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"Odore di chiuso" di Marco Malvaldi

 

Odore di chiusoIl titolo di questo bel libro di Marco Malvaldi è indicativo di quanto sta succedendo in questo periodo, in Italia e non solo. C’è davvero Odore di chiuso, aria stantia che si respira in ogni angolo del Paese, in ogni settore professionale e negli animi scoraggiati delle persone che, invece, dovrebbero trovare la forza di combattere.

L’ambientazione del romanzo è ottocentesca, ma il titolo riporta proprio all’attuale situazione politica, economica e sociale italiana. La storia si svolge a San Carlo, nella Maremma toscana. Il conte Alinaro Bonaiuti ha invitato nel suo castello, per una battuta di caccia, alcuni ospiti, tra i quali il noto gastronomo Pellegrino Artusi. Si tratta di un intero weekend da passare insieme. La prima serata, durante la cena, il conte, di ottimo umore, racconta di una grossa vincita ai cavalli, invitando gli ospiti a trasferirsi nella sala da fumo per brindare alla vincita. Dopo aver spiegato ai suoi ospiti di non poter bere champagne per un dolore allo stomaco e aver ripiegato su un bicchiere di Porto, il conte si sente male. Da quel momento in poi si snoda un giallo di impostazione classica con tutti gli elementi a tema: il castello, i delitti, la nobiltà decaduta, perfino il maggiordomo, personaggio chiave di ogni romanzo giallo che si rispetti.

Marco Malvaldi, classe 1974, pubblica per la Sellerio (nella collana La Memoria) Odore di chiuso, dopo aver pubblicato per loro i tre romanzi della serie dei vecchietti del BarLume, l’improvvisata e improbabile squadra investigativa: La briscola in cinque(2007), Il gioco delle tre carte(2008) e Il re dei giochi(2010). Nel romanzo, Pellegrino Artusi veste i panni di detective, oltre che quelli di cuoco (e sarà infatti proprio lui, alla fine, a risolvere l’intricata matassa del giallo) e, come sottolinea lo stesso autore, ricorda molto da vicino il Commissario Maigretsia nella descrizione fisica che in quella del carattere. Entrambi i personaggi sono, appunto, amanti del buon cibo e della riflessione, entrambi sono di corporatura massiccia e acuti osservatori del mondo circostante e dei suoi abitanti. E, sempre secondo entrambi, le complessità e i problemi vanno prima digeriti per poter essere poi districati.

L’ultimo romanzo di Malvaldi, ben intriso di insolente umorismo, si snoda tra le maglie di un’Italia appena unificata e, dunque, ancora intrappolata nei sistemi e nei favoritismi nobiliari che, sinceramente, non ci appaiono troppo lontani dagli apparati attuali. Infatti i riferimenti letterari, e soprattutto quelli storici, strizzano con molta ironia e un pizzico di sarcasmo alle situazioni malsane della società di oggi. Odore di chiusoè un giallo tradizionale, condito da interrogatori, intuizioni e conclusioni deduttive, con un plot intrecciato e geniale e una galleria di caratteri e situazioni più o meno comiche che permettono, attraverso attenta lettura e analisi, di osservare e studiare alcuni fenomeni umani e sociali del panorama attuale.

 

L’autore si è saputo inoltrare bene, e con dovizia di particolari, nel tunnel del giallo più classico, realizzando un progetto che aveva in serbo da tempo, ovvero quello di scrivere un “crime novel” tradizionale. Qualcosa sulle orme di Sherlock Holmes, il famoso investigatore nato dalla penna di Sir Arthur Conan Doyle, appartenente al genere letterario del giallo deduttivo, per essere ancora più precisi. Con stile alto e linguaggio chiaro, garbato e forbito, Odore di chiusoesplora le sottigliezze dell’animo umano con evidente attenzione alla ragione oltre che ai sentimenti. Descrive con occhio sagace la società ottocentesca italiana subito dopo il passaggio all’unità nazionale, e sembra delineare il difficile momento che l’Italia dei nostri tempi sta attraversando da qualche tempo. Parallelismi ironici che vengono raccontati in punta di penna, con scrittura piacevole ma pungente.

