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Per un canone della fantascienza italiana

Per un canone della fantascienza italianaIl presente articolo si propone di diventare osservatorio privilegiato per quanti fossero interessati a esplorare il mondo della fantascienza italiana. Per farlo ci forniremo del prezioso saggio Ideologia e rappresentazione, percorsi attraverso la fantascienza italiana di Simone Brioni e Daniele Comberiati. Brioni insegna all’Università Statale di New York, Stony Brook, mentre Comberiati all’Università Paul Valéry di Montpellier. Entrambi si occupano di narrazione delle migrazioni e letteratura postcoloniale.

Il volume è edito da Mimesis, per la collana Fantascienza e società, che nasce nel 2012 a cura di Domenico Gallo, con la quale vengono proposte anche due monografie sulla fantascienza italiana di Giulia Iannuzzi. La seconda Distopie, viaggi spaziali, allucinazioni la riprenderò più avanti col nome di “canone” Iannuzzi, per semplicità.

Ideologia e rappresentazione non racconta la storia della fantascienza italiana, ma propone un approccio tematico volto a stimolare un dibattito critico nell’ambito degli studi sul genere. Le opinioni espresse spaziano sui temi della politica e sulla società italiana, eppure è bene che il protagonista sia l’arte narrativa.

 

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Ma cos’è la fantascienza? La parola nasce con Giorgio Monicelli che 1952 fonda Urania, la storica collana che tutti abbiamo incrociato una volta nella vita. Una definizione la fornisce Lino Aldani:

«Rappresentazione fantastica dell’universo, nello spazio e nel tempo, operata secondo una consequenzialità di tipo logico-scientifico, capace di porre il lettore, attraverso l’eccezionalità o impossibilità della situazione, in un diverso rapporto con le cose».

 

È importante saperne cogliere la bellezza che, secondo gli autori della nostra guida esplorativa, è «il piacere di immaginare nuovi modi di intendere la realtà». Potremmo dire che la fantascienza è un paesaggio libero e autoconsistente. In altre parole, è la perfetta cornice per una narrativa che voglia essere coerente, profonda e originale.

La fantascienza è quindi in grado di affrontare temi di rilievo, forse anche più di altri generi letterari. In Ideologia e rappresentazione gli autori lo dimostrano con un insieme di percorsi tematici fra i quali: il colonialismo, la robotica, il sessismo, l’ecocritica, le leggi sui manicomi, il terrorismo, il rapporto fra l’Italia e l’Europa, la fine dell’antropocene, etc.

Per ognuno vengono presi in esame almeno una coppia di autori e le rispettive opere, magari in contrasto tra loro, come prova del fatto che spesso «i sogni di una generazione di scrittori di fantascienza si possano tramutare negli incubi di quella seguente».

Il volume ha i pregi di riportare un’accurata selezione di testi, sia per la portata culturale sia per la fattura stilistica che li caratterizza. L’organizzazione tematica è chiara; così come i rimandi e le implicazioni che ogni argomento porta con sé. Il neo è che, seppur non ci sia nessuna pretesa di esaustività, le tematiche sono così vaste che è impossibile approfondirle a dovere, rischiando di non parlare più di fantascienza. Spesso, nel corso dei capitoli, lo studio del genere lascia spazio a toni quasi politici che risulterebbero opinabili in questa sede, eppure gli argomenti in sé sono molto attuali e intriganti. È apprezzabile che per ciascuno si cerchi di sottolineare le conflittualità maggiori. Ottimo l’impianto bibliografico che fornisce una mappa per camminare da soli lungo un percorso così poco noto e, non da meno, la filmografia sempre presente, per ogni tematica, a indicare quanto la narrativa fantascientifica s’interfacci con il cinema o il fumetto. La multimedialità caratterizza il genere fin dai suoi albori.

Per un canone della fantascienza italiana

La prospettiva storica, seppur non sia un obiettivo degli autori, è comunque presente data la vastità degli autori considerati e aiuta il lettore a contestualizzare, almeno in parte quelli che chiameremo, con una licenza, “periodi” della fantascienza italiana.

L’intento di fondo è sicuramente quello di dare visibilità alle qualità intrinseche del genere ma è anche una ricerca, più o meno esplicita, di un canone di riferimento.

