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Per salvare il mondo clicca qui, Vincenzo Latronico e il “suo” alveare

Vincenzo Latronico, La mentalità dell’alveareC’è la retorica della democrazia digitale, alla base dell’ultimo romanzo di Vincenzo Latronico, La mentalità dell’alveare (Bompiani, 2013). È lui stesso a precisarlo, affrettandosi ad aggiungere: «non avrei avuto le competenze per trattare la questione in altri termini». Gli piacciono, anche se gli sembrano impegnativi, sia la definizione di romanzo civile, «alla Sciascia», data da Christian Rocca, direttore di IL, mensile culturale del Sole24ore, sia quel «a me ricorda il Calvino de La giornata d’uno scrutatore» detto da Luca Mastrantonio, giornalista della Lettura, del Corsera, durante la presentazione del romanzo, il 4 giugno scorso, alla Feltrinelli di piazza Duomo, a Milano.

La mentalità dell’alveare è la terza fatica di Latronico. Senza troppa dissimulazione, emerge il parallelo reale di questa storia, ossia il Movimento 5 Stelle fondato da Beppe Grillo. Nel romanzo, il non partito si chiama Rete dei Volenterosi, ed è salito al governo del Paese promettendo la democrazia diretta. Ma quando la Rete vara una legge contro il pignoramento della prima casa, i due protagonisti, giovani sposi, sostenitori convinti del movimento, si rendono conto che non ne avranno mai una, visto che le banche hanno automaticamente ristretto le concessioni di mutui. Aggirato l’ostacolo grazie a una trovata “all’italiana”, si trovano tuttavia a dover fronteggiare la mentalità dell’alveare: una rete in cui tutti indagano, tutti accusano, tutti giudicano e quasi nessuno ascolta prima di condannare.

Ne abbiamo parlato direttamente con l’autore a margine dell’evento milanese.

Latronico, perché trova impegnativa la definizione di romanzo civile? Come si potrebbe definire meglio, allora, La mentalità dell’alveare?

«Un romanzo ha una scrittura più raffinata, personaggi psicologicamente strutturati, cosa che non si trova nel mio libro, scritto di getto, in cinque giorni, dopo le ultime elezioni (le Politiche del 24-25 febbraio 2013, ndr). I miei personaggi sono molto semplificati, in realtà è la narrazione di un’idea. Lo definirei piuttosto un pamphlet, una storia civile. Non avrei potuto trattare lo stesso tema in forma di saggio e forse è meglio così, perché magari sarebbe stato letto solo da “addetti ai lavori”, mentre io immagino di rivolgermi a chiunque, per stimolare una riflessione».

Veniamo al tema, dunque. Da dove nasce questo suo interesse per le dinamiche in rete?

«Credo sia una questione che merita ancora di essere scandagliata a fondo. La rete sta rivoluzionando le nostre vite in un modo di cui ancora non ci rendiamo pienamente conto. La stessa idea della democrazia online, di una democrazia diretta, io penso sia una polpetta avvelenata».

Presentata come un piatto prelibato e messa alla portata di chiunque...

«Già, pochi capiscono che la rete non è un’istituzione, che i dati sono spesso manipolabili. Essendo un deluso dalla politica, ho visitato a lungo il blog di Grillo, guardando con interesse al Movimento 5 Stelle. Poi mi sono accorto di qualcosa che non va. Ogni volta si presentano le stesse dinamiche: si parte da un sospetto, iniziano le prime accuse, e si arriva alla demonizzazione del colpevole. Ma soprattutto: il colpevole potrebbe essere chiunque, e di fronte a un attacco del genere non ha quasi modo di difendersi. Così ho cominciato a preoccuparmi».

Eppure nel suo romanzo non ci sono i cattivi

«Ma è proprio questo il punto. I cattivi non ci sono, o meglio, nel romanzo, come nella realtà, manca la cattiva fede, mancano le cattive intenzioni. Ho pensato molto a I volenterosi carnefici di Hitler: si parte da ideali altissimi e da persone che ci mettono tutta la buona volontà di questo mondo, ma magari non hanno gli strumenti per comprendere la potenzialità del mezzo e, spesso, lo sopravvalutano. Come dire: se vuoi salvare il mondo clicca qui».

Da scrittore ha individuato una possibile soluzione?

«Certo: emigrare!»

Così, senza mezzi termini? Ma guardi che anche in Germania c’è già un Movimento 5 Stelle.

«Però l’estremizzazione, la mentalità dell’allenatore da bar e l’esasperazione di certe dinamiche, c’è solo qui in Italia. Per questo, temo la deriva che può prendere questo fenomeno. Certo, non credo si arriverà a pericoli di nuovi totalitarismi, ma penso solo al fatto che il fenomeno non è facilmente controllabile, e può creare mostri».

Tornerà a scriverne?

«Sono già al lavoro per un nuovo romanzo, ma non vorrei dare anticipazioni»

Ma parlerà ancora di dinamiche della rete? C’erano anche nel suo romanzo precedente, La cospirazione delle colombe.

«Sì, diciamo che sono argomenti che mi affascinano. Ecco, posso dire solo che tratterò del problema complesso della reputazione online. Ma non dico altro».

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