 

La prosa di Malvaldi è limpida e leggera, eppure è molto accattivante e piena di spunti di riflessione. Molto vicino – fatte le dovute proporzioni – ad Andrea Camilleri (e non a caso pubblicato da Sellerio, la stessa casa editrice dello storico autore del Commissario Montalbano) l’autore pisano si definisce (parole sue) un tipo eclettico e uno che sa fare male parecchie cose. Si dice ispirato da Wodehouse e Guareschi, ma anche da Federico Sardelli ed Ettore Borzacchini, due umoristi livornesi non molto conosciuti al di fuori della Toscana. Le storie di questo scrittore nascono dalla voglia di voler rappresentare storie umane in modo efficace.

In una recente intervista ha raccontato di aver inviato, spinto dalla moglie, il manoscritto alla Sellerio, che lo ha subito accettato. E a un autore esordiente consiglia: A uno scrittore giovane direi di essere sincero, quasi spietato, nel giudicare quello che scrive, e di affidarsi a persone sincere che leggano quello che scrive e diano il loro parere: non sempre siamo i migliori giudici di noi stessi.

Quando, invece, gli si chiede come si è avvicinato al giallo, la risposta è questa: Il giallo è stata una scelta quasi obbligata, dato che sono le mie letture preferite. Fra l’altro, alcuni dei miei scrittori preferiti (Durrenmatt e Sciascia) possono essere considerati a buon diritto dei giallisti. Credo che il giallo sia il genere di evasione per eccellenza: il presupposto dell’evasione è che si parli di qualcosa che non ha a che fare con la vita di tutti i giorni. Ora, a meno che uno non lavori per il TG5, di solito è raro che si trovi direttamente coinvolto in un omicidio. Inoltre, credo che il giallo serva ad esorcizzare una delle nostre paure più radicate, ovvero la paura della morte; noi pensiamo a questo evento come alla fine di tutto, mentre invece in un giallo la morte di qualcuno è l’inizio di tutta la storia. Credo che la consapevolezza che, quando avverrà il fattaccio e noi non ci saremo più, il mondo continuerà a girare più o meno come prima sia piuttosto confortante.

La sua narrativa risente dell’influsso di tanti autori famosi e importanti, da Shakespeare a Dante, da Gozzano a Heinrich Boll, nonché del suo scrittore preferito in assoluto, Primo Levi. Quando gli si chiede perché abbia scelto di scrivere un romanzo giallo, Marco Malvaldi spiega: Il giallo è un genere che può diventare grande letteratura: Simenon, Durrenmatt, Sciascia. Del resto in ogni romanzo c'è un equilibrio che viene perturbato, solo che nel thriller la perturbazione è più forte e questo permette di seguire meglio certi lati dell'animo umano. Il giallo è intrattenimento nel senso che non tutti siamo partecipi di un delitto. Per questo ci affascina. L’ironia, poi, viene utilizzata come consapevolezza che non esistono cose immutabili. Ed è la capacità di vedere le cose da un punto di vista diverso da se stessi.

La Maremma del libro di Malvaldi ricorda molto da vicino la brughiera inglese. I protagonisti, ben tratteggiati, con una punta di sarcasmo, fanno pensare a certi personaggi improbabili della cultura, della politica e dello spettacolo di oggi. L’autore, approfittando del fatto che il protagonista è il grande gastronomo Pellegrino Artusi, infarcisce le pagine di dettagliate (oltre che prelibate) ricette. La cuoca del castello prepara diversi manicaretti, la cui realizzazione viene descritta nei particolari e seguita pari passo dall’impeccabile Artusi, il quale dispensa aiuti e suggerisce percorsi, da come preparare un pasticcio di tonno fino a come fare al brodo per chi è ammalato.

Odore di chiuso è, in definitiva, un romanzo dal taglio efficace e deciso, scritto con stile curato e limpido seguendo il filo di una certa arguzia letteraria. E anche una certa scienza, visto che Malvaldi è chimico di professione. Una scienza letteraria, che ci fa tornare subito in mente il grande Primo Levi. Una scienza intesa come sapienza ricercata, come elemento di costruzione più diretto, senza troppi fronzoli. Un bel romanzo, un giallo alla Agatha Christie, semplice, spassoso e provocatorio ma anche formativo. Una prova audace, per uno scrittore tutto sommato ancora in costruzione, che però si è tradotto in un esperimento riuscito bene. 

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