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OGM e "bio": cibo contro natura?

OGM e bio: cibo contro natura?Contro natura. Dagli OGM al "bio", falsi allarmi e verità nascoste del cibo che portiamo in tavola di Dario Bressanini, chimico, e Beatrice Mautino, biotecnologa, è uscito lo scorso maggio per Rizzoli. Un libro non va mai giudicato dalla copertina, né dai primi capitoli… vero in questo caso più che mai. Per le prime cinquanta pagine non si riesce bene a comprendere il senso del discorso portato avanti dagli autori e il lettore quasi si indispone, avallato anche dal forte bagaglio di pregiudizi e preconcetti sui tanto famigerati, ma al contempo pressoché sconosciuti, “organismi geneticamente modificati”. Poi la tela costruita da Bressanini e Mautino per sostenere le loro tesi si dipana e, a ogni pagina, la lettura si fa più interessante. Il registro linguistico utilizzato dagli autori è volutamente poco tecnico, molto discorsivo e pieno di esempi tratti dalla quotidianità. Un metodo efficace per raggiungere una fetta di lettori più ampia possibile.

Le domande a cui il libro cerca di dare una risposta sono molteplici: «Cosa sono gli OGM? E cosa i mutagenesi? Cosa possiamo o dobbiamo considerare “contro natura”? I media e le autorità ci stanno dicendo la verità al riguardo?». Nelle primissime pagine viene citato un articolo di Tullio Regge, Spaghetti geneticamente modificati, apparso su «Le Scienze» del gennaio 2000, come spunto per riflessioni e considerazioni riguardo al clamore che ha generato. «Il messaggio che Tullio Regge voleva far passare era che gli OGM non sono poi così diversi da quel che mangiamo tutti i giorni, e che nessuno dopo tutto aveva mai avuto problemi con gli spaghetti o i fusilli. Invece il messaggio che è passato è che era proprio il CRESO a essere diverso da ciò che mangiamo tutti i giorni».

Il CRESO è un grano ottenuto dall’incrocio tra la linea messicana del CIMMYT e il mutante del Cappelli Cp8144, sottoposto a una lunga serie di prove agronomiche in varie località dell’Italia centrale e ottenuto trattando il Cappelli con raggi X. Non ci sono errori di lettura o scrittura, è proprio così che si ricavano le tipologie di grano più diffuse per la produzione di paste alimentari. «Piante trattate in reattori nucleari o sui campi di coltivazione con cannoni al Cobalto 60 o con raggi X». Le piante create con la “tecnica della mutagenesi” nei laboratori di tutto il mondo sono all’incirca 2250, compresi i grani duri come il CRESO e le varietà di mandarino senza nocciolo. «Numeri che avrebbero dovuto aiutare a mettere nella giusta prospettiva le cose: le piante mutate sono tantissime, molte più di quelle che immaginiamo, e le mangiamo ogni giorno senza avere problemi»; invece il risultato delle affermazioni di Regge è stato il tacciare il CRESO come il “nemico numero uno” e alimentare costantemente una politica e, al contempo, una propaganda contro gli OGM.

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È a questo punto che viene chiarito il discorso portato avanti dagli autori: «La scelta legislativa di definire una classe di organismi in base al modo in cui sono stati ottenuti e non in base alle loro caratteristiche, che alla fine sono le uniche cose che ci interessano quando le dobbiamo coltivare e mangiare, è a nostro parere la radice di tutti i mali, perché ha dato luogo a una legislazione irrazionale e a caratteristiche simili in modo diverso». In Italia sono vietati gli organismi “geneticamente modificati” ma sono consentiti quelli “geneticamente mutati”, come il grano CRESO. Gli autori e non solo loro si chiedono il perché. Stando ai resoconti dei gruppi di ricerca istituiti dall’UE «le biotecnologie e in particolare gli OGM non sono, di per sé, più rischiose delle tecnologie convenzionali di breeding delle piante», ma allora perché trattarle diversamente?

Va inoltre puntualizzato, e Bressanini e Mautino lo fanno benissimo, che se anche è stata dichiarata illegale la coltivazione degli OGM, in Italia non si è fatto lo stesso per il loro utilizzo. «E sì, perché gli OGM in Italia non si coltivano, almeno ufficialmente, ma si “utilizzano” eccome. Alla luce del sole. Legalmente e senza alcuna opposizione». Ammontano a 4 milioni le tonnellate di farina di soia importate ogni anno dall’industria mangimistica. Gli autori hanno calcolato che equivalgono a «55 chili di soia OGM per ogni italiano, deputati, ministri e attivisti compresi».

OGM e "bio": cibo contro natura?

Ecco allora che emerge un quadro chiaro della situazione: dopo aver più o meno inconsapevolmente prodotto, distribuito e mangiato per quasi cinquant’anni “pasta radioattiva”, si regala agli italiani un nemico da combattere, gli OGM, e allo stesso tempo si continua la sperimentazione e la coltivazione dei mutagenesi. Da un punto di vista legale questi continuano a essere consentiti, come lo è l’importazione e la lavorazione di piante o cereali OGM. Ufficialmente in Italia è vietata solo la loro coltivazione. Ma mentre per il legislatore i grani come il CRESO non sono OGM e quindi la loro coltivazione non è illegale, per l’opinione pubblica il CRESO e simili sono diventati OGM e responsabili tra l’altro di “malattie” come la celiachia. Bressanini e Mautino in Contro natura si soffermano a lungo nell’esposizione di quanto accaduto nel circo mediatico della televisione e della stampa, sottolineando gli errori, le superficialità e a volte la facile speculazione che ha portato gli italiani verso una dannosa disinformazione riguardo gli OGM, i mutagenesi e i prodotti biologici.

OGM e "bio": cibo contro natura?

Gli autori non sono per principio favorevoli o contrari agli OGM, ai mutagenesi oppure ancora ai prodotti “bio”; cercano solo di fare un po’ di chiarezza in “universi” di cui si fa un gran parlare ma che in fondo restano poco conosciuti.

Si può anche persistere nella convinzione che gli OGM siano dannosi, che i mutagenesi lo siano di più o di meno, che i prodotti biologici siano “naturali” ma il libro è comunque interessante. Contro natura. Dagli OGM al "bio", falsi allarmi e verità nascoste del cibo che portiamo in tavola di Dario Bressanini e Beatrice Mautino è, insomma, un’analisi di tutto rispetto. 

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