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“Mistero a Villa del Lieto Tramonto” di Minna Lindgren

“Mistero a Villa del Lieto Tramonto” di Minna LindgrenSulla copertina di Mistero a Villa del Lieto Tramonto di Minna Lindgren (Sonzogno, 2015) leggiamo: «Dalla Finlandia, la Agatha Christie del Nord». In effetti, questo volume è una specie di giallo accattivante e ben costruito, anche se nel corso della lettura il pensiero va più ad Allan Karlson de Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve (Bompiani) che a Miss Marple. Mistero a Villa del Lieto Tramonto (il titolo originale è Kuolema Ehtoolehdossa, la traduzione italiana del testo è a cura di Irene Sorrentino) è il primo libro di una trilogia incentrata, appunto, su un gruppo di vecchiette ospiti presso una residenza per anziani, immersa nel verde nei pressi di Helsinki. Siiri, Irma e Anna-Liisa vivono in dei minuscoli appartamentini e fanno parte della schiera di ultranovantenni che popolano la Villa. Come ogni giallo che si rispetti, nel libro sono presenti dei delitti: intanto, il giovane cuoco Tero Lehtinen muore in circostanze poco chiare; poi, un ex veterano di guerra viene violentato nelle docce dell'ospizio da due infermieri; infine, dalla Villa cominciano misteriosamente a sparire degli ospiti.

Faccio una premessa: il romanzo mi è piaciuto, ma non in quanto giallo ed è per questo che nell’introduzione l'ho definito “una specie di giallo”. Non mancano gli elementi per definirlo tale e inserirlo nel genere, ma ho trovato molto più interessanti altri aspetti, legati soprattutto a ciò che definirei l'essere anziani. È opinione comune credere che la gente, superata una certa età, perda del tutto la lucidità: le tre protagoniste del libro, al contrario, sono piuttosto arzille, anche troppo considerato che Siiri ha ben novantacinque anni. Tranquillamente prendono autobus e taxi, compiono straordinari e consapevoli ragionamenti, bevono quantità industriali di vino rosso, ricordano luoghi, persone e cose di decenni prima. Se ogni tanto nel testo non fossero inseriti riferimenti a pannoloni, bavagli, bastoni e deambulatori si correrebbe il rischio di dimenticare l'effettiva età dei personaggi. Forse è per questo che a tratti si sospetta una visione un po' distorta e ottimista della vecchiaia, dove lo spazio per la malattia è relativo. Ma è solo un attimo perché, leggendo con attenzione tra le righe, la riflessione sulla terza età è ben più profonda.Le tre donne possiedono quella maturità utile per valutare i pro e i contro della modernità, come nel caso di quei figli che muoiono obesi a causa dei cibi spazzatura, poiché si è ormai raggiunto «un tenore di vita tanto elevato che si finiva per lasciarci le penne a sessantacinque anni». Ci sono poi quelli che per tutta la vita sono stati schiavi del proprio lavoro e, una volta in pensione, sono diventati «prigionieri della propria età, di interminabili giornate vuote». Ma non è il caso delle nostre eroine: «rinunciare a qualcosa era inevitabile, ma arrendersi no» e le tre donne fanno di tutto per vivere con allegria e spensieratezza una vecchiaia che pare non avere mai fine.

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“Mistero a Villa del Lieto Tramonto” di Minna LindgrenIl punto di forza del romanzo è rappresentato proprio dall'amicizia che unisce Siiri, Irma e Anna-Liisa e che, in fondo, è ciò che le tiene in vita e dà loro l'energia necessaria per continuare ad affrontare la quotidianità con la vivacità di tre ventenni. Al di là delle attività con cui riempiono le giornate, del loro scherzare ed essere sempre ironiche su tutto, è impossibile non percepire la solitudine vissuta da queste donne, la stessa di cui soffrono numerosi anziani, segnata dall'abbandono da parte dei figli e dei nipoti, troppo occupati per prendersi cura delle loro madri e nonne. Gli anziani sono considerati un peso, poco importa quanto abbiano dato alle loro famiglie negli anni in cui le forze non mancavano: il dato anagrafico condanna, è automatico che un vecchio sia giudicato rimbambito, si sporchi e se la faccia addosso. Al contrario, l'autrice suggerisce che anche l'anziano ha ancora qualcosa da dare, magari anche solo un sorriso, o un insegnamento, o uno stimolo per riflettere su qualcosa di importante. Alcuni di loro, addirittura, possiedono ancora la capacità di stupirsi delle cose e, nel caso delle tre vecchiette del romanzo, di indagare su questioni sospette, di porsi mille domande su ciò che accade intorno a loro, di raccogliere testimonianze e dettagli nonostante gli inevitabili vuoti di memoria che ogni tanto sopraggiungono.

“Villa del Lieto Tramonto” pare un nome un po' angoscioso se poi lo associamo al “tic tac tic tac” continuamente ripetuto da Irma, quasi che il tempo sia destinato a fermarsi all'improvviso, senza che ce ne accorgiamo. In realtà, la fine arriva per tutti e, più del “quando”, diventa importante il “come” si è vissuto, non solo la giovinezza e l'età adulta, ma anche quella fase finale dell'esistenza giudicata poco importante, alle volte anche dagli anziani stessi. Siiri, Irma e Anna-Liisa sono al cospetto dalla morte e ridono di essa, perché spesso ironizzare sulle cose è il metodo migliore per esorcizzarle. Se poi ci aggiungiamo un pizzico di mistero possiamo dire che il gioco è fatto, i lettori avranno davvero modo di godersi un romanzo in cui non manca quasi nulla: un po' di suspense, qualche risata, forse anche un po' di sana ingenuità da parte della scrittrice e del mondo che descrive, un distacco dagli aspetti più negativi della realtà (senza per questo negarne l'esistenza) che, tuttavia, non sempre è un male. C'è spazio anche per il momento in cui si afferma «ecco, è così che vorrei essere fra cinquant'anni!»: vi auguriamo quindi una buona lettura con Mistero a Villa del Lieto Tramonto di Minna Lindgren, in attesa degli altri due volumi della trilogia.

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