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Ossessione da omicidio. “Il superstite” di Massimiliano Governi

Ossessione da omicidio. “Il superstite” di Massimiliano GoverniUn uomo di provincia, accompagnato dalla figlioletta, cammina verso casa dei genitori, dove abitano anche il fratello e la sorella. Qui, nelle stanze galleggianti, scopre i cadaveri dei familiari. Risoluto, decide di non lasciar stare l’assassino, tormentato dall’idea di doverlo incontrare. Così Il superstite, tra le trame di ciò che può essere catalogato tra la non-fiction e il noir, mostrerà la storia di un uomo, un vero e proprio superstite, colui che è rimasto solo tra gli abitanti del passato e del futuro.

La seconda famiglia, la prima sottoterra, non tarderà a trasferirsi dall’altra parte del globo, a osservare un orizzonte nuovo, pulito, piena di voglia di vivere e andare avanti; il nostro allevatore di polli rimarrà in patria (patria, inoltre, di cui non se ne conosce la geografia, sfuocata in una malinconia idilliaca, poiché la cruda realtà delle strade, delle misure e delle nomenclature è riversata nell’ex Jugoslavia, residenza dell’omicida) e conoscerà un giornalista, l’unico compagno d’armi fra i salti degli anni che lo seguirà nei suoi viaggi volti ad incontrare l’assassino, uno slavo esperto in fughe dal carcere, astuto, intoccabile.

«Il giornalista mi è venuto incontro, mi ha stretto la mano e si è presentato. Mi sono accorto subito che mi assomigliava. Infatti poco dopo, mentre gli ripetevo il mio racconto, è passato un uomo, si è fermato vicino a noi e ha fatto le condoglianze a lui. Gli ho chiesto chi fosse quella persona e mi ha detto che non ne aveva la minima idea, e per la prima volta in quei giorni ho riso.»

 

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Il delitto lo ha gettato in una spirale morbosa, un universo parallelo costruito da un’immagine mentale eterna e il nastro della vita che vi scorre davanti (gli eventi e le esperienze) lo coglieranno in un costante stallo, un supplizio di Tantalo tra il futuro di una famiglia osservata tramite Skype e una casa dove i buchi nelle pallottole ancora sopravvivono.

Ossessione da omicidio. “Il superstite” di Massimiliano Governi

L’uomo prende la vita così come viene, d’inerzia: concentrato su ogni minimo dettaglio dell’omicida si lascia scorrere via ogni cosa per il desiderio di riuscire in qualche maniera a chiudere l’unico evento importante della sua vita. La preoccupazione di risolvere questo nodo, questa trama invendicata, viene rispecchiata anche nel giornalista, l’alleato che negli anni cerca di scrivere il romanzo su questa storia, seppur impossibilitato a concluderlo: anche lui non riesce a trovare un fine, lieto o tragico che sia, simbolo di un evento destinato a rimanere eternamente in bilico, un presente senza passato e futuro.

L’autore non porta drammi nella vicenda, rimane crudo com’è la cronaca: una prima persona apatica e reale percorre le pagine del romanzo (se così si può definire), dichiarando i sentimenti piatti e i pensieri del padre/figlio condannato all’epiteto di superstite. Né il futuro, né il passato lo accolgono, e così l’America come la Serbia lo rigettano: in nessuno dei due Stati trova una scappatoia o una soluzione, una chiave per la propria prigione. È condannato lì, nel suo pollaio, e nulla può smuovere ciò che è. Non ha esperienze o rivelazioni tali da poterlo far evolvere, trasformare. Il sogno, unica valvola di sfogo, molte volte dipingerà la sensazione e la confusione psichica dell’individuo.

Sul finale verrà una donna, nata dal tutto e dal nulla, specchio, forse, di quella letteratura romanzesca bisognosa di far accadere qualche cosa, bramosa di drammi, ed entrerà di getto nella realtà del superstite.

Ossessione da omicidio. “Il superstite” di Massimiliano Governi

La solitudine del personaggio, unita alla sua risolutezza e ossessione, viene rispecchiata nel dettaglio dalla penna di Massimiliano Governi, autore di Come vivevano felici, centrando il pensiero di chi non riesce a sfuggire da se stesso. Tagliente, secco, imprime sulla carta frasi decise, prive di fronzoli e sproloqui: centrali in ogni momento sono i polli, simboli di vita, morte e rinascita, guardiani intrappolati di ciò che manca al protagonista di questa breve, ma intensa, opera.

 

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Per concludere, anche la copertina mostra chiaramente ciò che è il nocciolo della storia: due mani che scorticano un bastone, come se consumassero il proprio sé, tormentate dal dubbio, dal supplizio della vita e dal costante contrasto con il proprio io.


Per la prima foto, copyright: Mikesh Kaos.

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