Hai perso la voglia di leggere? 7 modi per farla tornare

Intervista ad Andrea Tomat, Presidente del Comitato di Gestione

Perché scrivere? Le ragioni di George Orwell

Continua a scendere il numero dei lettori – Dati Istat aggiornati

Perché è importante raccontare la guerra ai bambini? Intervista a Miriam Dubini

Perché è importante raccontare la guerra ai bambini? Intervista a Miriam DubiniInterrogarsi sull’opportunità di raccontare la guerra ai bambini potrebbe apparire una questione quasi superata vista la quantità di informazioni che ogni giorno si alterna a tutte le ore e su qualsiasi mezzo, dalla Tv al web passando per la radio e i social.

Invece ciò che conta è forse capire perché è così importante farlo e quali sono i modi migliori per affrontare la guerra e il corredo di morte, distruzione e dolore che si porta dietro e per parlarne con i nostril bambini che di guerra non hanno certo esperienza e, nella maggior parte dei casi, vivono situazione di (relativo) benessere.

Di recente, Piemme – Il battello a vapore ha pubblicato un libro dedicato ai bambini dai 9 anni in su, Il viaggio di Sama e Timo, scritto da Miriam Dubini.

Sama e Timo sono una bambina e il suo gattino che, insieme alle rispettive famiglie, sono giunti in Italia dal Sudan attraversando prima il deserto e poi il mare, per sbarcare infine sulle coste di Lampedusa.

Con un linguaggio insieme semplice e diretto e con le bellissime illustrazioni di Isabella Grott, Miriam Dubini riesce a presentare in modo nitido la guerra e le sue atrocità, il viaggio disperato di chi si gioca tutto per la salvezza propria e dei suoi cari, l’umanità di chi accoglie e che trova riscontro anche nelle parole di Giusi Nicolini, sindaco di Lampedusa dal 2012, che firma la prefazione al volume.

Perché è importante raccontare la guerra ai bambini? Intervista a Miriam Dubini

Abbiamo chiacchierato un po’ con Miriam Dubini che ha risposto a qualche nostra domanda sul suo libro e su come raccontare la guerra ai nostril bambini.

 

Vuoi collaborare con noi? Clicca per sapere come fare

 

Il libro ha inizio ponendoci subito dinanzi a una situazione terribile che riguarda proprio i bambini nati e vissuti in territori di guerra (anche se a parlare è Timo, il piccolo gatto di Sama): «quando la mamma miagola della guerra, loro (i due fratellini, ndr) si annoiano perché tanto la guerra c’è da tantissimi anni, da prima ancora che nascesse la nonna e ormai nessuno spera più che un giorno possa finire». Tutto questo non segna un po’ la sconfitta di noi adulti rispetto alle nuove generazioni?

Temo di sì, questo senso di sconfitta che coglie è uno dei motivi che mi hanno fatto sentire l’urgenza di scrivere la storia di Sama e Timo. Anche se gli scenari attraverso cui si muovono i due protagonisti sono disperati e ci fanno pensare a luoghi molto lontani, credo che i bambini protagonisti di questa storia e quelli che la leggeranno partecipano alla stessa guerra: quella che li espone all’orrore di essere dalla parte delle vittime o dalla parte dei carnefici.

L’altro, più egoista, motivo per cui ho scritto questo libro è realizzare il mio più grande sogno nel cassetto: essere un gatto. Narrando il viaggio dal punto di vista di Timo, lo sono diventata per il tempo di un romanzo.

Perché è importante raccontare la guerra ai bambini? Intervista a Miriam Dubini

C’è un’altra immagine molto bella nelle prime pagine del libro: l’incontro tra la mamma di Timo e quella di Sama che «hanno deciso di fare una cosa quasi impossibile: creare un po’ di pace in mezzo alla guerra, nella quiete della loro casa». Come si può insegnare la pace a chi ha conosciuto solo la guerra?

Rispondo come farebbe mia nonna: dando il buon esempio. Che è poi la cosa più difficile, di solito come adulti si preferisce dare regole, punizioni, orari, abitudini, consigli, baci, vizi, scapaccioni ma comportarsi in prima persona come vorremmo facessero i nostri figli sembra un’impresa eroica. E un po’ lo è ma credo sia anche la magia di incontrare chi conosce o non conosce cose differenti da noi. Questo parlando di bambini, per quanto riguarda gli adulti chiederei a professionisti, studiosi dell’anima, che sicuramente possono rispondere meglio di me e di mia nonna.

 

LEGGI ANCHE – Perché raccontare la Shoah agli adolescenti. Intervista a Fabrizio Altieri

 

E perché è invece importante parlare di guerra ai bambini che non l’hanno mai vissuta sulla propria pelle?

Perché tutto il resto dell’arsenale comunicativo che li circonda nel migliore dei casi non lo fa, altrimenti ne parla in maniera razzista, superficiale e ideologica. I bambini non vogliono avere paura, i grandi invece sì.

