienza. Non dimentichiamoci inoltre che Hans è italiano per parte di madre. Anche noi abbiamo adattato gli avvenimenti della nostra storia in modo da giustificare le nostre azioni. Ma, ripeto, lo facciamo tutti nel quotidiano. Bisogna essere attenti, evitare le facili autoassoluzioni ed essere responsabili delle proprie azioni.

Perché il nazismo aveva paura del jazz? Intervista a Pierpaolo Vettori

In alcuni paesi europei si vanno affermando o si sono già affermati partiti di estrema destra e qualcuno parla anche di neonazismo o neofascismo. In cosa stiamo sbagliando?

Nello svilire sistematicamente il concetto di cultura. Se è vero che, per citare un vecchio adagio, siamo nani sulle spalle di giganti, è altrettanto vero che per arrampicarci su tali spalle dobbiamo studiare. Se non lo facciamo, se pensiamo che la cultura sia al secondo posto rispetto a istanze in apparenza più concrete, ricominceremo sempre da zero. L’esistenza umana è limitata, la nostra unica possibilità di condurre una vita più interessante e valida consiste nell’apprendere ciò che è avvenuto prima di noi. E questo richiede uno sforzo. Sta a noi valutare se vogliamo farlo oppure no. Le conseguenze di un nostro rifiuto sono sotto gli occhi di tutti.

 

Vuoi collaborare con noi? Clicca per sapere come fare

 

Mi sembra che nei suoi romanzi lei abbia sempre dimostrato una certa attenzione verso il mondo dell’infanzia e dell’adolescenza, anche quando ha posto al centro della narrazione protagonisti adulti. È un modo per ribadire che tutto ha origine da lì? Esiste una possibilità di “redimersi” dalle esperienze vissute o subite in giovane età?

Purtroppo no. Per questo, ad esempio, il fenomeno del bullismo è così odioso. Chi viene ferito in gioventù non recupera mai ciò che gli è stato tolto. È come essere una tazza che si è rotta dopo essere caduta a terra. Se viene incollata, sembra nuova ma a un esame attento le crepe sono ben visibili. Io sono così.


Leggi tutte le nostre interviste a scrittori e scrittrici.

Per la prima foto, copyright: Milivoj Kuhar.

Il tuo voto: Nessuno Media: 4.5 (2 voti)
Tag:

Commenti

Invia nuovo commento

Image CAPTCHA
Se il codice inserito non è corretto, viene segnalato un errore (box rosso). Se il codice inserito è corretto e il tuo commento viene segnalato lo stesso come spam non ti preoccupare, non riscriverlo; la redazione lo pubblicherà al più presto.

Il Blog

Il blog Sul Romanzo nasce nell’aprile del 2009 e nell’ottobre del medesimo anno diventa collettivo. Decine i collaboratori da tutta Italia. Numerose le iniziative e le partecipazioni a eventi culturali. Un progetto che crede nella forza delle parole e della letteratura. Uno sguardo continuo sul mondo contemporaneo dell’editoria e sulla qualità letteraria, la convinzione che la lettura sia un modo per sentirsi anzitutto cittadini liberi di scegliere con maggior consapevolezza.

La Webzine

La webzine Sul Romanzo nasce all’inizio del 2010, fra tante telefonate, mail e folli progetti, solo in parte finora realizzati. Scrivono oggi nella rivista alcune delle migliori penne del blog, donando una vista ampia e profonda a temi di letteratura, editoria e scrittura. Sono affrontati anche altri aspetti della cultura in generale, con un occhio critico verso la società contemporanea. Per ora la webzine rimane nei bit informatici, l’obiettivo è migliorarla prima di ulteriori sviluppi.

L’agenzia letteraria

L’agenzia letteraria Sul Romanzo nasce nel dicembre del 2010 per fornire a privati e aziende numerosi servizi, divisi in tre sezioni: editoria, web ed eventi. Un team di professionisti del settore che affianca studi ed esperienze strutturate nel tempo, in grado di garantire qualità e prezzi vantaggiosi nel mercato. Un ponte fra autori, case editrici e lettori, perché la strada del successo d’un libro si scrive in primo luogo con una strategia di percorso, come la scelta di affidarsi agli addetti ai lavori.