Hai perso la voglia di leggere? 7 modi per farla tornare

Intervista ad Andrea Tomat, Presidente del Comitato di Gestione

Continua a scendere il numero dei lettori – Dati Istat aggiornati

Perché scrivere? Le ragioni di George Orwell

Mistero e misoginia in “Sempre più vicino” di Raul Montanari

Mistero e misoginia in “Sempre più vicino” di Raul MontanariEsce quest'anno con Baldini & Castoldi Sempre più vicino di Raul Montanari, un libro con un ritmo narrativo simile a quello di un romanzo d'appendice su cui pesano come macigni le continue divagazioni e descrizioni che distolgono, o almeno ci provano, l'attenzione del lettore dalla vicenda principale ripresa, in maniera avvincente e incalzante, all'incirca alla pagina duecentocinquanta per essere poi nuovamente marginalizzata già a pagina duecentosessanta. Anche se appare chiaro fin da subito che l'obiettivo dell'autore è quello di creare una struttura labirintica all'interno della quale tessere la trama dell'intricata vicenda, il ripetere enne volte ad esempio che lo zio Willy è stato misteriosamente assassinato e che svolgeva una professione e dei riti occulti in odore di satanismo non aiuta a mantenere alto l'interesse di chi legge, il quale ha già letto di questo e vorrebbe saperne di più. Non si viene purtroppo accontentati, in quanto la risoluzione del mistero sull'uccisione del povero zio Willy è rimandata a data da destinarsi. L'arcano che viene svelato in Sempre più vicino invece riguarda il tesoro da questi lasciato e mai ritrovato, almeno così si pensava. Sarà proprio la brama di impadronirsi dei milioni nascosti da Willy a generare l'intero filone principale della vicenda.

 

LEGGI ANCHE – Intervista a Raul Montanari, docente di scrittura creativa

 

Il protagonista è un giovane ragazzo che vive a Milano e cerca la sua indipendenza da un padre pressante che si è costruito da solo, dopo essersi trasferito dall'Abruzzo insieme al fratello. Valerio ha “ereditato” l'appartamento dello zio Willy e, per arrotondare, lo subaffitta a turisti e viaggiatori, lasciandosi ospitare in quei giorni dall'amico di sempre. Un personaggio, Valerio, che è stato definito “vero e tenerissimo”. Sul fatto che una persona come lui possa essere ritenuta “vera”, nel senso che in giro ci sono o ci possono essere tanti come lui, nulla da obiettare ma sul “tenerissimo” qualche precisazione va fatta. Come si fa a considerare tenero un giovane uomo che si reca di nascosto nell'appartamento dato in affitto a donne e uomini sconosciuti e si masturba sfregandosi con la loro biancheria intima? Come si fa a scrivere in un libro diffuso sull'intero territorio nazionale e su tutti gli store online che “in fondo tutti hanno i propri vizi”, quando sulle pagine del medesimo testo le donne sono state indicate con tutti gli epiteti negativi immaginabili?

Quasi come se si volesse far quadrare un cerchio che perfetto non potrà mai essere, l'autore si sofferma ripetutamente sul racconto delle voluttuose richieste intime dell'amante di Valerio che desidera con fervore essere sottomessa e trattata al pari di una schiava o di una geisha. In tutta questa dilagante misoginia quasi si perde la linea del racconto, il mistero sul tesoro accumulato dallo zio, la trappola in cui cade Valerio, il tradimento da parte di coloro che amava, l'amicizia inattesa con l'investigatore Velardi e il nuovo inizio insieme al padre al quale è servito il buio di una nuova separazione per riuscire a vedere e riconoscere il proprio figlio.

Mistero e misoginia in “Sempre più vicino” di Raul Montanari

LEGGI ANCHE – Denunciare la violenza sulle donne: la storia di Najaa

 

Una storia, quella da raccontata da Raul Montanari in Sempre più vicino che sembra racchiudere in sé diversi generi letterari. Un testo di narrativa che a lungo si sofferma sulla situazione dei giovani di oggi, sulla loro mancanza di certezze e punti di riferimento. Un romanzo di formazione che cerca di tirare le somme su una generazione maturata negli anni del boom economico del secolo scorso e che si è “fatta” con le proprie mani, riuscendo a guadagnarsi una posizione economica e sociale superiore rispetto ai propri genitori, per la gran parte braccianti e agricoltori. Una generazione che rischia il sorpasso anche sui propri figli. Un giallo che sconfina nell'investigativo su scala internazionale allorquando la scena si sposta, nel resoconto dell'investigatore Velardi, dalle strade di Milano alle favelas e alle foreste brasiliane. Un libro che abbraccia tanto, forse troppo, e che di sicuro senza alcune forzature sessiste avrebbe avuto agli occhi del lettore un aspetto anche migliore. 

