Curiosità grammaticali

Interviste a scrittori

Conoscere l'editing

Come scrivere un romanzo in 100 giorni

Note sulla moda e i romanzieri

Letteratura, moda, semiologia1. In principio fu Roland Barthes.

A pagina 38 del suo Barthes di Roland Barthes (Einaudi, Torino, 1980) l’autore rintraccia nella magrezza una componente essenziale dell’immaginario dell’intellettuale.

Qualche decennio prima, si era sul finire degli anni ’50, il nostro Barthes, tra il serissimo e il faceto, aveva scritto di moda sostenendo – a ben vedere – che la moda è linguaggio, e il linguaggio dice sempre qualcosa, afferma, contraddice, postula o semplicemente rappresenta.

2. Abbiamo dunque la moda come linguaggio e l’immaginario dell’intellettuale.

3. L’immaginario dell’intellettuale ha attraversato un mutamento antropologico ed estetico sfaccettandosi nelle sue componenti di appartenenza sociale e teatralizzazione della propria weltanschauung.

Da un canto possiamo ammirare Balzac che indossa sgargiante i suoi camicioni di mussola di seta bianca (oggi un fashion stylist lo vestirebbe Roberto Cavalli): pregno di snobismo, altero nella postura, aristocratico nello spirito, artista nell’essenza, pertanto quintessenzialmente distinto da chiunque altro.

Dall’altro canto, sul versante opposto della Manica, ammiriamo (e in questo caso l’ammirazione è amplificata dalla maggiore complessità della rappresentazione segnica) un Oscar Wilde ammantato di velluti verdi, sete pastello e fibbie argentate sulle calzature (lo stylist in questo caso non esiterebbe un solo istante sull’opzione naturale: puro Vivienne Westwood). Di gusto meno datato, se non altro grazie al continuo repechage delle case di moda, era anche quel mirabile di Francis Scott Fitzegerald, sempre impeccabile nei suoi abiti da cocktail di gusto inglese con revers in raso lucido e inserti in pelle di coccodrillo sulle impeccabili calzature (il nostro fashion stylist probabilmente oggi lo indirizzerebbe su Ferragamo): estremamente à la page, perfettamente in sintonia coi ritmi e le fibrillazioni e i fermenti culturali della sua epoca.

In questi esempi vediamo il linguaggio artistico dei tre autori proseguire en pendant col linguaggio esteriore dell’abbigliamento/immagine e una corresponsione di intenti e d’intensità metaforica.

4. La moda è veicolo metaforico; quasi sempre.

Letteratura, moda, semiologia5. Con l’inoltrarsi nel ‘900 l’immagine autoriale del romanziere si è appiattita per lo più su una dimensione borghese di appartenenza ideologica.

Vittorini e Calvino avrebbero potuto scambiarsi i completi scuri tagliati su misura, non dissimili a loro volta da quelli con cui è ritratto un qualsiasi zio in una foto anni ’50 col vestito buono per la domenica.

L’eleganza del taglio sartoriale viene smorzata dalle cravatte “su tono” per dare un’immagine quotidiana e impiegatizia. L’appartenenza culturale sottolineata dalla pesante montatura in cellulosa nera degli occhiali indossati all’occorrenza.

Nessun estro. Il fashion language di questi due autori opera una sottrazione di qualsiasi caratteristica individuale; la mimesis scenica vuole lasciare in campo soltanto una voce parlante senza controcanto visivo.

Eppure, soprattutto nel caso di Calvino, sorprende e perplime l’assenza di esternazione del suo immaginario combinatorio che unito al suo rigore morale e letterario oggi, in un esperimento/gioco di trasposizione temporale, avrebbe trovato una consona chiave semiotica nei capi di Viktor & Rolf indossando i quali, nell’aula magna di Harvard, avrebbe esteso il significante delle sue Lezioni americane, all’occorrenza estraendo dalla tasca degli occhiali Tom Ford.

6. Picasso ha segnato la sua immagine, rendendola tratto subitaneamente identificabile, con una semplice t-shirt a righe orizzontali. Beuys ha fatto lo stesso con un cappello in feltro. Warhol con una serie di parrucche bianche.

In campo letterario un’operazione del genere è riuscita ad esempio a Dacia Maraini: il suo ombretto turchese richiamato spesso dall’immancabile sciarpa di seta e – sempre della stessa tonalità – un anello a suggellare un richiamo cromatico tripartito che contorna i punti cruciali di un percorso narrativo: gli occhi, la voce, la mano.

Foucault ha tracciato un’immagine di sé essenziale, rigorosa, molto anni ’70: gli è stato sufficiente uscire dagli schematismi accademici sostituendo le camicie con pullover a collo alto dentro alla classica polarità giacca-pantaloni.

7. La facile identificabilità dell’immagine non necessariamente è stata vissuta e interpretata con dignità estetica.

Da un canto abbiamo il total black impreziosito da un filo di perle di Karen Blixen: l’azzeramento cromatico ha spinto la baronessa  a indugiare sui colli – non di rado elisabettiani – che incorniciavano il suo volto in cui le rughe e la profondità dello sguardo erano un contrappunto alla mondanità dolente. Di contro il nero profondo dell’ultima Marguerite Yourcernar, la rappresentava non dissimile dallo stereotipo di una vedova siciliana arenata sulle coste dell’Atlantico nordamericano, in luttuosa espiazione.

