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“Né in cielo né in terra”, le anime sradicate di Paolo Morelli

“Né in cielo né in terra”, le anime sradicate di Paolo MorelliNé in cielo né in terra è un libro curioso e interessante, che porta dentro a una storia popolana dal ritmo cinematografico. Il riferimento alla settima arte non è casuale perché il suo autore, Paolo Morelli, per strutturare il suo romanzo, edito da Exòrma Edizioni, si è ispirato aun film di Antonio Pietrangeli, Fantasmi a Roma (1961). Nella pellicola il vecchio e solitario principe, interpretato da De Filippo, conviveva con i fantasmi dei parenti, nel suo antico palazzo nel centro di Roma, ascoltandone le voci per metterle in un libro. Morelli fa riferimento a questo elemento per sviluppare una storia nella quale il personaggio principale, un ghostwriter, spera di poter ritrovare gli amici della gioventù, ormai defunti, per parlare con loro. L’incontro avviene e in particolare uno di loro, che si fa chiamare Cesare, si appiccica come una “cozza allo scoglio” al protagonista, appioppandogli il nome di Augusto, stuzzicandolo a scrivere le loro storie di vita vissuta. 

Il lettore è da subito catapultato in un mondo nel quale i diversi protagonisti sono tutte persone di umili origini, dei poveracci che hanno trovato rifugio in un vecchio palazzo decadente in zona Trastevere, a Roma. Qui, tra una passeggiata, un caffè al bar e uno scambio di sagaci battute, il ghostwriter e suoi amici di un tempo si metteranno a scrivere le loro storie, con l’intento di tramandare ai posteri quel che hanno vissuto, mettendolo dentro un libro con la convinzione di riuscire a ottenere un grande successo.

Nelle pagine del romanzo di Morelli la vita narrata ha un ritmo dinamico, a tratti vertiginoso, e ogni situazione esposta – dalla spesa al mercato rionale con la moglie, passando a risse e incontri di borgatari, a coloro che trascorrono la vita in ciabatte e fumando – assume il sapore letterario di un piccolo sketch grottesco e tragicomico. I protagonisti sono questi esseri umani poveri, squattrinati, che fanno tutto, o quasi, quello che possono per vivere e che mi hanno ricordato alcuni dei personaggi narrati da Pier Paolo Pasolini in Ragazzi di vita, solo che nel testodi Morelli l’atmosfera comica rende tutto meno drammatico. Quando ci si addentra nelle storie scritte dal ghostwriter è come se si varcasse la soglia di una dimensione onirica, parallela alla realtà che i diversi personaggi hanno ormai lasciato da tempo. È proprio nell’ambientazione che sta “oltre il reale” che i vari tipi umani di Morelli lottano, lavorano e si ingegnano, nel tentativo più o meno vano di trovare il giusto sistema di vita, in una dimensione di esistenza del tutto nuova per loro, che sta nell’aldilà.

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“Né in cielo né in terra”, le anime sradicate di Paolo MorelliÈ curioso che in Né in cielo né in terra i diversi personaggi non fanno altro che ripercorrere qualcosa di già vissuto e compiuto quando erano vivi, come se le loro gesta, tutte ambientate nelle zone borgatare di Roma, si ripetessero, in un certo senso, in modo speculare. Non a caso questi uomini dall’aspetto trasandato e stropicciato sembrano comunicare a chi legge il dramma di coloro che già da vivi avevano perso tutto, perché cacciati dalle proprie case, e anche nella dimensione dell’oltretomba le cose per loro non sembrano andare per il verso giusto. Per esempio, in uno degli episodi, il personaggio che va a fare la spesa al mercato con la moglie, mentre si aggira tra i banchi alla ricerca di quello che potrebbe servirgli, a un certo punto avrà una discussione con altri avventori e con i proprietari dei banchetti, in un crescendo di tensione emotiva che si trasformerà in rissa catastrofica. Le conseguenze per il protagonista saranno pesanti, in quantolo porteranno in ospedale, in osservazione, non tanto per le contusioni ma perché tutti sospettano che le sue crisi di nervi siano dovute a un profondo stato depressivo.

Uno degli altri aspetti interessanti del romanzo dello scrittore e sceneggiatore Morelli è il valore dato alle parole. Sì, perché dentro a questa intricata trama esse non sono solo la “benzina” che spinge avanti il motore della macchina narrativa. In Né in cielo né in terra ogni parola pronunciata dai personaggi e usata dallo scrittore per creare la storia è densa di significato. Questaimportanza è espressa dal ghostwriter narratore che è alle prese con una scrittura molto curata in ogni dettaglio, identificata come strumento fondamentale per far conoscere ai lettori la stramba umanità che ha lasciato la terra. Ricordiamo i personaggi noto come Il filosofo ciclista, che scorrazza in lungo e in largo alla ricerca del senso dell’esistere; c’è il saggio maestro di vita; c’è Vibenna, sempre intento a indagare e svelare il senso profondo nascosto nelle parole. Non manca la donna che dopo anni di matrimonio si rende conto di aver sposato un uomo che non è il marito perfetto e talentuoso che credeva, ma uno sfigato, una mezza calzetta inconcludente e che forse, per lei, è meglio lasciarlo. Tutti costoro vivono nei sogni grazie alla scrittura del ghostwriter, il quale dà forma alle storie degli amici ritrovati. E proprio dalle sue parole si scopre come questi tipi umani rivivano nella dimensione onirica lo stesso status di sfiancamento e demoralizzazione esistenziale di quando erano in vita.

Le storie qui narrate dallo scrittore romano esulano un po’ dalla narrativa a cui siamo abituati, ma il perfetto mix tra realtà, miserie, comicità, dramma e ironia mostra agli occhi del lettore un’umanità derelitta, esiliata dalle case dove le loro famiglie avevano vissuto da lunghe generazioni. Un allontanamento che, come dimostrano i bizzarri fatti narrati da Paolo Morelli, scatenerà conseguenze, più o meno dolorose, su tutti i personaggi i quali, anche da morti, vivranno con un perenne senso di sradicamento e mancanza di appartenenza, rendendosi conto di non stare mai Né in cielo né in terra

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