Il tuo voto: Nessuno Media: 4.3 (4 voti)
Tag:

Commenti

Questa recensione è la dimostrazione di una cosa che ripeto da sempre, ossia che la letteratura non è il salto in alto. Se uno salta 2 metri e 40 la misura è quella, non c'è da discutere; invece le parole scritte, povere loro, si prestano a tante letture quante sono gli occhi che le scorrono.
Per mia enorme fortuna, questo è l'unico giudizio negativo che il romanzo ha ricevuto finora.
C'è una cosa però a cui tengo moltissimo, da vecchio ragazzo cresciuto negli anni '70: la misoginia in questo libro la vede solo l'autrice del pezzo. Sicuramente nel mondo ideale (che come tale non esiste) un ragazzo di 27 anni nel parlare con un suo amico delle donne si esprimerà in modo rispettosissimo, evidenziandone con saggezza le doti morali senza mai soffermarsi su quelle fisiche - cosa che fra l'altro Valerio fa più volte; nella vita vera sia gli uomini che le donne parlano fra loro tranquillamente della maggiore o minore appetibilità sessuale delle persone che incontrano, e non c'è bisogno di Sex And The City per sapere che questa abitudine è diffusa in modo imparziale fra i due sessi. Questo per quanto riguarda gli "epiteti negativi".
Quanto al fatto che Valerio possa fare tenerezza, si tratta della reazione classica dei lettori, femmine e maschi, davanti a un personaggio che ha appunto quell'unica pecca morale e che per il resto vive una situazione personale e generazionale difficilissima e la affronta con coraggio ma anche con poche risorse al di fuori di quelle morali. Sì, morali, anche se ha il vizio di entrare in casa sua di nascosto quando la affitta e frugare fra le cose dei suoi ospiti.
Mi ha poi fatto sorridere che la signora Galgano consideri prova della "misoginia dilagante" del romanzo quelle che lei chiama "voluttuose richieste intime dell'amante di Valerio che desidera con fervore essere sottomessa e trattata al pari di una schiava o di una geisha". Si informi, signora: si tratta di fantasie comunissime, sdoganatissime. Oltre a tutto, si dice ben chiaro che Elena, l'amica di Valerio, impone liberamente queste fantasie da schiava e non le subisce affatto, realizza cioè un paradosso comune nei rapporti non patologici che è oggetto di una breve discussione proprio fra lei e Valerio. Contrariamente a ciò che si pensa, chi ha una fantasia masochista non cerca affatto un sadico per realizzarla, perché il sadico non si sottoporrebbe al preciso protocollo che il masochista detta al suo compagno di giochi ("questo puoi farlo/dirlo, questo no"). La psicanalisi ha analizzato da decenni questo paradosso per cui il masochista è in realtà la persona che dà gli ordini, non quella che li subisce; ciò, ripeto, in rapporti erotici ludici e non patologici. Nel romanzo non si sta parlando di vera crudeltà ma di una crudeltà simulata per il piacere di tutti e due - anzitutto di chi desidera subirla in un contesto di sicurezza e protezione. Si tratta di poche pagine del libro, ma visto che nella recensione vengono così evidenziate sono costretto a rispondere in modo esteso.
Tutto il resto è una lettura che a me sembra obiettivamente alterata, ma che ci può stare: la struttura labirintica (io ammiro moltissimo i romanzi labirintici, ma questo è purtroppo molto lineare come i tredici romanzi precedenti), le digressioni e così via.
Mi spiace solo leggere una forzatura come: "vicenda principale ripresa, in maniera avvincente e incalzante, all'incirca alla pagina duecentocinquanta per essere poi nuovamente marginalizzata già a pagina duecentosessanta". Va bene l'iperbole, ma questa iperbole è un po' troppo iperbolica: tutto ciò, semplicemente, NON È VERO. Rispetto troppo il lettore per annoiarlo: avere la sua attenzione è il primo obiettivo che mi pongo, e per notarlo basta leggere. Poi, arrivato all'ultima pagina, un lettore può dire: no, non mi è piaciuto. Ma all'ultima pagina ci è arrivato, e di solito molto velocemente, proprio per il ritmo narrativo.
Ringrazio comunque Irma Loredana Galgano anzitutto per aver letto il libro, e per avere inserito questi giudizi negativi in una valutazione articolata e complessa, aperta anche a quelle che le sono sembrate le caratteristiche positive del testo.
Sono intervenuto per rispetto verso il blog e perché alcune cose dette nella recensione mi sembrano davvero frutto di idiosincrasie che hanno generato una distorsione di lettura; niente di grave, capita a tutti e si potrebbe osservare che anche questa mia risposta a una recensione non è obiettiva come vorrebbe essere. Siccome però si tratta di temi che mi stanno molto a cuore e su cui ho scritto moltissimo, vedi la questione della presunta misoginia, su questi argomenti mi sento libero di dissentire con tutta la mia forza. Il resto, lo ripeto, ci sta.
Graze per l'attenzione.

