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“Nel paese della persuasione” di George Saunders

“Nel paese della persuasione” di George SaundersOggetto: delusione

Specificando: delusione dopo iniziale entusiasmo

Le storie d’amore iniziano dai piccoli dettagli, nascono dal piacere estetico, traggono la spinta propulsiva dalla vista.

Allora ti ritrovi davanti a un libro minimum fax, che per me è già fonte di trepidazione, te lo vedi davanti in libreria (le migliori storie d’amore nascono lì, quando scegli, fra tanti, un libro) e la copertina ti fa già battere il cuore: acqua, un mare di quelli caraibici in cui il titolo ondeggia incerto. Acqua in quarta di copertina, acqua sulle alette, e tutte le scritte a mollo, ondulate dal programma di grafica che qualcuno si è preso la briga di utilizzare per mettere in pratica la strategia di marketing approvata. Poi ti accorgi delle tre papere vere, che seguono una di quelle gialle da bagnetto. Il titolo: Nel paese della persuasione.

L’aspettativa è creata: con un occhio alla metafora acquatica in Wallace (‘Questa è l’acqua’: questo è il mondo in cui viviamo, ma da bravi pesci non sappiamo vederlo), uno alla papera di plastica che fa proseliti, e un terzo occhio che, guardando il titolo, dà conferma agli altri due, si pregustano racconti sull’America contemporanea, sulla pubblicità, su una libertà di scelta che sembra illimitata ma solo perché il Dio Marketing possa maggiormente indirizzare il nostro libero arbitrio.

In effetti i primi racconti sono così, e Saunders si guadagna un posticino nel nostro cuore di esterofili letterari. Alcuni racconti sono grandiosi: un impiegato che scrive all’insoddisfatta cliente di un ‘Parlo anch’io®’, dispositivo per annullare il blaterio dei neonati sostituendolo con un eloquio forbito e piacevole ma, inutile dirlo, posticcio; dei ragazzi allevati in centri per l’analisi del mercato e inconsapevoli del Fuori, che temono perché li priverebbe delle griffe di cui dispongono in qualità di sponsor viventi; descrizioni di pubblicità improbabili e ciniche, in cui le nonne sono sacrificate in nome di una marca di maccheroni surgelati; personaggi di sit-com con aspirazioni alla veridicità, che tentano di ripetere il proprio nome per ricordare chi sono, quando saranno designati ad un altro ruolo perché il loro personaggio non funzionava; accenni a reality show che si sono spinti oltre ogni limite morale, e i cui produttori commissionano omicidi pur di realizzare il colpo di scena (in fondo, non si fa male nessuno. Sì, qualcuno muore, ma che vuoi che sia).

Le tematiche fondamentali della narrativa statunitense contemporanea ci sono tutte: autenticità negata, illusione della possibilità di scelta, sponsorizzazione invasiva (tramite microchip che consentono la proiezione di spot personalizzati), e l’iperbole con cui vengono presentate non è poi così distante dalla retta dell’andamento reale del mondo. Le pubblicità, ad esempio, sono già confezionate su misura (quando aprite la casella di posta, avete mai notato che i libri che compaiono come acquisti suggeriti coincidono stranamente con le vostre preferenze? Ho scoperto con terrore che sono diversi per ciascuno, pensavo fosse pura coincidenza).

Allora cosa c’è che non va, alla fine della lettura dei racconti di Saunders? Non saprei dirlo diversamente se non osservando che il giudizio critico dell’autore è spiattellato. Si incappa in momenti fastidiosamente didascalici e moraleggianti, che ammoniscono la deriva contemporanea. Saunders è un apocalittico, non si limita a descrivere i fenomeni esagerandone la portata – artificio che, si pensi alla fantascienza, aiuta a focalizzare meglio il punto – ma aggiunge il giudizio di valore sostituendosi all’indignazione del lettore. Ecco, credo che un bravo cantore della contemporaneità debba sapersi fermare alla descrizione, che debba solo suggerire il suo disappunto, altrimenti rischia di darci l’impressione di volerci persuadere di qualcosa, e allora non può più criticare il paese della persuasione.

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Commenti

Bella soprattutto la conclusione a cui arriva l'articolo. Peraltro "PARLO ANCH'IO! ®" era già apparso in "Burned Children of America", antologia (neanche a dirlo, per minimum fax :D) molto ma molto interessante.

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