8. Il paesaggio contemporaneo nostrano sembra essere dominato dalla convi(e)nzione che al romanziere vada sottratta qualsiasi aura di eccezionalità e che l’immagine che questi deve dare di sé sia quella di un individuo il cui anonimato schiaccia qualsiasi pretesa di elevazione sociale o morale.

Sembra essere preoccupazione primaria quella di eliminare qualsiasi traccia o connotazione visiva che possa fare assimilare il romanziere ad una componente integrante di un sistema sociale che trova nello star system la sua più alta espressione formale. O quantomeno questa è la semplificazione più diffusa dell’idea ispiratrice.

9. Tra i romanzieri di sesso maschile il minimo comun denominatore sembra essere il jeans, quasi un’entità astratta che non necessita di incarnazione, come se l’elemento nominale nella doppia valenza ideologica e di comodità sia autosufficiente e autolegittimante.

Un altro capo che furoreggia, trascinandosi appresso la suddetta doppia valenza e con in aggiunta l’elemento souvage è il giubbotto di pelle o in alternativa la giacca, sempre in pelle e preferibilmente nera, anch’essi visti e vissuti come accessorio noumenico o semplicemente concettuale.

Le calzature sono un elemento assente; probabilmente una spesa superiore ai trenta euro per questo accessorio sortirebbe il timore di essere incasellati come compagni di regata di qualche impopolare protagonista del jet set politico.

In qualche caso, quando la giovane età del romanziere necessita che sul dato anagrafico venga posto l’accento, si concede l’esposizione di una polo e di una collanina di perline, di quelle che si acquistano in spiaggia e che una mente accorta spererebbe di perdere al bar prima di rientrare in casa.

(Per la sua seconda pubblicazione all’ editor andrebbe affiancato uno stylist che probabilmente consiglierebbe a Giordano di provare qualcosa della linea Cheap Monday o American Apparel).

Il risultato complessivo è di una sciatteria struggente.

10. Eccezione lodevole: Alessandro Piperno, sempre impeccabile, anche nelle pieghe delle giacche di lino che tanto adora.

Letteratura, moda, semiologia11. Passando sull’altra sponda, tra le donne romanziere, il minimo comun denominatore sembra essere l’elemento etnico in collegamento diretto con lo scantinato amatoriale post ’68, alternato e – in qualche caso di autismo estetico visionario – mescolato, al tailleur scompaginato e stilisticamente anni ’80, rigorosamente con pantaloni (in quegl’anni anche Lalla Romano ha archiviato la gonna).

Il nero e le tonalità del beige operano una dittatura deleteria all’interno delle possibilità cromatiche (qualche concessione viene fatta al blu, ma parsimoniosa e mortificata negli accostamenti). Le scarpe assai spesso di fattura clericale, mentre l’animalier e il disegno cashmere esauriscono le potenzialità visive di foulard e sciarpe.

Insomma sembra che la rivoluzione del prêt-a-porter per queste romanziere non sia arrivata più in alto del secondo piano della Upim.

12. Eccezione degna di nota: Isabella Santacroce, sempre en pendant coi suoi umori narrativi.

13. I romanzieri di oggi, in sostanza, si collocano visivamente all’interno di una moderata classe media impiegatizia, con pochi tratti che tracimano dalle righe, moralmente ponderati, intenzionalmente neutri, esteticamente opachi.

Il tuo voto: Nessuno Media: 4.9 (30 voti)

Commenti

Delizioso, questo articolo è delizioso! Complimenti!!

Invia nuovo commento

Image CAPTCHA
Se il codice inserito non è corretto, viene segnalato un errore (box rosso). Se il codice inserito è corretto e il tuo commento viene segnalato lo stesso come spam non ti preoccupare, non riscriverlo; la redazione lo pubblicherà al più presto.

Il Blog

Il blog Sul Romanzo nasce nell’aprile del 2009 e nell’ottobre del medesimo anno diventa collettivo. Decine i collaboratori da tutta Italia. Numerose le iniziative e le partecipazioni a eventi culturali. Un progetto che crede nella forza delle parole e della letteratura. Uno sguardo continuo sul mondo contemporaneo dell’editoria e sulla qualità letteraria, la convinzione che la lettura sia un modo per sentirsi anzitutto cittadini liberi di scegliere con maggior consapevolezza.

La Webzine

La webzine Sul Romanzo nasce all’inizio del 2010, fra tante telefonate, mail e folli progetti, solo in parte finora realizzati. Scrivono oggi nella rivista alcune delle migliori penne del blog, donando una vista ampia e profonda a temi di letteratura, editoria e scrittura. Sono affrontati anche altri aspetti della cultura in generale, con un occhio critico verso la società contemporanea. Per ora la webzine rimane nei bit informatici, l’obiettivo è migliorarla prima di ulteriori sviluppi.

L’agenzia letteraria

L’agenzia letteraria Sul Romanzo nasce nel dicembre del 2010 per fornire a privati e aziende numerosi servizi, divisi in tre sezioni: editoria, web ed eventi. Un team di professionisti del settore che affianca studi ed esperienze strutturate nel tempo, in grado di garantire qualità e prezzi vantaggiosi nel mercato. Un ponte fra autori, case editrici e lettori, perché la strada del successo d’un libro si scrive in primo luogo con una strategia di percorso, come la scelta di affidarsi agli addetti ai lavori.