Non sarebbe di certo possibile condensare l’interezza degli sforzi nazionali in un unico volume, figurarsi in un ristretto elenco. Piuttosto invito il lettore critico a ragionare in termini di opera complessiva dei due professori, già autori di altri studi e volumi in merito alla fantascienza.

La questione del canone è spinosa, in quanto, esclusi gli impavidi di Mimesis, sono in pochi a prendersi una tale responsabilità. C’era bisogno di qualcuno che fosse abbastanza giovane per osare, ma tanto appassionato da informarsi a dovere. Qualcuno che non avesse affiliazioni con case editrici o pesanti conflitti di interessi, se non quello, veniale, di prediligere il genere. Di questo non ne faccio vergogna e, dato che mi ritrovo a essere io questo soggetto, allora voglio specificare i criteri con i quali ho selezionato gli autori che vi proporrò:

  1. Fama
  2. Fortuna letteraria
  3. Originalità
  4. Focus sul genere
  5. Senso profondo
  6. Stile
  7. Narrativa di ampio respiro
  8. Relazione con le altre opere proposte.

 

Spesso gli autori rispecchieranno solo alcuni di questi criteri, già di per sé limitanti. Basti pensare che qualsivoglia fantascienza (anche straniera) è intrisa di racconti, eppure c’è la necessità di stabilire dei paletti e aiutare il lettore nel recupero dei testi, già abbastanza rari.

Le riviste e le raccolte sono da sempre il cardine del genere, lo abbiamo visto con Urania, ma sarebbe impossibile citarle tutte e, con esse, i curatori.

L’idea è dare un quadro quanto più completo delle tematiche, dello sviluppo del genere e del pensiero, senza trascurare i nomi più conosciuti. Non c’è l’ambizione di stilare una classifica, né tanto meno un canone accademico. Non sono Harold Bloom e, per quanto se ne parli (poco), non esiste ancora un corso universitario specifico. Come Bloom c’è solo il numero di autori: 26 e le quote rosa sono di più.

La lista che sto per presentarvi va intesa come un atlante introduttivo per il lettore curioso e digiuno di fantascienza italiana. Nel caso in cui un alieno atterrasse nel mio giardino e mi chiedesse dell’argomento consegnerei – forse ingenuamente - a una civiltà extraterrestre quanto segue:

 

Periodo 1: I Precursori

  • Paolo Mantegazza nel 1897 scrive L’anno 3000 – Sogno una delle primissime opere di proto-fantascienza in Italia. È un’utopia tecnologica in cui inserisce paesaggi e situazioni satiriche e che oggi potrebbero risultare controverse. Eppure rimane un documento inestimabile di una certa fetta di pensiero di quegli anni e merita di entrare nel canone per il potere immaginifico: basti pensare che ha ancora mille anni per azzeccare le previsioni sugli Stati Uniti D’Europa e sulle intelligenze artificiali biotecnologiche. Brioni e Comberiati mettono a confronto il suo umanesimo positivista con il post-antropocentrismo di Sirene (vedi sotto).
  • Emilio Salgari nel 1907 scrive Le meraviglie del 2000, come non citarlo, anticipa la televisione e il terrorismo, la plastica e l’inquinamento (strane queste connessioni vero?).

 

Periodo 2: Il Futurismo

  • Filippo Tommaso Marinetti nel 1921 rielabora un suo testo e dà alla luce Lussuria velocità, è il suo inno alla macchina, dove tutto l’impianto ideologico di matrice maschilista riversa nell’automobile un feticismo edonista. È una tappa del pensiero italiano che farà storia.
  • Rosa Rosà, nota anche come Edith Arnaldi, scrive Una donna con tre anime nel 1918. È un particolarissimo incrocio tra futurismo e femminismo. Entra nel canone proprio perché troppo poco conosciuta in relazione all’importanza che quelle idee rivestiranno nel corso del secolo fino a oggi.

Per un canone della fantascienza italiana

Periodo 3: Il cosiddetto Mainstream

Hanno scritto dell’altro e sono stati popolari, ma da quando è una colpa? Per loro basta il nome, nonostante in un paio di casi si tratti di raccolte di racconti, la loro fama li precede:

  • Dino Buzzati nel 1940 scrive Il deserto dei Tartari.
  • Ennio Flaianonel 1954 scrive Un marziano a Roma.
  • Italo Calvino nel 1965 pubblica l’edizione integrale de Le Cosmicomiche.
  • Primo Levi nel 1987 dà alla luce a Vizio di forma.

