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“Morti di fama. Iperconnessi e sradicati tra le maglie del web” di Loredana Lipperini e Giovanni Arduino

Loredana Lipperini, Giovanni Arduino, Morti di famaAttenzione a non farvi fuorviare dal titolo pensando a un errore di stampa. In Morti di fama, edito da Corbaccio, Giovanni Arduino e Loredana Lipperini spiegano chi sono gli “affamati del web” (un po’ tutti a quanto pare). I protagonisti di queste pagine sono coloro che bazzicano con assiduità le contorte maglie della rete nel tentativo più o meno riuscito – e direi anche più o meno conscio – di conquistare notorietà, diventando famosi.

La coppia di scrittori prende in esame l’improvvisa fama che investe degli sconosciuti naviganti della rete, a conseguenza dei repentini “mi piace” e visioni dei loro link. Leggendo questo libro si scopre che la notorietà ottenuta non sempre corrisponde all’effetto derivante dalla produzione di un’opera artistica, culturale o sociale sviluppata nella vita di ogni giorno. I protagonisti non sono divi, ma microdivi diventati tali perché si atteggiano, truccano, vestono in un certo modo o perché raccontano liberamente il proprio vissuto sentimentale, postando commenti e foto che documentano i fatti. Queste piccole starnascono grazie ad internet (Facebook, Twitter, Myspace YouTube e altre miriadi di piattaforme sociali) riuscendo a passare dallo status di sconosciuti a quello di microcelebrità, facendosi notare a tal punto da conquistare un numero sempre maggiore di apprezzamenti da parte di altri naviganti e, in certi casi, anche dei media.

Come fanno osservare i due autori, non è tutto oro quello che luccica, e non a caso quello che emerge dimostra non solo quanto sia facile diventare importanti grazie a Internet, ma allo stesso tempo si sottolinea quanto sia ancora più breve il passo per cadere nel dimenticatoio. Tanto per intenderci: basta una parola scritta male, un commento errato, un insulto proveniente dagli “odiatori” (ossia coloro che se la prendono e inveiscono contro i microfamosi perché non condividono il loro nuovo modo di essere) e si passa dalle stelle alle stalle!

Morti di fama. Iperconnessi e sradicati tra le maglie del web mi ha colpito, in quanto evidenzia un aspetto inquietante della realtà contemporanea, ossia il fatto che molti dei costanti frequentatori di internet, per sentirsi vivi e reali, abbiano bisogno di conteggiare i “mi piace” e i commenti presenti sulle loro bacheche. Affiora una sorta di perdita di contatto con la realtà concreta, in funzione di una vita tutta virtuale, nella convinzione che da essa possano derivare gioia, successo e ammirazione. A metterci in guardia da questi pericoli ci pensa con garbo il duo Lipperini-Arduino che ci dimostra come non sempre per gli iperconnessi le cose vadano per il verso giusto e per spiegarlo a noi lettori riportano una serie di vicende vere, di testimonianze dirette pescate nell’oceano di internet. In queste storie la cosa che stupisce di più è la giovane età che in molti casi accomuna i microdivi emersi dalla massa omogenea tramite azioni, filmati e affermazioni ammantate da una velatura di sfida. Sesso, violenza, eccesso e provocazione continua sono alcuni degli espedienti principali sui quali puntare per conquistarsi una fetta di fan nello sterminato e poliedrico universo del web.

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Loredana LipperiniUno degli altri concetti esposti in Morti di fama è il processo attraverso il quale le persone attive sul web diventino dei brand di se stessi, postando sui vari canali immagini e filmati di quello che fanno. Quest’azione è di una certa importanza, perché chi si mostra mentre si trucca, mentre cucina o lavora a maglia crea una nuova immagine di sé, trasformandosi in un personaggio della rete, conquistando non solo il pubblico, ma spesso incuriosendo le grandi aziende che, fiutato il possibile guadagno economico, contattano il personaggio “fai da te” e lo eleggono a portavoce del loro prodotto. Quindi, un perfetto sconosciuto che si filma mentre costruisce un modellino d’auto o una casalinga che racconta come cucinare la perfetta crostata potrebbero diventare in un arco di tempo brevissimo i volti rappresentativi dei prodotti di largo consumo.

Ma perché accade questo? Perché il viso di una persona qualunque associato al marchio da pubblicizzare è simbolo di quella quotidianità tramite la quale il navigatore del web si immedesima con il testimonial, perché lo sente simile a sé, come se fosse un amico o il vicino di casa. Questo scatena un processo empatico e di fiducia verso quello sconosciuto o sconosciuta che ci decanta le qualità dei beni di consumo. Si entra in un circolo vizioso nel quale la persona anonima cerca di farsi notare e una volta conquistata la microfama il suo giudizio su un oggetto/prodotto sarà determinante per il successo di un marchio e per l’azienda che lo produce.

Il web si erge a trampolino di lancio per diventare noti, ma Loredana Lipperini e Giovanni Arduino ci indicano alcuni dei rischi che possono nascondersi nei vari social e sulle piattaforme virtuali, con conseguenze che vanno ben oltre la dimensione non reale, con manifestazioni ed effetti inaspettati e spesso devastanti nella vita quotidiana del microfamoso (basta leggere la vicenda del capitolo intitolato Corri, Leprottina, corri). In primo luogo, viene messo in evidenza come le identità virtuali non sempre corrispondano a quelle che le persone presenti in internet hanno nella realtà. Altro aspetto interessante, che emerge dalla lettura di Morti di fama e che ci invita a prendere con le pinze quanto il web ci offre, è il fatto che il confine tra vero e falso è molto labile: i due ambiti si mescolano in modo continuo e sono così intrecciati tra loro che in certi casi diventa difficile, se non impossibile, distinguere l’uno dall’altro. Un esempio di questo tipo sono i vari giudizi su libri, località turistiche, film e ogni cosa da vendere attraverso il web, proposti per stuzzicare i fruitori all’acquisto.

Lipperini-Arduino ci avvertono che non sempre queste opinioni sono veritiere, nel senso che, ricerca dopo ricerca, nel loro libro si scopre come alcuni importanti siti internet paghino persone per scrivere qualcosa di buono sui loro prodotti presenti sul mercato. Peccato che in molti casi chi si esprime non abbia mai assaggiato, letto, visto o utilizzato il prodotto messo sotto esame. Tra le pagine del libro ci sono poi aspetti da approfondire come la nanofama, il concetto di guru, i blogger nuovi arrivati (quelli che solo di recente hanno iniziato a postare opinioni e pensieri in rete), ma non voglio togliervi il piacere della lettura.

Una sola cosa vorrei ancora dire: Morti di fama è un racconto vero nel quale, da una parte, compare una piccola porzione delle sterminate – a tratti quasi surreali – vicende di alcuni microfamosi che animano la rete; ma dall’altra i due giornalisti ci raccontano le insidie, i pericoli e a volte i piccoli colpi di fortuna che investono coloro che diventano noti proprio grazie al palco virtuale del web. Arrivati alla fine si ha come la strana sensazione che in fin dei conti tutti noi (nessuno escluso) che navighiamo in rete siamo degli iperconnessi alla ricerca, più o meno consapevole, di notorietà.

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