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Morten Brask: «Il segreto per raccontare bene una storia è nei dettagli»

Morten Brask: «Il segreto per raccontare bene una storia è nei dettagli»La parola chiave per il giornalista e scrittore danese Morten Brask è “dettagli”, considerati il segreto necessario per raccontare bene una storia. In Italia Brask è arrivato grazie al libro La vita perfetta di William Sidis (Iperborea, traduzione di Ingrid Basso) che racconta la storia di quello che è stato probabilmente l’uomo più intelligente della storia. Non è diventato Einstein o Galileo Galilei perché Sidis, nato a New York da una famiglia di immigrati ucraini, pur avendo il Q.I. più alto di tutti i tempi, era assediato dai media e dai genitori e finì per isolarsi, cercando lavori piuttosto modesti, e infinitamente al di sotto delle sue potenzialità, in cui fare soltanto cose che realmente gli piacessero, senza nutrire aspettative di carriera o ambizioni professionali. Morì a causa di un’emorragia cerebrale all’età di 44 anni.

Un film di qualche anno fa Will Hunting, Genio ribelle, interpretato da Matt Damon, Ben Affleck e Robin Williams, si ispirò in parte alla sua storia e Morten Brask l’ha riportata nuovamente all’attenzione dell’opinione pubblica. Ospite della rassegna Letture in Autunno di Poggibonsi, organizzata dall’associazione La Scintilla, in collaborazione con Gli Amici di Romano Bilenchi, Morten Brask ha svelato i retroscena e i segreti per raccontare bene una storia.

 

Come ha avuto l’ispirazione per il romanzo La vita perfetta di William Sidis?

È stata una coincidenza. Leggendo per caso su una rivista di William Sidis, considerata la persona più intelligente del mondo, mi sono incuriosito e ho approfondito la ricerca. Mi sono sempre piaciute le storie un po’ “estreme” perché sono un buon modo per capire a fondo le persone quando sono messe alla prova rispetto alle situazioni. La storia di William Sidis ha anche un’ampia serie di implicazioni.

 

Il suo romanzo è molto avvincente, oltre che interessante per la storia in sé. In che modo ha scelto di impostare questa biografia che non è una semplice narrazione cronologica di eventi?

In questi casi, il segreto, secondo me, è cercare quella che è la vera vicenda che sta dietro alla storia, intesa come successione di eventi, attraverso domande fondamentali quali “Chi è il protagonista?” oppure “Che cosa voleva veramente?”. E poi è altrettanto importante cercare di descrivere chi sono i personaggi che agiscono nella vita del protagonista, quale ruolo occupano realmente. Ho usato fonti, lettere, documenti. Ciò che ho fatto è stato mostrare tutte queste dinamiche, nella sua infanzia nell’adolescenza, fino a quando Sidis è diventato un giovane uomo.

 

È stato difficile?

Certo. Ho provato a pensare a come potesse vivere, agire, riflettere una persona della sua gigantesca intelligenza. Sono entrato “dentro” al personaggio di questo bimbo prodigio, perseguitato dai media, e alla sua straordinaria sensibilità. Aveva genitori “particolari” che non lo trattavano da bambino. Eppure lo era, come tutti. Aveva esigenze da bambino ed era molto solo, senza amici. Il padre, ad esempio, noto psichiatra, usava il figlio per alcuni esperimenti e in tutte le meravigliose prove in cui dava sfoggio della sua straordinaria intelligenza non gli hai mai detto “Sono orgoglioso di te”. Non gli aveva insegnato, né provato a trasmettere, le cose semplici della vita di tutti i giorni, come, ad esempio, allacciarsi una scarpa o fare amicizia con una persona. Non è stata un’immedesimazione quella che ho realizzato, ma ci siamo molto vicini.

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Morten Brask: «Il segreto per raccontare bene una storia è nei dettagli»Il rischio, però, poteva essere quello di porsi in una posizione da “giudice”...

Assolutamente sì ed era quello che volevo evitare a tutti i costi. Nessun giudizio, nessuna affermazione o presa di posizione, ma solo narrazione dall’esterno della storia e della vita dei personaggi. Nel romanzo non c’è niente di ciò che io posso aver pensato: piuttosto ho inserito particolari e dettagli che aiutano il lettore a farsi un’idea di ciò che poteva essere la vita di William Sidis. Infatti, sono proprio i dettagli – anche insignificanti – a creare una svolta nella vita delle persone. Anche la posizione del suo piede inclinato verso l’esterno può essere fonte di ispirazione e darmi degli spunti interessanti in questo momento. È un dettaglio e può aprirmi strade del tutto nuove o impreviste.

 

Che cosa ha imparato dalla vita di William Sidis? E che cosa possiamo imparare noi?

Non importa chi sei, quanto intelligente, forte o famoso tu sia. In fin dei conti, siamo tutti soli e siamo solo noi stessi. William Sidis è stata una persona estremamente sola, ma non è detto che questa sua condizione non gli piacesse, anzi. La sua vita perfetta era una vita condotta in solitudine. Se pensiamo al mondo di oggi, tutto ruota intorno alla celebrità e alla ricerca del successo a tutti i costi, ma non intorno a ciò che conta veramente nella vita di ciascuno. La vera domanda è “Qual è la vita perfetta?”, “Fare quello che sappiamo fare o che ci piace fare?”, “Valorizzare i nostri talenti?”. In quanti si ritrovano a dire di fronte a una persona talentuosa e capace, quasi con sufficienza o con supponenza: “Ah, se avessi io quelle capacità, le sfrutterei al massimo!”. Quante volte abbiamo sentito cose del genere?

 

Non ha avuto paura di cimentarsi con una storia così “americana”, dove ancora una volta viene esaltato il modello della ricerca del successo e della fama?

Era pericoloso addentrarsi in una storia così “americana”. William Sidis da bambino era letteralmente assediato dai media, dunque la ricerca del successo era una costante, almeno per la famiglia, non certo per lui. E poi si trattava di raccontare qualcosa di un’altra epoca. Qualche americano, a dire il vero, mi ha apostrofato con frasi del tipo “Ma perché te ne occupi tu? È la nostra storia!”. Per tornare alla domanda, sì, ho temuto questo aspetto. Ma accade sempre all’inizio di qualunque lavoro.

 

Adesso a che cosa sta lavorando?

Sto lavorando a un nuovo romanzo che uscirà ad aprile. Attualmente sono ospite del Danish Institute a Villa Borghese, non sto scrivendo, ma mi sto godendo Roma in tutta la sua bellezza e complessità. Vado in giro per conoscere le opere d’arte, ma anche le persone e credo che tutto mi tornerà molto utile in futuro.

 

Quali sono i suoi autori preferiti in questo momento?

In assoluto adoro Primo Levi. Sono stato ad Auschwitz dopo aver letto il suo libro e ho avuto davvero l’impressione di esservi già stato, di conoscere i muri, i sassi, gli angoli di quel luogo di morte. Sono molto affascinato anche da Michel Houellebecq, dalla sua potenza espressiva, dalla sua capacità di esprimere le cose terribili compiute da persone normali. Ho letto tanto anche Umberto Eco e Murakami, che è capace di creare mondi non distanti dal mondo vero: il suo romanzo che preferisco è Dance, dance, dance.


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