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Perché dovremmo odiare internet

Perché dovremmo odiare internetInternet è senza dubbio la vera rivoluzione della nostra epoca. Ha cambiato il mondo dell'informazione e della comunicazione ma, soprattutto, ha modificato la percezione della realtà. A margine dei suoi innumerevoli aspetti positivi, la Rete ha dato libero sfogo e accesso alla rabbia e all'odio repressi. Parole che sono insulti e che volano o meglio navigano alla velocità della luce e in una quantità davvero enorme.

Un linguaggio molto elementare, limitato e scurrile sembra essere il filo conduttore dei social network che troppo spesso, nonostante i richiami e i limiti imposti per regole interne o per legge, somigliano a una cloaca indistinta di hooligan non solo sportivi.

Viene da sé che il problema non è internet bensì le persone che lo utilizzano. Queste persone sono volgari, aggressive, rozze e violente, o potenzialmente tali, anche fuori dalla Rete. Solamente che questa funge da scudo e, al contempo, da cassa di risonanza. Ognuno si sente libero di esprimere la propria opinione, anche se è un insulto, esattamente come farebbe o fa al bar, allo stadio, sul divano di casa propria davanti alla tv e via discorrendo.

 

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Jarett Kobek in Io odio Internet, edito da Fazi in prima edizione nel mese di ottobre 2018, ha immaginato quello che accade o accadrebbe a una persona semi-famosa e che ignora l'uso e le insidie della Rete nel momento in cui diviene, suo malgrado, bersaglio delle invettive e dell'odio online solo per aver espresso la sua opinione, decisamente impopolare.

Adeline è una fumettista ma, viste le allusioni razziste e sessiste dei suoi fumetti, preferisce restare nell'ombra e celarsi dietro uno pseudonimo. Quello che si scatenerà in Rete in seguito a un video girato a sua insaputa durante un incontro con degli studenti universitari dimostrerà quanto fondati fossero i suoi timori. Adeline non odia solamente internet ma tutta la tecnologia e le è rimasta lontana, finanche dalla televisione, fino al momento in cui gli hater online si avventano sulla sua figura proprio per aver espresso la sua opinione in merito alla tecnologia, al suo utilizzo e alla sua funzione nella società.

Perché dovremmo odiare internet

Un attacco, diretto o indiretto che si voglia considerare, al mondo virtuale e i suoi più accaniti frequentatori viene trasformato e rimandato al mittente sotto forma di pesante aggressione verbale e personale. Per riscattarsi, per tentare di farlo, Adeline cede all'uso dei social media. Costringendo se stessa in questo modo ad affrontare le conseguenze sia nel mondo virtuale che in quello reale, oramai anch'esso molto più virtuale di quanto si è disposti ad ammettere.

Lo stile narrativo di Jarett Kobek, tradotto in italiano dalla lingua inglese da Enrica Budetti, è altalenante, confusionario, ironico e sarcastico. A tratti talmente esilarante e irriverente che sembra essere o diventare lo specchio perfetto della caotica società del ventunesimo secolo. La trama è intrigante ma la scarsa linearità del discorso rischierebbe di scoraggiare il lettore se non fosse per la grande capacità che l'autore dimostra nel mantenere il tutto sul fil di lama, senza eccessi né scivoloni, e raggiunge così anch'egli la felicità come Montale.

Perché dovremmo odiare internet

C'è nel libro di Kobek l'America di Steve Jobs e Mark Zuckerberg, di Miley Cyrus e Rihanna, dell'11 settembre e di emoticon e gif sui social. Un'epoca, quella dei social, nella quale tutti sembrano sapere tutto. Senza dubbi, né esitazioni, né tentennamenti soprattutto quando si tratta di esprimere la propria opinione o meglio il proprio giudizio su qualcuno.

 

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Un libro, Io odio Internet di Jarett Kobek, che diverte il lettore. Profonde ilarità con le innumerevoli battute della protagonista, abile nell'esprimere lei stessa giudizi e pareri che sembrano vere e proprie sciabolate. Al contempo è un testo che invita alla riflessione, su quello che siamo e su quello che vogliamo essere. Sulla rabbia e sull'odio ma anche sulla formazione e l'educazione. Sui motivi per cui i social spopolano e su come, alla fine, tutto si riduce a un mero fattore di natura economica. In questo caso a beneficiarne sono i fondatori dei principali social e motori di ricerca che da tutto questo caos ricevono in cambio incassi da capogiro.


Per la prima foto, copyright: NASA.

Per la terza foto si ringrazia l’editore.

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