 

Periodo 4: I classici di genere

Con i seguenti si giunge a una versione più riconoscibile della fantascienza:

  • Corrado Alvaro nel 1938 scrive Paura sul mondo che subirà la censura fascista per diventare L’uomo è forte. È uno dei primi esempi di romanzo distopico in Italia, un sottogenere che avrà parecchia risonanza fino a diventare, alle orecchie dei più, quasi un sinonimo di fantascienza. «Non riguarda solo la resistenza alla dittatura o la modalità con cui essa si instaura, quanto gli atteggiamenti delle persone che la rendono efficiente.» (Ideologia e rappresentazione riguardo Paura sul mondo)
  • Emilio De Rossignoli nel 1965 scrive H come Milano. Uno dei primi esempi di romanzo post-apocalittico in Italia. Racconta le ossessioni atomiche di quegli anni e riesce a prevedere che gli animali siano in grado di adattarsi meglio dell’uomo in un disastro nucleare, andando a ripopolare una città-mondo dove ogni regola è implosa, in maniera simile a quanto è successo a Chernobyl.

 

 Periodo 5: Il “canone” Iannuzzi

I seguenti autori sono stati riportati e analizzati da Giulia Iannuzzi nella sua seconda monografia sulla fantascienza italiana; già solo per questo meritano di rientrare in un ipotetico canone definitivo.

  • Gilda Musa nel 1975 pubblica Giungla domestica. Brioni e Comberiati ce lo descrivono così: «anticipa inoltre alcune problematiche che saranno alla base delle riflessioni dell’ecocritica contemporanea: il rapporto fra gli esseri umani e le altre specie viventi, la fragilità dell’equilibrio biologico sulla Terra, la particolare sensibilità ed empatia nel riuscire a dialogare con “l’altro”, inteso nel senso più ampio del termine.»
  • Lino Aldani nel 1977 scrive Quando le radici. È un romanzo di critica amara alla modernità, in netto contrasto con l’opera di Marinetti. A poco più di cinquant’anni di distanza dal futurismo la prospettiva si inverte. È sua la definizione di fantascienza di cui sopra.
  • Vittorio Curtoni nel 1972 esce con Dove stiamo volando su «Galassia», un’altra rivista chiave del panorama italiano, insieme a «Robot», fondata da lui quattro anni dopo. Lo scrive a soli ventitré anni e introduce anche il tema modernissimo dell’identità sessuale, e del problema della diversità.
  • Vittorio Catani nel 1989 vince la prima edizione del Premio Urania con Gli Universi di Moras, pubblicato l’anno successivo. Con lui il genere è già in una forte fase di evoluzione. Si parla di viaggi tra dimensioni parallele e il racconto della reazione umana, in un contesto fuori dal comune, che parla di altrove e parla anche di noi.

Per un canone della fantascienza italiana

Periodo 6: Le autrici donne

Insieme a Rosa Rosà e Gilda Musa le seguenti sono solo quattro tra le migliori autrici di fantascienza in Italia, molte delle altre le ritroveremo nelle menzioni d’onore.

  • Daniela Piegai nel 1978 scrive Parola di alieno che la consacra, almeno tra la nicchia di appassionati. Il romanzo descrive una delle tante razze di alieni “emigranti” costretti ad abbandonare il loro pianeta e ritrovandosi sulla Terra in conflitto con gli umani e altre razze di alieni. Il romanzo gioca sul relativismo di chi è considerato “invasore” e chi “selvaggio”.
  • Luce d’Eramo, pseudonimo di Lucette Mangione, pubblica nel 1986 Partiranno. Nota per il suo romanzo autobiografico Deviazione, decide di passare alla fantascienza, parlando di riscatto femminile. Sono trascorsi cento anni dal primo libro del canone, quando lo presenta al premio letterario di Montepulciano, ma Alberto Moravia avrà da ridire nei confronti di questo “scivolamento” verso la fantascienza.
  • Mariangela Cerrino scrive L’ultima terra oscura nel 1989 e l’anno successivo vince il Premio Italia con un romanzo che riprende lo spirito di De Rossignoli e riflette sul tema della morte. «La morte non esiste, esisto io che sto morendo.» è la frase di André Malraux il filo rosso lungo la vicenda.
  • Laura Pugno ci fa entrare negli anni duemila con la pubblicazione di Sirene (2007), già citato per il suo approccio post-antropocentrico e si fa portavoce di un rapporto malato tra uomo e natura. Un’opera che fa ripensare la realtà e in questo descrive bene cosa significhi intimamente la fantascienza.

