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“Ogni piccola cosa interrotta”, un esordio molto interessante

“Ogni piccola cosa interrotta”, un esordio molto interessanteSilvia Celani, romana, esordisce in questi giorni nella narrativa con Ogni piccola cosa interrotta (Garzanti, 2019), storia di una ricerca e di una rinascita.

Vittoria, la protagonista, è la classica ragazza bene che, come da cliché, vive in una lussuosa villa ai Parioli, frequenta senza troppo impegno l'università e va alle feste con l'amica Carlotta. La sua vita, però, è tutt'altro che dorata, perché appare segnata da una grande solitudine affettiva: il padre, di cui conserva solo vaghi ricordi, è morto molti anni prima in un incidente e la madre vive una sua esistenza convenzionale, dopo aver ridotto ai minimi termini i rapporti con la figlia. Le due donne, pur vivendo sotto lo stesso tetto, si comportano infatti come due estranee.

Ogni tanto Vittoria viene colta da crisi di panico, ed è per questo che decide di rivolgersi, anche se senza molta convinzione, a una terapeuta. Grazie a lei, ma soprattutto grazie all'incontro con Ion, un ragazzo che lavora in un cantiere e vive agli antipodi del suo mondo altoborghese, Vittoria riesce a recuperare a poco a poco i ricordi di un passato lontano e doloroso, ma che non può non fare parte del suo vissuto. Come il carillon rotto che s’impegna ad aggiustare, perché è un ricordo concreto della sua infanzia, Vittoria deve faticosamente rimettere insieme i cocci di una vita familiare perduta prima di  riuscire a gestire pienamente i suoi rapporti affettivi da donna adulta.

 

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Ogni piccola cosa interrotta, al di là del titolo forse leggermente lezioso, è un romanzo forte, che affronta temi complessi e molto attuali. Ne abbiamo parlato con l'autrice a Milano.

 

Come è nata questa storia?

Assolutamente per caso, da una suggestione che mi ha portata a immaginare subito il personaggio di Vittoria. Mi è capitato di vedere in un bar che frequento vicino al lavoro, in una zona industriale piena di operai, un ragazzo che non conoscevo, dal viso molto pulito e in grado di arrossire. Questo ragazzo, che è diventato Ion, ha generato il personaggio di Vittoria come suo opposto. In quel periodo stavo scrivendo un'altra storia, ma questa mi si è imposta subito, mi ha fatto scrivere le prime trenta pagine di getto, anche se poi mi è servito del tempo perché Vittoria trovasse la sua strada. Vittoria e Ion sono le due facce di una medaglia, lei in apparenza così perfetta e in mezzo agli agi e lui in apparenza imperfetto e svantaggiato.

 

Vittoria è cambiata molto rispetto a come se l'era raffigurata all'inizio?

È cambiata tantissimo. All'inizio, mentre scrivevo, avevo con lei un rapporto quasi conflittuale: vedevo in lei una ragazza con un forte potenziale, che però non sfruttava perché aveva paura e non accettava le proprie fragilità, mostrandosi dura e maleducata per nasconderlo. A volte non avevo idea di come si sarebbe evoluta la storia, ma poi ho capito che anch'io stavo facendo uno scatto per cambiare la mia vita, proprio come lei. Non sempre puoi essere quella che vorresti e devi farti bastare ciò che sei: Vittoria è cambiata quando ha capito questo.

“Ogni piccola cosa interrotta”, un esordio molto interessante

Qual è stato il personaggio più difficile da raccontare?

Senz'altro la madre, che è stata complicatissima. Si comporta in un modo così duro che a volte è difficile da comprendere, persino da descrivere a livello fisico. Tutti gli altri personaggi sono nati molto più facilmente, anche il padre che vive solo nei ricordi.

 

Il problema della rottura caratterizza moltissimo la generazione dei trenta-trentacinquenni di oggi, sia a livello personale che professionale, perchè seguono spessopercorsi fatti più di interruzioni e ripartenze rispetto ai loro genitori. Questo ha influenzato in qualche modo la sua scrittura?

Vittoria nasce già con un dolore dentro di sé, una sua cifra personale, che deriva da una brusca interruzione, da qualcosa che si è interrotto e non si è risolto. Tante cose ci restano dentro senza che abbiamo il coraggio di tirarle fuori per dare loro una soluzione, una conclusione. Nella mia storia personale posso dire che ho sempre desiderato scrivere fin da bambina, anche se poi crescendo si finisce per fare altre cose per vivere. Quando ho avuto le figlie abbastanza grandi per ritagliarmi un po' di tempo per la scrittura, ho capito che la vita è oggi: posticipiamo sempre, ma dobbiamo fare le cose adesso. Così mi sono messa a scrivere, riprendendo un sogno interrotto. Ho trentotto anni, ho iniziato a scrivere a trentacinque, quindi non ero più una ragazzina.

