In cucina con Leonardo da Vinci, cuoco provetto

Corso online di Editing

Corso SEC - Scrittura Editoria Coaching

Corso online di Scrittura Creativa

Morire per rinascere. “Una melanconia araba” di Abdellah Taia

Morire per rinascere. “Una melanconia araba” di Abdellah TaiaCrescere in un paese come il Marocco, in cui l’omosessualità è considerata un reato, non è facile. L’articolo 489 del Codice penale marocchino “criminalizza” infatti gli atti osceni contro natura con un individuo dello stesso sesso. I “colpevoli” possono essere puniti con una pena che va dai sei mesi ai tre anni di reclusione e una multa da 120 a 1200 dirhan. In questo stato coppie dello stesso sesso non hanno alcun riconoscimento giuridico; l’omosessualità è vista come un segno di immoralità e di decadenza occidentale. Ne è perfettamente consapevole lo scrittore marocchino di lingua francese Abdellah Taia, il quale dopo aver fatto nel 2006 pubblico coming-out sulla rivista «Te quel», scandalizzando il suo paese e suscitando l’indignazione della stampa araba, è dovuto fuggire in Francia per poter esprimere liberamente se stesso. Oggi Abdellah Taia è diventato un simbolo di coraggio e di individualità per le giovani generazioni islamiche, perché è riuscito a scardinare la rigida e ipocrita opinione che imprigiona la società marocchina concernente il sesso e la sessualità, dando inizio a una battaglia in difesa dell’omosessualità.

Il suo romanzo Una melanconia araba, edito in Italia da Funambolo con la traduzione di Stefano Valenti, è una toccante autobiografia, che Taia consegna senza remore ai lettori, denudandosi completamente nel narrare le tappe più significative della sua vita, partendo dal momento in cui ha pienamente compreso di essere omosessuale, suscitando così il disprezzo di coloro che gli stavano accanto. A questa consapevolezza acquisita sono seguite delusioni e sconfitte, morti e rinascite, poiché come lui stesso ha dichiarato ha dovuto uccidersi per rinascere.

 

Vuoi conoscere potenzialità e debolezze del tuo romanzo? Ecco la nostra Valutazione d’Inedito

 

La storia si apre con un incipit cruento e toccante. Siamo a Salé, vicino a Rabat, negli anni Ottanta. Il giovane adolescente Abdellah viene aggredito e insultato da un gruppo di ragazzi che a turno gli usano violenza. Abdellah si sente sprofondare. Scappa. Fugge via da una società omofoba che vuole etichettarlo come zamul (frocio), con una connotazione ingiuriosa, anziché come mithli (omosessuale). A volte, infatti, anche l’utilizzo di una parola può cambiare ogni cosa e l’accezione dispregiativa con la quale quei ragazzi si rivolgono a lui gli causa un dolore sconcertante. Non è tuttavia capacità di tutti riuscire a entrare in sintonia empatica con gli altri. La maggior parte delle persone preferisce giudicare, insultare e discriminare. Risulta più semplice, anziché accettare una “diversità” che cozza contro i principi imposti dalla politica e dalla religione.

Morire per rinascere. “Una melanconia araba” di Abdellah Taia

La violenza subita a Salé causa ad Abdellah un’esperienza di morte. Sarà la prima di quattro dolorose cadute, in ognuna delle quali Abdellah morirà per poi rinascere di nuovo, sempre più forte e con la consapevolezza di dover realizzare se stesso e il proprio sogno – diventare un regista – fregandosene dei giudizi altrui e delle etichette sociali. Correre è l’unico modo per affrontare il dolore e la violenza. Lo farà a Salé, a Marrakech, a Parigi e a Il Cairo.

«Corro sempre più veloce. Corro a lungo. Ingoio aria dalla bocca spalancata. Non avverto più i miei grandi piedi. Non avverto più il mio piccolo naso. Non mi avverto più tutto intero. Mi supero. Non ho più consistenza. Ben presto volerò, sorvolerò le frontiere dei mondi. Scomparirò nelle nuvole, ritornerò e vedrò, mi vedrò».

