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Misteriosi delitti nella Salò degli anni Trenta. Intervista a Massimo Tedeschi

Misteriosi delitti nella Salò degli anni Trenta. Intervista a Massimo TedeschiDa pochi giorni in libreria per La nave di Teseo, La maledizione del numero 55 di Massimo Tedeschi è un giallo storico in piena regola. Ambientato nella Salò del 1938, alla vigilia degli eventi che porteranno questa piccola cittadina al centro della Grande Storia, le indagini di Italo Sartori (questo il nome del commissario, protagonista del romanzo di Tedeschi) sono l’occasione per entrare nel vivo dell’atmosfera che poteva viversi in un centro di provincia tra gli anni Trenta e Quaranta, in pieno regime fascista.

 

La maledizione del numero 55 è un giallo ambientato nel 1938, in pieno regime fascista, e per di più a Salò, che qualche anno dopo sarà al centro di altri eventi storici. Per quale ragione ha scelto questo periodo? C’è qualcosa in particolare che l’affascina?

Negli anni Trenta e Quaranta, per una serie di ragioni concomitanti e in parte indipendenti, il lago di Garda è epicentro di vicende che richiamano sul lago l’attenzione dei media di tutto il mondo. Qui, dopo l’avventura di Fiume, arriva Gabriele D’Annunzio, sorvegliato speciale del regime e delle cancellerie europee. A Desenzano opera il Reparto alta velocità che con i suoi idrovolanti stabilisce i record mondiali assoluti di velocità dell’epoca. Le Grotte di Catullo, sulla penisola di Sirmione, sono al centro di ambiziosi progetti di scavi archeologici. Nei grandi alberghi alloggiano esponenti della nobiltà e delle maggiori famiglie imprenditoriali europee. Durante la guerra arriveranno le sedi della Rsi. Una stagione, come si vede, straordinariamente ricca di eventi, di possibili racconti.

 

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A indagare sui misteri e sulle morti sospette è il commissario Italo Sartori. Per la figura di questo commissario ha trovato ispirazione in altri investigatori del passato?

L’antecedente più immediato è naturalmente il commissario Montalbano di Vigata. Ma c’è una prossimità, cronologica e geografica, ancor più stretta: Italo Sartori è abruzzese di montagna. In quegli stessi anni un certo commissario Ciccio Ingravallo indagava su un delitto romano, avvenuto in via Merulana. E Ingravallo era molisano.

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Tra le vittime c’è la veggente Luigina Stroppa detta Nefertari. Come nasce questo personaggio?

Cartomanzia, sedute spiritiche, magia erano di gran voga all’epoca, e non a caso hanno ruolo importante in tanti romanzi dell’epoca (a cominciare dal Fu Mattia Pascal). Per Nefertari avevo poi un modello molto vicino: in quegli anni viveva in provincia di Brescia una celebre veggente che si faceva chiamare Semiramide e che aveva molti clienti fra i gerarchi e i personaggi di spicco del regime. Compresa Claretta Petacci…

 

Immagino che per la costruzione dell’ambiente legato a Salò abbia svolto non poche ricerche preliminari. Che idea si è fatto di quella cittadina, al di là di ciò che ha raccontato nel libro?

Salò, che pure durante la Rsi fu investita dalla Grande Storia, allora viveva di ritmi placidi, tipici della provincia italiana, in un’atmosfera ammorbidita e resa ancor più sensuale e languida dal lago, dai suoi riti e dai suoi ritmi. In più, la presenza di D’Annunzio nella vicina Gardone e del bel mondo europeo e soprattutto mitteleuropeo nei grandi alberghi della Riviera portava il brivido del gossip internazionale, delle mode europee, degli intrighi diplomatici e sentimentali.

Misteriosi delitti nella Salò degli anni Trenta. Intervista a Massimo Tedeschi

Il suo è un giallo storico, genere abbastanza consolidato. Quali consigli si sentirebbe di dare a uno scrittore che volesse avvicinarsi a questo genere?

Credo che la verosimiglianza storica sia un elemento essenziale. I libri di storia, e di storia del costume, e di storia locale in particolare, sono essenziali per documentarsi ed evitare il rischio peggiore: quello di incorrere in imperdonabili anacronismi. Calarsi in un’epoca passata ma non remota, di cui abbiamo fatto a tempo a raccogliere ricordi e testimonianze in presa diretta, aggiunge tratti entusiasmanti al lavoro di documentazione e poi di restituzione narrativa.

 

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Quali sono gli errori più comuni e che invece in un giallo storico dovrebbero evitarsi?

Da un lato trasferire nel passato linguaggi, modi di dire, sentimenti che sono del nostro tempo e non possono essere appiccicati a personaggi di cento anni fa. Al tempo stesso evitare di farne statuine asettiche, arcaiche o fuori dal tempo: i rapporti fra i sessi, ad esempio, sotto una coltre di perbenismo formale, erano assai più sciolti e turbolenti di quanto noi siamo portati a pensare. E Sartori ne sa qualcosa…


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