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Paolo Nori e la sua grande Russia portatile

Paolo Nori e la sua grande Russia portatileLa Russia è stata un grande impero, è stata l’Unione Sovietica e ancora oggi è la Nazione più grande al mondo. Paolo Nori, scrittore e giornalista, la racconta per frammenti in La grande Russia portatile, per renderla accessibile e immediata ai lettori. Il libro di Nori, edito da Salani, è costruito da una miriade di frammenti, delle specie di post-it, nei quali l’autore ci racconta la Russia. Tutti questi tasselli, diversi per tematica, uniti assumono la forma di un grande puzzle che permette a chi legge di avere uno sguardo chiaro su quella che è stata la Russia prima e dopo gli anni Novanta. 184 pagine dove si trova la terra degli zar, dei politici di regime e degli scrittori che misero nelle loro storie tutto il senso e il vivere dei russi attraverso i secoli.

C’è la Russia della gente comune, quella che durante il periodo dell’URSS si metteva in coda, per ore e ore, nella speranza di portarsi a casa qualcosa da mangiare, un vestito o qualche bene di primaria necessità. Non solo, ma troviamo la Russia dei cimiteri dove sono sepolti i grandi politici e scrittori divenuti famosi in tutto il mondo. La Russia della censura verso coloro che erano sospettati di tramare contro il regime e quella delle case vuote di giornali, ma stracolme di libri. Certo l’immagine che ne emerge è quella di un Paese ricco dal punto di vista artistico e culturale (memorabili sono le pagine dedicate alle librerie e biblioteche russe), ma segnato anche da una povertà che spesso ha spinto, e forse accade ancora oggi, la popolazione a sostituire la vodka con l’acqua di colonia e a lottare per sopravvivere.

 

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In realtà durante la lettura di La grande Russia portatile, conosciamo parecchio della vita di Paolo Nori, e si scopre come per lui la Russia sia sempre stata una meta di profonda attrazione. Prima l’ha conosciuta studiandone la lingua sul finire degli anni Ottanta, poi ci è arrivato nel 1991, quando la Russia si chiamava ancora URSS (Unione Sovietica). E Nori nella terra degli Zar ci ha passato davvero parecchio tempo, tanto è vero che nel libro lo scrittore racconta che lui era in Russia nel 1993 ai tempi della rivoluzione di fine secolo e fu testimone dei cambiamenti politici che trascinarono la Russia in una profonda crisi. Vivendo nelle terre dell’Est, Nori ha visto quelle code delle quali Sorokin ha raccontato nell’omonimo romanzo (La coda), solo che quelle osservate dal giornalista italiano erano composte da russi che durante la grave crisi scatenata dalla riforma monetaria dei primi anni Novanta furono costretti ad andare a cambiare i loro soldi in banca – e nel minore tempo possibile – poiché a causa della riforma i loro soldi nell’arco di breve tempo non avrebbero avuto più nessuno valore.

Paolo Nori e la sua grande Russia portatile

Il ritratto che prende forma dalle pagine scritte da Nori è quello di una Russia che sì ha avuto e ancora ha delle serie problematiche sociali ma, allo stesso tempo, si dimostra una nazione con una ricchezza culturale – soprattutto letteraria – che le ha permesso di farsi conoscere nel mondo e di conquistare milioni di lettori. E allora, giusto per citare qualche nome, ci si imbatte in Velimir Chlebnikov, poeta, principale esponente dei futuristi russi al quale Nori ha dedicato un libro – Pancetta – dove si racconta e ricostruisce l’esistenza dell’artista tra vita e poesia. Oltre a Velemir ci si imbatte nel suo amico Vladimir Majakovskij, nelle opere di Bulgakov, nelle parole di Anna Achmatova, in quelle di Dostoevskij e di tanti altri scrittori che, grazie ai loro testi in prosa, poesia e saggistica, hanno raccontato ogni sfaccettatura della Russia dove sono vissuti.

Nori mette l’accento anche su quella che è la città da lui più amata e se in un primo momento per lui era Mosca, a un certo punto accanto a quest’ultima l’autore aggiunge la seconda città che lo ha incantato: San Pietroburgo. Un luogo da molti – russi compresi – definito un posto sinistro, dove la mancanza di luce spesso costringeva chi ci viveva a bere o studiare e come scrive Nori stesso «Se Mosca è una città che i russi considerano famigliare, alla mano, si usa dire “Mokva – bols’šaja derevnja”, che si potrebbe tradurre come Mosca è un paesone, San Pietroburgo ha fama di essere una citta intellettuale e un po’ scostante, e per questo, se doveste andarci, nelle librerie di Pietroburgo sarà possibile che troviate dei quaderni con, in copertina, una bottiglia di vodka e un ombrello aperto…».

Paolo Nori e la sua grande Russia portatile

Nori narra il fascino della Piazza del Fieno presente nella città e della quale si trovano note nelle Memorie del sottosuolo dostoevskijane, solo che questa area a un certo punto, siamo tra il 2002 e 2003, per lo scrittore si è trasformata in un semplice ricordo della memoria, perché la piazza proprio in quegli anni è stata smantellata e riorganizzata in base alle esigenze dei cittadini e del traffico.

 

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Vivere in Russia è stato per Paolo Nori importate perché, da un lato, gli ha insegnato a conoscere in modo approfondito la terra russa in tutte i suoi punti di vista. Dall’altro, Nori racconta che questo “stare lontano” dello stivale italiano, lo ha aiutato a rendersi conto di quanto sia bella l’Italia. Una presa di coscienza che lo ha spinto ad amare la sua terra d’origine, la cultura e la lingua italiana.

Quello che emerge dalla lettura di La grande Russia portatile è l’insieme di tante cartoline diverse di una immagine unica (la Russia) usate da Paolo Nori per raccontare un Paese sì cambiato negli ultimi anni, ma ammantato sempre dallo stesso fascino che aveva prima della rivoluzione del 1991.


Per la prima foto, copyright: Mark Kamalov.

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