Perché è importante leggere

Intervista a Nicholas Sparks, ecco come nascono i suoi romanzi

In cucina con Leonardo da Vinci, cuoco provetto

Come leggere un libro

Morto Amos Oz. Ecco come divenne scrittore

Morto Amos Oz. Ecco come divenne scrittoreÈ morto lo scrittore Amos Oz, la notizia è di pochissime ore fa.

Lo scrittore israeliano ci lascia a settantanove anni e «Se ne è andato nel sonno e in pace, circondato dalle persone che lo amavano», come racconta la figlia.

L’autore di Una storia d’amore e di tenebra, da molti considerato il suo capolavoro, scompare dopo un tumore che ne aveva causato un progressivo deterioramento fisico.

Qui di seguito un estratto da Contro il fanatismo (edito da Feltrinelli nella traduzione di Elena Loewenthal) in cu Amos Oz racconta com’è diventato scrittore.

 

Desideri migliorare il tuo inedito? Scegli il nostro servizio di Editing

 

A proposito di gioia: intorno ai dodici anni frequentavo una scuola ebraica religiosa per ragazzi, molto puritana, vittoriana sino allo spasimo – a parte il fatto che nessuno aveva idea di chi fosse la regina Vittoria. Un giorno l’infermiera della scuola, la donna più coraggiosa ch’io abbia mai conosciuto in vita mia, convocò tutti i ragazzi, saremo stati trentacinque fors’anche quaranta in un'aula. Sprangò le finestre, chiuse la porta e nel corso delle due ore che seguirono ci svelò tutti i segreti della vita. Meccanismi e congegni misteriosi compresi, quel che entra e dove entra senza trascurare trombe e tube e tutto il resto. Ricordo che la ascoltavamo pallidi sbigottiti e scioccati, perché dopo aver descritto tutti questi terribili meccanismi, ci parlò anche dei due famigerati mostri, gli Al Qaeda e gli Hezbollah della vita sessuale: la gravidanza indesiderata e le malattie veneree. Ci sentimmo quasi venir meno. Ora rammento un piccolo me uscire dall'aula domandandomi: “D'accordo, ho capito la dinamica, Ma chi mai in possesso delle proprie facoltà mentali, si getterebbe in un guaio del genere?”. Evidentemente, l'intrepida infermiera che tutto aveva descritto, s’era scordata di dirci che secondo alcuni la faccenda implica un certo qual godimento. Può anche darsi che non lo sapesse. Ma venendo alla scrittura, spesso quando sento gli scrittori parlare di sofferenza e travaglio e tormento della loro opera mi torna in mente l'intrepida infermiera. Amici miei, io sono diventato scrittore per colpa dell'indigenza, della solitudine e del gelato. Ero figlio unico di un assai modesta famiglia della classe media, – di fatto, una famiglia povera di Gerusalemme. Mio padre faceva il bibliotecario e mia madre dava sporadiche lezioni private di storia e letteratura. Abitavamo in un minuscolo appartamento che pareva l'abitacolo di un sommergibile, zeppo di libri in diverse lingue. Ma a parte i tomi, c'era ben poco. I miei genitori si ritrovavano con i loro amici nei caffè. E mi portavano con loro dal momento che ero figlio unico e non c'era nessuno con cui lasciarmi, a casa. Mi dicevano che dovevano conversare con i loro amici e che io dovevo comportarmi bene e che se mi fossi comportato bene alla fine avrei avuto il gelato. Insomma, il gelato nella Gerusalemme di quell'epoca era più raro che la pace nel Medio Oriente di oggi. Era un sentito dire, una leggenda: solo che era molto fortunato lo conquistava. Io andavo matto per il gelato, se non che i miei avevano l'abitudine di trascinare quelle loro conversazioni con gli amici ininterrottamente per sette giorni e sette notti. O almeno così sembrava a me. Allora dovevo pur far qualcosa di me stesso, per non urlare o dar fuori di matto: così me ne stavo lì seduto come un piccolo detective, a osservare il viavai nel locale – gente che entrava, gente che usciva… e come uno Sherlock Holmes in erba, mi studiavo gli abiti, le facce, i gesti, le scarpe, rimiravo le borsette e ingannavo l’attesa inventando delle piccole storie su questa gente, fantasticando sulla loro provenienza, sui rapporti fra quelle due donne e quell'uomo seduti al tavolino d’angolo, le due che fumavano e lui no, una con l'aria davvero triste, lui che ha stento apriva la bocca e l'altra donna che parlava quasi sempre lei. Dovevo inventare una trama. O quell'altro – un giovanotto alto, strano, dall’aria timida, seduto accanto alla porta con un giornale davanti, che peraltro non stava leggendo. Teneva lo sguardo fisso sulla porta, stava aspettando. Un'ora, due, insomma, non era possibile che stesse aspettando il mio gelato. Evidentemente si trattava di una persona. Allora mi figuravo chi e perché stava aspettando. Dunque, impai ad alleviare la mia solitudine osservando la gente, immaginando, inventando, a tratti captando brandelli di conversazione per poi ricomporli e, come un ufficiale della Stasi, ricavare da trascurabili frammenti di informazioni una storia intrigante.

