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Nel cuore della Romania. “Crocevia d’Europa” di Luca Bistolfi

Nel cuore della Romania. “Crocevia d’Europa” di Luca BistolfiPer certi versi ricorda la scrittura di Kapuściński, il saggio firmato da Luca Bistolfi e uscito per Alpine Studio Editore. S’intitola Crocevia d’Europa e si riferisce alla Romania di cui parla in seguito a una serie di viaggi e studi linguistici, storici e sociali. Bistolfi, giornalista e traduttore dal romeno, racconta una Romania inusuale, ma quanto mai vera. Il suo occhio critico sembra quello di chi ama e pretende. Punge Bistolfi, per dirla altrimenti, e il più delle volte lo fa a ragion veduta.

Il libro si suddivide in cinque grandi temi ed è ricco di aneddoti che, a tratti, strappano un sorriso e, a tratti, una lacrima. L’analisi di Bistolfi parte da cent’anni fa. Ovvero l’anno in cui nasce la Romania. Per l’autore il primo capitolo però coincide anche con il primo viaggio come ospite al matrimonio di amici di amici. E gli aneddoti, qui, si sprecano, soprattutto perché la tradizione delle nozze romene si presta molto, quando viene vista da fuori. Il rito religioso è lungo, la festa infinita, il kitsch e il pacchiano regnano sopra le tovaglie e sulle sedie che ospitano gli invitati. E, dice Bistolfi, questo accade perché i romeni di città vorrebbero tenere il passo con qualcosa che è fuori dalla loro portata, risultando una pessima copia. Il lettore non si lasci fuorviare dai ricordi personali dell’autore perché, nel raccontare una storiella, Bistolfi racconta anche la Storia. O pezzi di essa. Narra di Codreanu, del Comunismo, della sua ascesa al potere, di Ceaușescu, in vita e post-mortem, a grandi linee ricorda anche gli ultimi giorni della coppia, ovvero di Nicolae ed Elena Ceaușescu.

 

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Tocca anche un tasto sensibile, specie per gli immigrati romeni. Quello della vergogna. Di vergognarsi di essere romeni. L’accaduto di cui parla l’autore avviene a Torino, un giorno quando questi, assieme a un amico romeno, si reca presso gli uffici postali dove lavora, appunto, un’impiegata romena che si rivolge ai due, anche quando si sono riconosciuti come connazionali, in italiano. Dice Bistolfi: «Il mio amico che conosceva bene i suoi compatrioti e aveva una testa diversa, s’infurentì e le sibilò: “Ti vergogni di essere romena? Forse dovresti vergognati del tuo atteggiamento”.» Parliamo di un dettaglio, in un mare di cose anche molto più serie, ma è difficile sopprimere la domanda: quanto è pericoloso un simile comportamento per un popolo composto per lo più di immigrati? Cosa si perde?

Nel cuore della Romania. “Crocevia d’Europa” di Luca Bistolfi

Nel suo viaggio dentro il cuore geografico ed effettivo della Romania, Bistolfi incontra anche la vita spirituale, con tutte le sue contraddizioni, come la lussuria negli occhi azzurri di una monaca o la fin troppo grande apertura di un prete nell’accogliere nuovi addetti, ma anche la quiete, in mezzo al bosco, di un luogo di culto gestito dai monaci. Il mondo spirituale romeno emerge come una profonda contraddizione che Bistolfi spiega, in una certa misura, con il regime, quindi con la Storia. Perché, in fondo, siamo tutti i figli della Storia.

In quest’ottica, della contraddizione – o dell’ignoranza, come si chiede Bistolfi –, viene narrato un episodio che ha per protagonista uno dei pochi luoghi degli antichi Daci, ovvero la vecchia città di Sarmizegetusa, capitale dell’antica Dacia, e un ragazzo musulmano. Di Sarmizegetusa, l’autore ricorda i tempi perduti, non solo antichi, ma anche comunisti, in cui valorizzare la terra sacra dei Daci risultava un impegno inderogabile. E l’oggi. Oggi si va con la sdraio, a prendere il sole, o con la cesta da picnic. Bistolfi, curioso di vedere il luogo sacro, ci va in compagnia di un amico musulmano, come anticipavo. Trovano lo scempio, la negligenza, l’indifferenza di uno Stato e di una nazione, ma anche la grande tolleranza di fronte alle diverse religioni e, quindi, abitudini. L’amico, infatti, deve lavarsi i piedi prima della preghiera e l’unico posto adeguato è un rubinetto sotto al quale una coppia di anziani, lì per un picnic, ha messo in fresco le sue bevande. L’amico di Bistolfi le sposta con educazione, poi si lava i piedi mentre l’unica reazione dei vecchietti è quella di fare un commento sulla freschezza dell’acqua che sgorga dal rubinetto.

Nel cuore della Romania. “Crocevia d’Europa” di Luca Bistolfi

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Lo stile dell’autore è scorrevole, ironico, a tratti volutamente polemico – o almeno è questa la sensazione finale – dando vita a un susseguirsi di bastonate e carote per il popolo romeno. Perché, se da un lato Luca Bistolfi, in Crocevia d’Europa, mette il dito nella piaga mostrando le brutture, le approssimazioni della Romania, dall’altro non manca di sottolineare cosa c’è di buono e di importante nel seno di questo popolo di cui si sente in una certa misura figlio, sebbene sia nato e vissuto a Torino.


Per la prima foto, copyright: Dan Novac.

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