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Olga Chiaia e il bello di uscire dagli schemi

Olga Chiaia e il bello di uscire dagli schemiA parole è facile. Il bello di uscire dagli schemi è un concetto che Olga Chiaia analizza ed esamina con delicatezza, senso pratico e analisi approfondita.

Il bello di uscire dagli schemi. Superare rigidità e trappole mentali, vivere flessibili e felici è il titolo del nuovo libro della psicologa e psicoterapeuta, edito da Feltrinelli, presentato nei giorni scorsi alla nuova e accogliente Libreria Kublai di Lucera, in provincia di Foggia, diretta da un gruppo di giovani tenaci e dinamici.

A parole è facile, dicevamo, ma mettere in pratica questo proposito nella realtà di tutti i giorni diventa alquanto complesso per ognuno, che sia uomo o donna, giovane o adulto, ricco o precario che sia. Se il mondo di oggi è un inno alla flessibilità, parola magica ripetuta come un mantra praticamente da tutti, diventa necessario trovare gli strumenti giusti per non farsi risucchiare da gorghi pericolosi che rischiano di farci perdere di vista i veri obiettivi. Uscire dagli schemi può essere bello e stimolante, però, e vale la pena di correre il rischio, anziché continuare a vivere come un criceto nella ruota. Ne abbiamo parlato direttamente con l’autrice.

Come ha avuto l’idea di questo nuovo libro?

Ho osservato spesso quello strano fenomeno per cui “piove sempre sul bagnato”: a chi le cose vanno bene di solito finiscono con l’andare ancora meglio, e chi è vittima di disgrazie tende a incappare in ulteriori sfortune. Volevo capire come fare a saltar fuori da schemi ripetitivi negativi, i circoli viziosi, e aiutare gli altri a farlo. E come instaurare dei circuiti virtuosi, migliorativi. Ho deciso allora di scrivere il mio quarto libro di auto-aiuto, ma con una nuova modalità: parte del libro ha un carattere esplicativo e discorsivo, si rivolge all’emisfero sinistro; parte è scritta modo suggestivo ed evocativo, con metafore ed espressioni che colpiscono il cervello emotivo più che quello razionale. Nell’intento di trasmettere in modo più diretto la fiducia e il coraggio per guardare oltre e saltare.

 

Perché ci rifugiamo nella “zona di comfort” e non riusciamo a rendere più elastici i nostri schemi di vita?

Credo essenzialmente per paura, o per pigrizia, con cui a volte questa si maschera. La nostra personale zona benessere è a volte stretta come una zattera e scomoda da morire, ma è familiare e rassicurante. Saltarne fuori presuppone la fiducia di saper nuotare, di trovare approdi, e il coraggio di farlo nonostante l’ansia e le resistenze che il nuovo scatena in tutti noi.

 

Come facciamo ad uscire dalle spirali perverse dei "corsi e ricorsi"? Che cosa ci rende schiavi degli stessi errori commessi in passato nel lavoro, nella vita privata e nelle relazioni umane?

Finché siamo totalmente fusi con le nostre storie non riusciamo a vederle, ma solo a reagire ad esse in modo istintivo, e quindi ripetitivo. Nella nostra mente si creano dei circuiti preferenziali cristallizzati, che ci inducono a trovare, nella multiforme realtà, sempre e solo quello che ci aspettiamo, a reagire con gli unici comportamenti che sappiamo, e naturalmente questo provoca una pseudo-conferma di un destino che in realtà non è scritto. Bisognerebbe riuscire a osservare con più distacco le nostre vite, facendo un passo indietro, come per guardare un quadro; e poi agire in modo contro-intuitivo, diverso, scelto con attenzione e con la consapevolezza della moltitudine di possibilità celate in ogni istante del nostro presente.

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Olga Chiaia e il bello di uscire dagli schemiChe cosa significa vivere flessibili al giorno d’oggi? Non si rischia di perdere di vista se stessi, per inseguire modelli troppo lontani?

Essere flessibili vuol dire essere capaci di auto-correggersi: se invece ci si irrigidisce, si smette di evolvere, le sicurezze si trasformano in limiti o peggio in trappole. Non significa rinunciare a qualsiasi schema: bisogna poter ordinare il caos del mondo con delle mappe che lo semplifichino e ci orientino! Purché ci ricordiamo che sono solo mappe, da aggiornare spesso, e modificare se occorre. E che devono essere mappe del tesoro, cioè condurre verso i nostri valori, ciò che ci sta a cuore davvero. In questo senso ci avvicinano a noi stessi, a come davvero vorremmo essere.

 

La nostra società ci ha persuaso a essere “multitasking”, ovvero a gestire più cose contemporaneamente, nel lavoro e nel privato: lei è d'accordo nel potenziare questa attitudine?

Mi piace l’idea di poter puntare su più fronti, di avere tanti interessi diversi e alimentarli tutti. Ma non contemporaneamente! La distrazione, l’interferenza continua, la fretta, credo siano nemici che ci stanno svuotando del gusto del presente, della capacità di scelta delle priorità giuste per noi. Sarebbe meglio semplificare, darsi il tempo di prendere la mira e centrare il bersaglio vero, quello importante per noi, anziché fare come il criceto, che corre sulla ruota in modo sterile e logorante. Sulla copertina del mio libro ce n’è uno, grassoccio e buffo, che salta fuori dalla sua ruota, volando come Superman. Molti di noi vorrebbero farlo, ma c’è una diffusa sensazione d’impotenza, che scoraggia anche solo l’immaginazione, e sabota l’energia necessaria al salto: è una profezia che si autoavvera…

 

Qual è il pericolo maggiore in questo momento storico, secondo lei? Che società rischiamo di diventare tra venti anni?

C’è un’infelicità diffusa e trasversale, che percepiamo dalla vendita di farmaci antidepressivi, dall’aumento di domanda di psicoterapia da parte di giovani, e da tanti segnali di sfiducia in un futuro che sia diverso dall’oggi. Il rischio è che da questa crisi non scaturisca un cambio di paradigma, una virata verso valori più umani, ma che si proceda verso un progresso tecnologico che ci rende schiavi e annulla la creatività. Il rischio è di perdere alcune capacità, delegate a strumenti e app, e anche il contatto sano con la terra, il corpo, le emozioni e gli altri.

 

Concludiamo con un messaggio di speranza e di incoraggiamento per i nostri lettori...

Ci sono indizi in controtendenza! Laddove in tv assistiamo a lamentele e accuse gravi che non portano però ad alcun cambiamento, osservo nelle menti e nei cuori di molti il bisogno di autentica rivoluzione, di capovolgimento di priorità, di benessere e di pace. Ci sentiamo tutti inadeguati e sempre a rischio di esclusione, ma ogni tanto incontriamo qualche realtà diversa, in cui sembrano funzionare regole nuove e antiche, come la condivisione. Proviamo a partire da noi stessi, a trattarci con più simpatia e fiducia, a sperimentare nuovi comportamenti di calma e di attenzione. Ci sentiremo più vivi e getteremo il seme di infiniti circoli virtuosi.


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