Basta un po' di coraggio per riprendere quello che si è interrotto, per non privarci di cose che possono essere meravigliose, ma spesso siamo insicuri e pensiamo sempre che gli altri siano migliori di noi.

Non si può essere sempre al massimo. Scrivere mi rende felice e forse questa felicità è uscita nel libro, contagiando chi ha letto il libro. In ogni caso, scrivere è il mio angolo personale anche se non pubblicassi.

 

È stato più difficile portare avanti il rapporto tra Vittoria e Ion o quello tra Vittoria e la dottoressa Rosario, visto che sono due percorsi in qualche modo paralleli e molto complessi?

Ion e la dottoressa sono le uniche persone che affrontano Vittoria con sincerità e le dicono cosa e quando sta sbagliando. Sono i suoi grilli parlanti.

A livello di scrittura i dialoghi tra Vittoria e la dottoressa sono stati facili da immaginare, ho avuto più difficoltà a descrivere il rapporto con Ion, che rischiava di soccombere perché Vittoria si impone sempre su di lui.

“Ogni piccola cosa interrotta”, un esordio molto interessante

Quanto c'è di suo in Vittoria?

Vent'anni fa avremmo avuto molte cose in comune, anche se siamo diverse per estrazione sociale e non abbiamo vissuto le stesse esperienze. Ci accomuna la tendenza a voler essere perfette rispetto a certi standard da rispettare per farsi accettare nel mondo.

Lo sviluppo del romanzo mi ha permesso in qualche modo di riflettere sui cambiamenti della mia vita e di crescere insieme al mio personaggio, ma siamo anche tanto diverse.

 

Prima ha detto che stava scrivendo un'altra storia quando ha iniziato con questa. Cos'ha fatto della storia precedente? L'ha messa da parte o ha continuato a scriverla?

Sto imparando solo adesso a capire qualcosa del mio processo creativo. Sarebbe meraviglioso poter immaginare il proprio libro subito dall'inizio alla fine, ma il problema è che non funziona così, almeno per me, perché a volte i personaggi prendono il sopravvento e mi spingono a creare altre trame e sottotrame. Ho notato che quando vengo messa in difficoltà ho bisogno di un'altra storia a cui dedicarmi per un po' prima di tornare a quella precedente, quando magari mi viene in mente come uscire da una certa situazione.

Adesso ho finito anche l'altra storia, ma forse mi è servita solo per scrivere questa.

 

Come si organizza?

Ho due figli e un lavoro, per il quale ho chiesto il part time. Scrivo dappertutto, vado sempre in giro con quaderni, ma uso anche il blocco note del telefono.

 

Chi ha letto il libro per primo?

Un caro amico del liceo che avevo perso di vista per tanti anni, l'ho ritrovato su Facebook e ho capito che stava scrivendo qualcosa, così ci siamo scambiati i nostri lavori. Scrivendo avevo bisogno di sapere che qualcuno avrebbe letto quello che scrivevo.Lui mi ha spronato a continuare e poi quando ha letto tutto il testo ha insistito perché lo mandassi agli editori. Mio marito mi supporta tanto, ma queste letture non sono il suo genere.

 

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Com'è stato l'editing? Ci sono cose che le hanno fatto modificare o eliminare?

È stato uno dei momenti più fruttuosi della mia vita, perché l'ho vissuto come un corso di scrittura creativa acceleratissimo. Ho imparato che bisogna avere un forte feeling con il tuo editor e sentire di poterti fidare tantissimo di quella persona. Le cose sono già dentro la tua storia, devono solo essere svelate, ed è questo il compito di un bravo editor. Io non avevo nemmeno idea di questo tipo di lavoro, ma adesso quando scrivo sento tutte le conoscenze che mi ha lasciato l'editing di questo romanzo.

 

Cosa ci dice della copertina? Magari ci si aspetterebbe un carillon più che una tazza...

Vittoria a un certo punto fa cadere una tazza e questo rumore inizia a risvegliare in lei dei ricordi. Per me due cose hanno questo potere: gli odori e i rumori. Ritrovare certi odori e certi rumori mi fa sempre pensare a particolari momenti della mia vita.


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Per la prima foto, copyright: Danielle MacInnes su Unsplash.

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