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“Morte improvvisa” di Álvaro Enrigue, storia di un giocatore di pallacorda

“Morte improvvisa” di Álvaro Enrigue, storia di un giocatore di pallacordaMorte improvvisa di Álvaro Enrigue, uscito per Feltrinelli lo scorso agosto e tradotto dallo spagnolo da Irina Bajini non è, prendendo in prestito le parole dell’autore stesso, «solo un libro su Caravaggio ma è un libro con Caravaggio». E insieme al famoso pittore italiano ci sono, per citarne alcuni, Anna Bolena ed Enrico VII, Galilei, Cortés Il Conquistatore e Cuauhtémoc, il cardinale Federico Borromeo, papa Pio IV, Vincenzo Giustiniani, il cardinal Montalto e così via. E che cosa unisce tutti loro? Molto semplice: la pallacorda e un insigne giocatore come Caravaggio.

Bastano pochissime pagine al lettore per accorgersi dell’originalità di cui è dotato il romanzo di Enrigue, di gran lunga diverso rispetto alla vastissima letteraturadedicata al pittore Michelangelo Merisi. Morte improvvisa è questa storia anfibia, a metà tra romanzo storico e saggio, che si muove in un altalenante andirivieni tra i due poli – manco fosse una partita di tennis giocata sulla carta.

La trama è a dir poco intricata e intrecciata. Una cosa è chiara: Caravaggio sta giocando a tennis e se la cava niente male. E tra il pubblico a guardarlo sugli spalti compaiono i suoi committenti, i suoi amici e amanti e, per finire, le protagoniste dei suoi quadri. Dal campo da tennis la storia inizia e si muove, continuando nelle vie, nei palazzi e nei bassifondi della Roma barocca seicentescae, di quando in quando, si trasferisce alla Corte di Francia, nella Spagna di Carlo V e in Messico, all’epoca della guerra di conquista.

Il tennis, o meglio pallacorda, è il filo rosso di Morte improvvisa. Caravaggio era un abilissimo giocatore di pallacorda, che amava moltissimo. Come ricorda l'autore, l'omicidio che costò a Caravaggio l'esilio ebbe luogo in un campo da tennis e in una strada che porta ancora il nome di "Via della Pallacorda". 

“Morte improvvisa” di Álvaro Enrigue, storia di un giocatore di pallacorda

Antesignana del tennis, la pallacorda era il gioco che i nobili imparavano dal maestro di scherma e ciò verosimilmente non è da ritenersi casuale. Come si racconta nel libro, in passato i nobili per giocare usavano le pellas, palle ricavate dai capelli delle donne. Uno degli oggetti più ambiti del Cinquecento furono le pellas realizzate con i capelli rosso fuoco di Anna-Bolena. Del tennis si parla anche ne Libro di Apollonio, quando Tarsiana paragona le sue condizioni di vita a quelle di una palla da tennis che rimbalza da un campo all’altro per essere poi gettata via.

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Álvaro Enrigue, scrittore messicano emigrato a New York, è nato nel 1969 e Morte improvvisa è il suo quinto romanzo. Con questo libro nel 2013 ha vinto il premio Herralde e nel 2014 il premio Elena Poniatowska come miglior romanzo iberoamericano. Vive a New York e come dichiara nei Ringraziamenti, ha ultimato la stesura del libro in Italia al Castello Malaspina di Fosnovo (nell’ambito del programma Castello in Movimento).

Tra aneddoti, storie vere e partite di pallacorda Enrigue ritrae un’epoca. Il gusto barocco è permeante nei colori, nell’affastellamento delle storie, nelle tinte forti che risaltano soprattutto nelle descrizioni.

“Morte improvvisa” di Álvaro Enrigue, storia di un giocatore di pallacorda

I retori greci quando si trovavano innanzi a un testo che per virtuosismo stilistico e forza espressiva gareggiava con la cosa descritta parlavano di ècfrasis (dal greco antico èkphrasis, “esporre, descrivere; descrivere con eleganza”). Ed ecco cosa fa Álvaro Enrigue nel suo libro. Descrive oggetti, illustra situazioni, espone una pinacoteca d’immagini popolata da una fitta galleria di personaggi e luoghi. Ammirevole è la trasposizione tra immagini e parole quando sugli spalti appaiono le modelle di Maria e Maddalena eGiuditta e Oloferne.

Con Morte improvvisa Álvaro Enrigue scrive un romanzo che ha per protagonista il Caravaggio giocatore di pallacorda. L’uomo, l’artista e il giocatore si fondono in una figura unica e molteplice camminando a braccetto ma ciò che alla fine chi legge apprezza di più è pur sempre l’artista, il grande pittore religioso della modernità.

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