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“Navi a perdere” di Carlo Lucarelli, un mare di mafia

“Navi a perdere” di Carlo Lucarelli, un mare di mafiaNavi a perdere di Carlo Lucarelli esce in una nuova edizione per Einaudi, raccontando il mare della Calabria dove si intrecciano storie di mafia e (in)giustizia. Tutto nasce dalle recenti dichiarazioni del pentito di ‘ndrangheta Francesco Fonti, secondo cui sono state affondate nelle nostre acque più di trenta navi contenenti rifiuti tossici. Un grosso affare tra organizzazioni criminali, servizi segreti e politica. Alessandro I, Nicos 1, Cunsky, Jolly Rosso, Rigel , Karin B., Marco Polo e Koraline sono nomi sconosciuti di navi scomparse nel mare. Alcune volte si ha la fortuna che vengano ritrovate – come la Cunsky – altre volte no. Cosa trasportavano quelle navi? Quali sono state le circostanze del loro naufragio o del loro affondamento? E che traffici si nascondono dietro le loro strane rotte?

Carlo Lucarelli, ripercorrendo la strada di Natale De Grazia, ufficiale di Marina, e di alcuni coraggiosi magistrati, ci introduce il mistero delle navi fantasma inabissate al largo delle coste italiane con il loro carico di rifiuti tossici o perfino radioattivi. In seguito allo spiaggiamento della motonave Jolly Rosso, avvenuto nel 1990 sulla costa di Amantea in Calabria, parte un’inchiesta che, tra coinvolgimenti dei servizi segreti e intercettazioni dei magistrati, prosegue fino alla morte in circostanze misteriose di Natale De Grazia.

 

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«L’idea è questa, che qualcuno prenda una nave, la carichi di robaccia piú o meno dichiarata (meglio meno), la porti a fare un giro in mare e poi simuli un naufragio. La nave cola a picco con tutto il suo carico piú o meno (ma sempre meglio meno) dichiarato, ed ecco fatto. Tra l’altro, a giocarsela bene, magari si intascano anche i soldi dell’assicurazione.»

Da notare gli accenti acuti tipici delle edizioni Einaudi.

“Navi a perdere” di Carlo Lucarelli, un mare di mafia

Il libro, a volerlo inquadrare in un genere, è un noir di ecomafia, a metà tra romanzo e inchiesta. Cos’è l’ecomafia ce lo spiega Lucarelli:

«Ecomafia significa tante cose. Significa tutte le tonnellate di rifiuti caricate sui camion che dal Nord scendono al Sud, cambiano destinazione e bolla di carico a metà strada, ottengono falsi certificati di controllo, e poi vanno a sparire sotto terra – carico, camion e tutto – ad avvelenare pomodori, persone e mozzarelle.

Significa tutti i veleni che filtrano nelle falde sotterranee attraverso le discariche abusive, quelle senza i militari di guardia, ad avvelenare l’acqua. Significa fusti di sostanze innominabili, interrati sotto il manto delle strade o infilati nei piloni da costruzione.

Ma soprattutto significa un sacco di soldi.

Ventitré miliardi di euro all’anno.»

 

Avevamo già parlato insieme in passato di noir e di contaminazione di genere, eppure Navi a perdere di Carlo Lucarelli non è semplicemente la somma di questi due approcci alla scrittura: cambia passo e si immerge non nel “realismo” ma nel nostro mare alla ricerca della verità. Non è solo stile, non è solo letterarietà. Parla al lettore come a un confidente, un amico, lasciandoci l’esempio fulgido dell’ufficiale De Grazia, che sarebbe quasi improprio chiamare personaggio o protagonista. È un uomo, un uomo dal cuore puro. Sarebbe perfetto come eroe di una storia, ma nessun personaggio di finzione potrà avere mai la stessa dignità di un uomo che ha dato la vita. Così come Ilaria Alpi, Miran Hrovatin e tanti altri eroi del nostro mondo e della nostra Italia.

“Navi a perdere” di Carlo Lucarelli, un mare di mafia

Il libro è stato considerato uno “uno scorcio di realtà”, “romanzo lampo”, “incisivo” e “forte”. Io lo voglio definire un romanzo ispiratore. Non ci si poteva aspettare di meno da uno scrittore a tutto tondo come Carlo Lucarelli che, in questo romanzo-inchiesta, si concentra su alcuni episodi della storia recente di mafia – container che spariscono, rifiuti tossici, investigatori che muoiono sui luoghi delle indagini – ma che, da anni, ci continua a stupire con le sue produzioni letterarie, televisive e non solo.

 

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In un mare di mafia, più o meno nota (meglio meno) – come scriverebbe lui nell’edizione Einaudi di Navi a perdere – Carlo Lucarelli vuole risvegliare le coscienze e le sensibilità su un tema che dovrebbe essere centrale nell’opinione pubblica e ci lascia con un dubbio: perché non ne stiamo parlando?


Per la terza foto, la fonte è qui.

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