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Nascita di un dittatore, “M il figlio del secolo” di Antonio Scurati

Nascita di un dittatore, “M il figlio del secolo” di Antonio ScuratiSul blog torno a parlare di fascismo e soprattutto di Benito Mussolini. L’occasione è il poderoso volume di Antonio Scurati, una sorta di biografia romanzata della Nazione edita da Bompiani e che abbraccia gli anni dal 1919 al 1924: M Il figlio del secolo. Questo libro sembra essere quasi il contraltare narrativo della splendida trasmissione televisiva curata da Sergio Zavoli all’inizio degli anni Settanta: Nascita di una dittatura. Come dichiara lo stesso autore nella nota introduttiva: «Fatti e personaggi non sono frutto della fantasia dell’autore. Al contrario, ogni singolo accadimento, personaggio, dialogo o discorso qui narrato è storicamente documentato e/o testimoniato da più di una fonte.» Rispetto al programma di Zavoli però l’intento di Scurati è più ambizioso: questo volume dovrebbe essere il primo di una trilogia che passa in rassegna l’intera parabola del Duce e del movimento da lui fondato. Il libro sembra quasi uno schedario “narrativo”: ogni scheda ha all’inizio il nome del protagonista principale e la data di riferimento. Ad attestare la veridicità dei fatti sono invece gli estratti di giornali, di discorsi pubblici e testimonianze che vengono presentati nel corso del testo.

Lo scrittore parte dall’immediato dopoguerra e ci immerge in quell’atmosfera caotica e stordente. La cosa più straniante è che la prime pagine facciano parlare in prima persona Mussolini: lo «sbandato per eccellenza», «la bestia che sente il tempo che viene» si definisce lui stesso, di fronte al paesaggio che lo circonda. Nel 1919 lui, direttore de «Il Popolo d’Italia», ha fondato i Fasci di combattimento, un movimento che trae ispirazione soprattutto dall’esperienza di guerra per muovere alla conquista dello Stato liberale, già in stato comatoso. Ha pochi uomini che lo seguono (un centinaio di persone presenti al primo comizio a Milano, poi l’esito ancora più deprimente delle elezioni politiche dello stesso anno) e un progetto che attinge in molti punti alle idee rivoluzionarie della sinistra (con una forte spinta repubblicana e anti-clericale).

 

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L’Italia è uscita vittoriosa dalla guerra (una guerra che ha lasciato sul terreno 600 mila connazionali), ma durante i colloqui di pace a Parigi deve affrontare l’ostilità soprattutto del presidente degli Stati Uniti, Woodrow Wilson, in disaccordo con le mire territoriali sulla costa dalmata, le quali smentirebbero la sua idea dei confini naturali delle nazioni. Nel Paese prende sempre più corpo un’espressione che diventerà famosa: «la vittoria mutilata». L’autore della frase è uno dei grandi personaggi di quegli anni: Gabriele D’Annunzio. Il Vate abruzzese sarà il concorrente più pericoloso per l’ascesa politica di Mussolini nel campo della destra. È lui, l’eroe di guerra con le sue avventure “folli” (una per tutte, il volo su Vienna ancora in pieno conflitto) che infiamma gli animi. È lui che promuove l’impresa di Fiume, che proclama la Repubblica del Carnaro diventando il tribuno che arringa la massa:

«nessun oratore fino a quel giorno aveva mai interpellato il proprio uditorio. La scena è improvvisamente mutata, la quarta parete è caduta.»

 

ll duello Mussolini-D’Annunzio sarà vinto dallo “sbandato” che penetra come un parassita nel corpo del poeta-Vate (anche grazie a eventi fortunati come la famosa caduta di D’Annunzio dal balcone nel 1921) e piano piano lo svuota di sangue, lo annulla fino alla definitiva reclusione dell’altro nell’immenso museo-prigione del Vittoriale («Gli aveva proprio preso tutto: gli inni, i motti, i gesti. Avevano lasciato cadere solo le idee e gli ideali»).