 

Vuoi collaborare con noi? Clicca per sapere come fare

 

Ora devo ammettere che continuo a comportarmi così quando mi capitano i cosiddetti “tempi morti”, in aeroporto, o quando mi trovo in sala d'attesa dal dentista, o in coda da qualche parte – invece di spogliare qualcosa o grattarmi la testa, mi do al fantasticare. Certo, le mie fantasie di oggi non sono sempre così innocenti come quelle di allora, quando, bambino, sognavo il mio gelato. Ma ancora fantastico. E credetemi, è un passatempo utile non solo per i romanzieri, non solo per uno scrittore: per chiunque di noi. Accadono davvero tante cose, a ogni angolo di strada, in ogni coda in attesa dell'autobus, in qualunque sala d'aspetto di un ambulatorio, o in un caffè… Tanta di quella umanità attraversa ogni giorno il nostro campo visivo, mentre per gran parte del tempo noi restiamo indifferenti, non ce ne accorgiamo neppure, vediamo ombre invece di persone in carne e ossa. Perciò con l'abitudine di osservare gli estranei, e con un pizzico di fortuna, finirete presumibilmente per scrivere dei racconti congetturando intorno a quello che la gente si fa a vicenda, a come ci si appartiene a vicenda. Altrimenti sarà comunque un buon passatempo con tanto di gelato alla fine, un gioco dove non ci sono perdenti.

Il tuo voto: Nessuno Media: 5 (4 voti)
Tag:

Commenti

Invia nuovo commento

Image CAPTCHA
Se il codice inserito non è corretto, viene segnalato un errore (box rosso). Se il codice inserito è corretto e il tuo commento viene segnalato lo stesso come spam non ti preoccupare, non riscriverlo; la redazione lo pubblicherà al più presto.

Il Blog

Il blog Sul Romanzo nasce nell’aprile del 2009 e nell’ottobre del medesimo anno diventa collettivo. Decine i collaboratori da tutta Italia. Numerose le iniziative e le partecipazioni a eventi culturali. Un progetto che crede nella forza delle parole e della letteratura. Uno sguardo continuo sul mondo contemporaneo dell’editoria e sulla qualità letteraria, la convinzione che la lettura sia un modo per sentirsi anzitutto cittadini liberi di scegliere con maggior consapevolezza.

La Webzine

La webzine Sul Romanzo nasce all’inizio del 2010, fra tante telefonate, mail e folli progetti, solo in parte finora realizzati. Scrivono oggi nella rivista alcune delle migliori penne del blog, donando una vista ampia e profonda a temi di letteratura, editoria e scrittura. Sono affrontati anche altri aspetti della cultura in generale, con un occhio critico verso la società contemporanea. Per ora la webzine rimane nei bit informatici, l’obiettivo è migliorarla prima di ulteriori sviluppi.

L’agenzia letteraria

L’agenzia letteraria Sul Romanzo nasce nel dicembre del 2010 per fornire a privati e aziende numerosi servizi, divisi in tre sezioni: editoria, web ed eventi. Un team di professionisti del settore che affianca studi ed esperienze strutturate nel tempo, in grado di garantire qualità e prezzi vantaggiosi nel mercato. Un ponte fra autori, case editrici e lettori, perché la strada del successo d’un libro si scrive in primo luogo con una strategia di percorso, come la scelta di affidarsi agli addetti ai lavori.