 

Queste quattro tappe descrivono lo scompiglio di un io in lotta con se stesso e con il mondo, il desiderio di questo giovane uomo di scomparire, diventare invisibile, «entrare nel silenzio» per non dover più rispondere a inutili domande e «per non dover trovare un senso a quella vita senza promesse che mi attendeva» se fosse rimasto nel proprio paese, dove sarebbe stato sempre e solo visto come uno “zamul”, e non come Abdellah uomo e scrittore. Con ogni probabilità la vita gli riserverà ancora in futuro altre cadute, altre morti, altre violenze, ma lui ha oramai imparato a rialzarsi. «Era questa la sua fortuna: non si era spento […] Era diventato un hayem, l’amante del deserto, come nei poemi di Iban Arabi. Un vagabondo, senza direzione, senza Dio», incurante delle opinioni altrui.

Morire per rinascere. “Una melanconia araba” di Abdellah Taia

Lo stile di Taia è lirico pur essendo scritto in prosa. È diretto, essenziale e incisivo. Una melanconia araba è un romanzo rivolto a tutti coloro che credono che dietro a ogni sconfitta e a ogni dolore represso, ci sarà un domani migliore ad attenderti perché non bisogna mai smettere di cercare la luce in fondo all’abisso.

 

GRATIS il nostro manuale di scrittura creativa? Clicca qui!

 

La struggente melanconia araba di cui questo giovane determinato ci narra da una parte suscita una smisurata dolcezza empatica, ma dall’altra causa pure amarezza. È infatti triste pensare che, ancora oggi nel 2020, non si possa essere liberamente se stessi, che per farlo si è spesso costretti a emigrare e a lasciare i luoghi a noi più cari solo perché stupide e ipocrite norme giuridiche e morali non ci accettano per quel che realmente siamo. Abdellah Taia utilizza la scrittura con la speranza che tutti coloro che vivono ancora nascosti nell’ombra non abbiano più paura e si possa un giorno arrivare a vivere in un mondo migliore e indipendente, nel quale ciascuno sia realmente padrone del proprio corpo, della propria sessualità e del proprio destino.


Per la prima foto, copyright: Toa Heftiba su Unsplash.

Per la terza foto, la fonte è qui.

Il tuo voto: Nessuno Media: 5 (1 vote)
Tag:

Commenti

Invia nuovo commento

Image CAPTCHA
Se il codice inserito non è corretto, viene segnalato un errore (box rosso). Se il codice inserito è corretto e il tuo commento viene segnalato lo stesso come spam non ti preoccupare, non riscriverlo; la redazione lo pubblicherà al più presto.

Il Blog

Il blog Sul Romanzo nasce nell’aprile del 2009 e nell’ottobre del medesimo anno diventa collettivo. Decine i collaboratori da tutta Italia. Numerose le iniziative e le partecipazioni a eventi culturali. Un progetto che crede nella forza delle parole e della letteratura. Uno sguardo continuo sul mondo contemporaneo dell’editoria e sulla qualità letteraria, la convinzione che la lettura sia un modo per sentirsi anzitutto cittadini liberi di scegliere con maggior consapevolezza.

La Webzine

La webzine Sul Romanzo nasce all’inizio del 2010, fra tante telefonate, mail e folli progetti, solo in parte finora realizzati. Scrivono oggi nella rivista alcune delle migliori penne del blog, donando una vista ampia e profonda a temi di letteratura, editoria e scrittura. Sono affrontati anche altri aspetti della cultura in generale, con un occhio critico verso la società contemporanea. Per ora la webzine rimane nei bit informatici, l’obiettivo è migliorarla prima di ulteriori sviluppi.

L’agenzia letteraria

L’agenzia letteraria Sul Romanzo nasce nel dicembre del 2010 per fornire a privati e aziende numerosi servizi, divisi in tre sezioni: editoria, web ed eventi. Un team di professionisti del settore che affianca studi ed esperienze strutturate nel tempo, in grado di garantire qualità e prezzi vantaggiosi nel mercato. Un ponte fra autori, case editrici e lettori, perché la strada del successo d’un libro si scrive in primo luogo con una strategia di percorso, come la scelta di affidarsi agli addetti ai lavori.