Nascita di un dittatore, “M il figlio del secolo” di Antonio Scurati

Il Mussolini ritratto da Scurati è un uomo che non ha amici. Un predatore di donne che lui utilizza solo per soddisfare le sue voglie (l’unica eccezione è rappresentata da Margherita Sarfatti, una specie di vero e proprio pigmalione per il futuro Duce). È un giocatore abile, dalle mille maschere che a seconda delle occasioni si allea con l’una o l’altra fazione in lotta, per poi metterle contro. Non è un caso che testimoni tutta la sua vicinanza a D’Annunzio, a voce e sul «Popolo d’Italia», durante la crisi di Fiume, mentre dietro le quinte prenda accordi con Nitti e poi Giolitti per isolare e far fallire l’esperimento. Naturalmente il nemico allora più pericoloso per la conquista del potere è il movimento socialista. Mussolini userà in questo caso lo squadrismo agrario dell’Italia del Nord (in particolar modo l’Emilia-Romagna), che ha tra i suoi principali protagonisti Italo Balbo, Dino Grandi e Roberto Farinacci. Gli squadristi si contrappongono in maniera sempre più violenta e spietata ai sindacati e alle leghe rosse, grazie alle forti connivenze dei grandi proprietari terrieri che vogliono prendersi la rivincita sui loro sottoposti e delle autorità statali che molto spesso guardano con simpatia ai fascisti, appoggiando apertamente le loro azioni. In più c’è il vento che soffia impetuoso dalla Russia, la rivoluzione bolscevica, seminando terrore e paura tra le forze della borghesia (dalla piccolissima, quella dei dipendenti pubblici, alla grande, la cui voce è rappresentata dal «Corriere della Sera»diretto da Luigi Albertini). Il fascismo diventa definitivamente un movimento di destra, assurgendo ad attore principale nella battaglia contro i “rossi”. Mussolini è stato socialista e ha diretto l’«Avanti!» fino alla scelta interventista del 1915 che l’ha fatto espellere dal partito additandolo come traditore. Il fronte socialista, dominato dalla corrente massimalista, parla di rivoluzione imminente, ma l’assalto allo Stato liberale viene sempre rimandato: uno dei caratteri eterni della sinistra italiana, molto più “parolaia” che “azionista”. Non a caso si troverà impreparata a far fronte alla violenza delle squadre fasciste che avranno il sopravvento. Altra pecca atavica della sinistra è quella di dividersi, come se di fronte al nemico non valesse la frase “l’unione fa la forza”. Il Partito Socialista, già orfano della componente comunista, espelle i socialisti riformisti di Filippo Turati che fonderanno il Partito Socialista Unitario (l’umorismo involontario delle parole) con segretario Giacomo Matteotti, uno dei martiri della violenza fascista. In un paio d’anni il fascismo mette all’angolo le leghe e i sindacati socialisti e si siede in parlamento per muovere lo scacco matto alle istituzioni democratiche.

Nascita di un dittatore, “M il figlio del secolo” di Antonio Scurati

I vecchi notabili (in primis Giolitti) non riescono più a gestire il potere, perché ormai è la massa che detta legge e con la massa non hanno alcun tipo di familiarità. Per questo blandiscono, lusingano la “bestia” Mussolini, il nemico giurato dei rossi, quasi che la sua fame potesse essere sfamata da qualche ministero. Ma il futuro Duce è un abile giocatore di poker che utilizza molto spesso il bluff per ottenere tutta la posta del piatto. Dà il comando della marcia su Roma ai quattro quadrumviri (Balbo, Bianchi, De Bono e De Vecchi) e li lascia a Perugia in un coordinamento “non sense” dell’evento (ancora oggi stare a Perugia vuol dire essere tagliato fuori dalle principali linee di comunicazione del Paese). Comincia così a giocare la sua partita decisiva col governo e soprattutto la monarchia. La marcia potrebbe essere cancellata da poche cannonate del Regio esercito. Se solo il Re firmasse lo stato d’assedio. Ma il Re alla fine, dopo alcune estenuanti giornate, non firma e Mussolini si fa addirittura recapitare a Milano l’invito a formare il nuovo governo. Scenderà in vagone letto a Roma accolto dalle sue camicie nere. Pietro Nenni scriverà pochi giorni dopo su l’«Avanti!»:

«Si è parlato di una rivoluzione fascista. Il motto è pomposo, sonoro. I fatti sono forse più modesti. L’abdicazione dei poteri statali era giunta a tal punto, che oramai i fascisti non avevano che da allungare la mano per cogliere il frutto maturo delle loro opere… Nel fascismo non era tutto un bluff ma c’era molto bluff e, di fronte a delle mitragliatrici che avessero cantato, l’ardore delle camicie nere si sarebbe di molto attenuato.»

 

Il libro si chiude con il rapimento e l’uccisione di Matteotti e l’inizio vero e proprio della dittatura (segnato dal discorso di Mussolini alla Camera il 3 gennaio 1925). Ancora una volta il capo del fascismo riesce a dividere il campo degli avversari, questa volta aggirando soprattutto l’opposizione del movimento cattolico (Don Sturzo dovrà dimettersi dagli incarichi nel Partito Popolare). Scacco matto alla democrazia.

 

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M Il figlio del secolo è un libro corposo, denso che però non annoia (chi ama la storia, soprattutto). Antonio Scurati conferma le sue qualità, soprattutto quando descrive i contendenti in lotta, la guerra civile tra i rossi e i neri, gli eroi e gli sbandati, i pazzi e i martiri. È il rumore sordo della battaglia (il titolo del suo primo romanzo) che dà linfa alla sua scrittura. E che si riverbera anche nei tempi oscuri che viviamo.

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