 

Periodo 7: I classici moderni

Gli autori di questa sezione sono più noti al grande pubblico e rappresentano, senza dubbio, uno spaccato di come è stata percepita la fantascienza nell’ultima era del sistema Italia.

  • Stefano Benni nel 1985 pubblica Terra! Sono gli anni di Guida galattica per autostoppisti e il genere torna ad avere un sapore più mainstream, ma sempre legato seppur in maniera più ironica alle tematiche ambientali, sociali e politiche del mondo appena divenuto consapevole della sua globalizzazione.
  • Valerio Evangelisti nel 1994 esordisce in narrativa con Nicolas Eymerich, inquisitore e vince il Premio Urania. È l’epoca in cui il sincretismo tra generi letterari si fa sempre più forte. Eymerich, come viene chiamato, è un mix di storico, thriller, gotico e fantascienza, primo di una saga che avrà risonanze perfino nel mondo dei videogiochi. La sua versione videoludica sarà la prima al mondo ad essere completamente doppiata anche in latino.
  • Enrico Brizzi nel 2009 scrive La nostra guerra. Ve l’avevo promesso ed eccolo qua: Brizzi non poteva mancare. Dopo l’esordio da giovanissimo con Jack Frusciante è uscito dal gruppo, ormai lettura estiva di ogni buon liceale che si rispetti, inizia la sua epopea fantastorica italiana parlando di un fascismo che non è mai caduto, con un linguaggio che ricalca in tutto e per tutto l’italianizzazione fascista.
  • Tullio Avoledo nel più recente 2018 conquista la scena con Furland®, un’altra ucronia dove i cosacchi a cui Hitler aveva promesso il Friuli riescono a mantenere il potere, trasformando la regione in un paese dei balocchi, fino a quando l’ordine costituito non sarà messo in discussione da un anonimo punitore.

 

Periodo 8: I Nuovi Orizzonti

Gli autori di questa sezione si distinguono per la capacità di introdurre tematiche terribilmente attuali rinnovando il genere dall’interno, nonostante non abbiano (ancora) la fama che meritano, fatto tristemente vero per quasi tutto il canone qui presentato, ma glissiamo…

  • Massimo Pietroselli nel 1994 pubblica Miraggi di silicio, considerato dagli estimatori un precursore della trilogia di Matrix (1999). Lo stesso potrei dire de L’undicesima frattonube (2004), anticipatore di Arrival (2016). Per cui, Pietroselli si guadagna il posto nel canone grazie a una preveggenza da autentico narratore di sci-fi.
  • Dario Tonani nel 2012 scrive Mondo9. Non poteva mancare un esempio di steampunk con i fiocchi. Un’opera che esplora il mondo del totalmente altro, immaginando immense navi senzienti, in cui l’uomo deve lottare per non divenire ruggine.
  • Francesco Verso nel 2013 pubblica Livido. Entra nel canone per la capacità di mettere in risalto tematiche cruciali e innovative in tutti i suoi romanzi. Livido è una riflessione sui diritti negati a tutto ciò che, nell’attimo presente, non ci riguarda: che sia una fanciulla post-umana o un ragazzino disabile.
  • Lukha B. Kremo nel 2016 scrive Pulphagus®.  In questo prossimo futuro straniante le parole hanno un prezzo e, se non te lo puoi permettere, sarai costretto alla volgarità. Semplicemente geniale.

 

Menzioni onorevoli: Giorgio Scerbanenco, Gianni Montanari, Mario Soldati, Pierfrancesco Prosperi, Franco Forte, Nicoletta Vallorani, Roberta Rambelli, Clelia Farris, Violetta Bellocchio, Massimo Mongai, il collettivo Wu Ming, etc.

 

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Se avete notato che alcuni autori (presenti o meno) non hanno un link di approfondimento scriveteli nei commenti, la fantascienza italiana è prossima ventura; speriamo di avere ancora occasione, in futuro, di mostrare a tutti quanto vale.

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