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Nulla è come sembra. “Più fiori che opere di bene” di Annalisa Strada

Nulla è come sembra. “Più fiori che opere di bene” di Annalisa StradaEsce per HarperCollins Italia Più fiori che opere di bene, il nuovo romanzo di Annalisa Strada, autrice già nota per i suoi libri per i ragazzi.

Questa volta la scrittrice si cimenta nel genere giallo dando vita a una trama ben articolata, a tratti intuibile, ma nel complesso una piacevole lettura.

Siamo a Bergamo, nella bottega di Clotilde Grossi, una fiorista come se ne vedono poche in giro. Oltre a lei, in negozio, c’è Mary, l’assistente devota ma poco utile ai fini dello svolgimento delle indagini. Il braccio destro di Clotilde l’investigatrice è il suo fidanzato, Carlo, il punto di riferimento per chiunque abbia un morto da seppellire – legalmente –, purché non venga scelta la concorrenza.

Clo, come la chiamano i pochi intimi, è una ficcanaso amante dei gialli, delle storie a base di crimini irrisolti – ma anche risolti –, a partire dai casi eccezionali della recente storia italiana, fino agli omicidi di second’ordine, purché ben documentati. È una lettrice accanita, anche se nei pochi giorni che il lettore la conosce, non passa molto tempo sui libri. Al massimo, c’è un gioco all’En attendent Godot con Nicla, l’amica che gestisce la libreria dirimpetto alla sua bottega, per quanto riguarda una serie di nuovi autori scandinavi.

 

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Clo non sembra avere il tempo per le letture, in città accade un fatto sconvolgente. La mattina di un novembre ancora troppo caldo per definirlo a pieno titolo autunnale, nella fontana della città viene ritrovata una testa irriconoscibile perché lo spietato assassino ha fatto lo scalpo e ha tolto i denti. È stata fissata al pignone della fontana e i passanti l’hanno scambiata, all’inizio, per una maschera di Halloween.

Nulla è come sembra. “Più fiori che opere di bene” di Annalisa Strada

Sono tutti inorriditi, tranne Clo che viene stuzzicata dall’evento e spinta a mettere in piedi un’indagine parallela a quella del commissario Leonardi.

Ha l’intuito molto sviluppato, Clo; infatti, fa presto a cavalcare l’onda che la porta nella giusta direzione per tentare di sciogliere l’enigma.

La scena, tuttavia, si complica, perché oltre alla testa decapitata e ancora senza un corpo a reclamarla, si aggiunge un altro cadavere. Il secondo ha la testa al suo posto, quindi si tratta di un secondo omicidio.

In poco tempo, Bergamo si macchia del sangue di due concittadini, perché grazie al dentista che ha dato un nome e un’identità alla testa mozzata, si sa che l’uomo è uno di loro. Anzi, è un certo commercialista che vive nella parte alta della città in una bolla di perfezione da far invidia ai più. Il secondo, invece, è un personaggio altrettanto ben noto alla cittadinanza, ma per altre ragioni che nulla hanno a che vedere con l’apparente perfezione del primo.

Nulla è come sembra, quindi, né nella parte alta della città né ai suoi piedi, appena fuori, nella futura nuova periferia. Se il lettore lo sa, è grazie alle incursioni nelle case delle persone che Clotilde fa, accompagnata da un vaso di fiori. Lì incontra sempre una governante, una segretaria, una badante, una cameriera pronta a lasciarsi andare al pettegolezzo. E grazie a queste indiscrezioni l’investigatrice Clotilde Grossi riesce a farsi un’idea, a seguire una pista, sebbene in più di un’occasione rischia di essere portata in centrale con l’accusa di intralcio alle indagini.

Nulla è come sembra. “Più fiori che opere di bene” di Annalisa Strada

Infatti, il commissario Leonardi, dal taschino sempre macchiato di inchiostro e gli occhi strizzati forse per il sole o forse per le diottrie, è spazientito dai continui incontri con Clotilde. La donna è sempre lì, precedendolo di qualche minuto, nei posti cruciali per l’indagine.

Clo è soltanto appassionata di gialli, lungi da lei ostacolare la giustizia, anzi, se può, collabora volentieri. Sia con la polizia sia con la stampa, purché si tratti dell’amica e non della vecchia fiamma del suo fidanzato.

 

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Dal punto di vista stilistico, Più fiori che opere di bene è una lettura scorrevole e piacevole, ripulita dal gusto dell’orrido nelle descrizioni, ma arricchita da una certa vena ironica, specie negli scambi tra la protagonista e il suo fidanzato.

E, in ultima analisi, la sensazione del lettore è che tutti noi, chi più chi meno, conosciamo una Clotilde un po’ sarcastica e curiosona.


Per la prima foto, copyright: Annie Spratt su Unsplash.

Per la terza foto, la fonte è qui.

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