Sono io a doverla ringraziare per il tempo speso a scrivere questo lungo commento. Riguardo il suo libro ma anche in via più generale personalmente ritengo che solo per il mero fatto che un'opinione, un atteggiamento o un linguaggio siano diffusi non necessariamente debbano essere etichettati come normali o peggio ancora giusti e corretti. Chiamare "baldraccona palestrata" una donna e pensare che sia giusto così solo perché in molti si esprimono in questo modo è un qualcosa che non mi appartiene. Lei, naturalmente, è libero di pensarla come vuole. Riguardo la recensione: come mia consuetudine ho letto per intero il testo e ho scritto quello che mi ha trasmesso leggendolo. Se lei ritiene che io avrei dovuto avere impressioni differenti è una sua personale opinione.
Riguardo quelle che lei definisce "idiosincrasie" non sono altro che impressioni di lettura.
Ha affermato che la mia è fino a questo momento l'unica recensione negativa del libro. La si poteva anche cogliere come una buona occasione da sfruttare per qualche riflessione in più.
Succede a tutti di essere criticati. Non è cosa grave.

Cara signora, io sono abbastanza autocritico da aspettare due anni prima di pubblicare un romanzo; le garantisco che le riflessioni non sono mancate. So bene cosa vuol dire essere criticati, perché il primo critico sono io; e le persone a cui il libro viene sottoposto prima di diventare tale sono, glielo assicuro, critici spietati. A proposito delle "digressioni" che l'hanno tanto infastidita: pensi che la mia devozione al ritmo è così maniacale che ho tagliato un'intera scena di quattro pagine benché la considerassi forse la meglio riuscita di tutto il romanzo: semplicemente, rallentava il ritmo.

Facciamo un patto fra gentiluomini o gentildonne, se preferisce: io ribadisco che rispetto la sua recensione - anche una recensione è lavoro, e io rispetto il lavoro; però, per una elementare reciprocità, lei rispetti il mio evitando di usare il vecchissimo, logoro, scorrettissimo procedimento di citare due parole come se fossero rappresentative di tutto un atteggiamento dell'autore verso le donne!
Mi faccia questa cortesia, non chiedo altro. Lasci perdere le "baldraccone palestrate".

Perché allora non cita le PAGINE, non singole parole, dedicate al sentimento che Valerio prova per Viola? Alla sua reazione rabbiosa quando il suo amico Simon cerca appunto di spostare la percezione di Viola su una semplice questione di attrazione fisica?
Per due parole che lei estrapola (madonna, com'è vecchia questa procedura!) io potrei citarne duecento. Le baldraccone palestrate, se proprio vogliamo parlarne, sono una tipologia ben rappresentata nel centro di Milano, e non mancano certo le penne femminili che le hanno descritte in modo molto più feroce di come ho fatto io, senza che qualcuno parlasse di "misoginia dilagante".

Un'ultima osservazione, se permette. Questo non è il romanzo di un esordiente. Forse, nel momento in cui si affronta un autore, un minimo di cognizione della sua opera precedente (è il mio ventesimo libro pubblicato, non volendo contare le traduzioni letterarie) può aiutare a mettersi in una disposizione critica più consapevole. Io leggo molto, in media circa settanta titoli l'anno, e una curiosità sugli autori me la faccio venire sempre, non considero il libro che ho in mano un atomo che vaga nello spazio. Non dico che uno possa parlare solo avendo letto TUTTE le opere precedenti, sarebbe ridicolo! Dico solo sapere più o meno se da questo palco davanti a cui mi siedo devo aspettarmi di sentire rock, blues, folk, jazz, musica classica, musica contemporanea, canti tribali o che altro.

Dopodiché il libro può non piacere ugualmente, si figuri! Però almeno sapere che io faccio la cosa che viene chiamata post-noir, un genere di cui i critici mi attribuiscono la paternità, aiuterebbe, per esempio, a mettere la struttura del romanzo in relazione al noir e non al romanzo d'appendice, cosa stravagantissima. Perché? Perché se uno si aspetta i trucchi tipici del romanzo d'appendice, è ovvio che si stupirà di quelle che lei chiama "digressioni" e che sono semplicemente descrizioni della psicologia del personaggio, del suo mondo, della sua generazione, ossia quella testimonianza del reale che è fra i compiti nobili del romanzo.