Perché è importante raccontare la guerra ai bambini? Intervista a Miriam Dubini

Ritorniamo al libro e al momento del viaggio di Sama e Timo. Attraversano il deserto a dorso d’asino, poi sono sulla nave che li porterà a Lampedusa. Quanto può essere importante far conoscere questi viaggi della speranza ai nostri bambini?

Sama e Timo viaggiano con la loro famiglia, non sono soli quasi mai. Invece i nostri bambini sono soli quasi sempre e, pare, lo saranno sempre di più per via dell’illusione di connessione che danno le nuove tecnologie. La famiglia di Sama e molte altre famiglie che ho intervistato sono saldamente ancorate alle loro radici e, per tale ragione, sono forti. Leggendo questo libro forse i nostri bambini potrebbero aver voglia, in un momento di solitudine, di parlare di speranza con un viaggiatore...

 

LEGGI ANCHE – Come aiutare un adolescente a vivere il dolore. Intervista a Laura Bonalumi

Perché è importante raccontare la guerra ai bambini? Intervista a Miriam Dubini

E poi c’è l’arrivo a Lampedusa con l’accoglienza sia per Sama sia per Timo. Al di là degli aspetti più concreti come l’aver salva la vita, quanto può incidere un’accoglienza portata avanti con senso di umanità su bambini che hanno visto il volto più brutale degli esseri umani?

È fondamentale. Si devono investire più soldi e risorse a questo scopo. Il nostro governo deve farlo subito. Smettere di cercare ogni ignobile modo per rimpatriare gente che ha speso tutti i propri soldi e ha tagliato i ponti con la propria terra e iniziare adesso a impiegare i tanti italiani pronti a operare di questo settore in maniera onesta e limpida. I cattivi stanno dappertutto, ma anche i buoni.

 

GRATIS il nostro manuale di scrittura creativa? Clicca qui!

Perché è importante raccontare la guerra ai bambini? Intervista a Miriam Dubini

Siamo bombardati in Tv, sui giornali e sui social da continui tentativi di destabilizzare l’accoglienza, di introdurre il seme del sospetto verso i migranti e i profughi che arrivano in Italia (e in Europa). In questo scenario quale potrebbe essere la forza di un libro come il suo che parla direttamente ai nostri bambini?

La storia di Sama e Timo è una bella storia. Poteva succedere a Milano invece è successa a Habila. Poteva finire malissimo e invece non è ancora finita. Poteva rimanere una delle tante storie macellate nel tritacarne di Internet e invece ha trovato la sua strada verso i bambini italiani. Questo è successo grazie a Sama che ha avuto il coraggio di ricordare e raccontare. La forza di questo libro è la sua forza e quella delle altre persone cui ho fatto domande difficili e, come me, hanno cercato di dare risposte così facili che le potrebbe capire anche un bambino. E anche un gatto.


Leggi tutte le nostre interviste a scrittori e scrittrici.

Per la prima foto, la fonte è qui.

Il tuo voto: Nessuno Media: 4.5 (2 voti)

Commenti

Invia nuovo commento

Image CAPTCHA
Se il codice inserito non è corretto, viene segnalato un errore (box rosso). Se il codice inserito è corretto e il tuo commento viene segnalato lo stesso come spam non ti preoccupare, non riscriverlo; la redazione lo pubblicherà al più presto.

Il Blog

Il blog Sul Romanzo nasce nell’aprile del 2009 e nell’ottobre del medesimo anno diventa collettivo. Decine i collaboratori da tutta Italia. Numerose le iniziative e le partecipazioni a eventi culturali. Un progetto che crede nella forza delle parole e della letteratura. Uno sguardo continuo sul mondo contemporaneo dell’editoria e sulla qualità letteraria, la convinzione che la lettura sia un modo per sentirsi anzitutto cittadini liberi di scegliere con maggior consapevolezza.

La Webzine

La webzine Sul Romanzo nasce all’inizio del 2010, fra tante telefonate, mail e folli progetti, solo in parte finora realizzati. Scrivono oggi nella rivista alcune delle migliori penne del blog, donando una vista ampia e profonda a temi di letteratura, editoria e scrittura. Sono affrontati anche altri aspetti della cultura in generale, con un occhio critico verso la società contemporanea. Per ora la webzine rimane nei bit informatici, l’obiettivo è migliorarla prima di ulteriori sviluppi.

L’agenzia letteraria

L’agenzia letteraria Sul Romanzo nasce nel dicembre del 2010 per fornire a privati e aziende numerosi servizi, divisi in tre sezioni: editoria, web ed eventi. Un team di professionisti del settore che affianca studi ed esperienze strutturate nel tempo, in grado di garantire qualità e prezzi vantaggiosi nel mercato. Un ponte fra autori, case editrici e lettori, perché la strada del successo d’un libro si scrive in primo luogo con una strategia di percorso, come la scelta di affidarsi agli addetti ai lavori.