Sempre se permette, le faccio un altro esempio di come la stessa pagina possa essere letta in modi opposti.
Lei è stata colpita dalle scene di sesso fra Valerio ed Elena e ha sottolineato le "fantasie da schiava e da geisha", ecc. A parte che già parlare di geisha sposta molto il focus semantico del suo giudizio, perché fa pensare a un certo tipo di narrativa erotica di maniera, perché non ha citato il fatto che queste scene non contengono nessuna descrizione e sono semplici dialoghi?
Un altro lettore potrebbe osservare: qui il narratore è interessato solo al gioco psicologico fra i due amanti, tanto è vero che non mostra niente ma si limita a riportare le loro parole.
Se lei conoscesse qualcosa di ciò che ho scritto, saprebbe che uno dei miei romanzi accolti con maggiore favore, "La prima notte" (Baldini & Castoldi 2008) consta INTERAMENTE di un dialogo fra due amanti, di cui vengono riportate solo le parole, la prima notte che riescono a passare insieme.
Come vede, è un procedimento ricorrente in cui la negazione di ciò che in teoria sarebbe centrale nella rappresentazione dell'eros (i corpi, i gesti) ha evidentemente il senso di riportare il fatto erotico alla sua vera essenza: sono le menti a fare l'amore, non i corpi. Per questo le parole vincono sui gesti e credo che sia esperienza comune che di un incontro con un uomo o una donna possiamo perdere tutto, anche perché onestamente i gesti dell'amore fisico sono piuttosto ripetitivi; ma quella certa frase che lei o lui ci hanno detto non la dimenticheremo mai, che fosse una frase rivelatrice o goffa, intelligente o stupida. In fondo, accanto ai nomi delle persone che abbiamo amato potremmo scrivere solo quella frase; o un'antologia di frasi, volendo; i gesti scivolano via nella memoria, le parole hanno questa forza terribile di rimanere.

Grazie ancora, Irma, e mi scusi se insisto su quelle due-tre cose (non di più) che mi sembra diano un'idea inesatta del mio ultimo romanzo; il giudizio, glielo assicuro, lo rispetto totalmente.
Il libro può non piacerle, può non piacerle nemmeno l'autore: è lecito! Se però lei argomenta i perché di questo mancato gradimento e l'autore non si ritrova in alcuni di questi perché, non c'è niente di strano che obietti.
La saluto cordialmente
suo rm

Invia nuovo commento

Image CAPTCHA
Se il codice inserito non è corretto, viene segnalato un errore (box rosso). Se il codice inserito è corretto e il tuo commento viene segnalato lo stesso come spam non ti preoccupare, non riscriverlo; la redazione lo pubblicherà al più presto.

Il Blog

Il blog Sul Romanzo nasce nell’aprile del 2009 e nell’ottobre del medesimo anno diventa collettivo. Decine i collaboratori da tutta Italia. Numerose le iniziative e le partecipazioni a eventi culturali. Un progetto che crede nella forza delle parole e della letteratura. Uno sguardo continuo sul mondo contemporaneo dell’editoria e sulla qualità letteraria, la convinzione che la lettura sia un modo per sentirsi anzitutto cittadini liberi di scegliere con maggior consapevolezza.

La Webzine

La webzine Sul Romanzo nasce all’inizio del 2010, fra tante telefonate, mail e folli progetti, solo in parte finora realizzati. Scrivono oggi nella rivista alcune delle migliori penne del blog, donando una vista ampia e profonda a temi di letteratura, editoria e scrittura. Sono affrontati anche altri aspetti della cultura in generale, con un occhio critico verso la società contemporanea. Per ora la webzine rimane nei bit informatici, l’obiettivo è migliorarla prima di ulteriori sviluppi.

L’agenzia letteraria

L’agenzia letteraria Sul Romanzo nasce nel dicembre del 2010 per fornire a privati e aziende numerosi servizi, divisi in tre sezioni: editoria, web ed eventi. Un team di professionisti del settore che affianca studi ed esperienze strutturate nel tempo, in grado di garantire qualità e prezzi vantaggiosi nel mercato. Un ponte fra autori, case editrici e lettori, perché la strada del successo d’un libro si scrive in primo luogo con una strategia di percorso, come la scelta di affidarsi agli addetti ai lavori.