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“Milk and Honey” di Rupi Kaur, una poesia bodypainting franca, onesta e schietta

“Milk and Honey” di Rupi Kaur, una poesia bodypainting franca, onesta e schiettaNota al pubblico social per la celebre foto scandalosa postata su Instagram più di un anno fa, laddove compariva con pantaloni macchiati di sangue per esorcizzare il tabù del ciclo mestruale, Rupi Kaur, poetessa indiana, a soli ventun anni pubblica il suo libro di poesie e diventa il nuovo fenomeno poetico degli U.S.A. e del Canada. La sua pagina Facebook presenta ad oggi 326.248 mi piace e l’account Instagram rileva 1,2 milioni di follower. Sono numeri impressionanti e con i quali, nella nostra epoca, è doveroso fare i conti. D’altronde non sono da meno quelli relativi alla vendita della sua prima raccolta poetica Milk and Honey: un milione di copie vendute attraverso il canale self publishing di Amazon e ben nove settimane di fila sulla punta della classifica del «New York Times». Come si può evincere non è solo un dato statistico a creare intorno a lei interesse, ma un dato editoriale.

Incontrata presso l’accogliente spazio Punto & Zeta a Milano, ci siamo posti, noi di Sul Romanzo, la domanda curiosa di capire come mai e in che modo questa bellissima ragazza indiana avesse scovato la via del successo, sebbene il genere poetico da molto tempo sia dimenticato sugli scaffali polverosi delle più importanti case editrici.

Che poesia è la sua? Da dove ha origine? Che rapporto c’è fra lei e i suoi lettori virtuali? Un incontro con vari blogger è stata l’occasione che aspettavamo.

A fiutare il successo della poetessa canadese e a farla conoscere in Italia s’è impegnata Tre60, marchio editoriale di Nord Editrice e legata al gruppo editoriale GEMS. La traduzione dei versi è stata opera di Alessandro Storti. L’Italia diventa così il ventunesimo paese che ha tradotto questo fenomeno poetico, tutto made in America e Canada.

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Milk and Honey è una raccolta di poesie scritte in inglese e divisa strutturalmente in quattro grosse sezioni: ferire, amare, spezzare e guarire. Una quadripartizione che rappresenta un percorso personale (verrebbe quasi da etichettarlo come canzoniere amoroso, ma stavolta non è il poeta innamorato a penare per il sentimento non corrisposto, bensì la poetessa) e un diaro d’amore. Lo stile, come ha confermato la stessa ideatrice dell’opera, è particolare, perché nella sua lingua adottiva ha cercato di inserirvi caratteristiche della lingua nativa, ovvero l’indiano e la sua mistica musicalità.

Ne esce fuori così un composto fonico e grammaticale anglo-indiano in cui non compaiono mai maiuscole e la cui punteggiatura è basata sul solo punto fermo, com’è tipico della poesia asiatica. Ecco che allora la brevità del verso e la musicalità fluente e la forma talvolta quasi sillogistica della poesia ricordano vagamente gli haiku giapponesi; dall’altro lato vi sono parti in prosa (veri e propri sfoghi d’amore o monologhi personali) che rientrano in quel movimento novecentesco di dare alla poesia una patina prosastica.

Questo alternarsi di breve e lungo, unitamente alla realizzazione d’illustrazioni stilizzate delle sensazioni vissute e del corpo vivo (quello più intimo della donna) non consentono etichette di sfregio letterario, ma concretizzano un magma poetico moderno, dove non v’è inibizione di linguaggio né reticenza.

“Milk and Honey” di Rupi Kaur, una poesia bodypainting franca, onesta e schietta

È la stessa Rupi Kaur a non cercare nuovi tag per la sua poesia e anzi a elogiarsi per la franchezza con cui si lascia andare nel fluire del componimento poetico:

«È difficile dire che tipo di poesia sia la mia, la sento franca, onesta, schietta con me stessa. In questo primo libro ho giocato molto sui monosillabi inglesi e mi sono ispirata nel comporre versi alle mie stesse performance poetiche dal vivo. Nel secondo libro – che presto sarà pubblicato – ho guardato con maggior attenzione alla costruzione di sonetti e a giochi delle rime. A ogni modo non cerco mai etichette per la mia poesia, perché ogni volta che finisco per trovarne una spesso la rompo».

 

Una raccolta poetica, dove l’Io, sovrapponibile al cento per cento con l’autrice, si lascia andare liberamente a sfoghi sessuali, erotici e inconsci senza freno e laddove il corpo femminile per la prima volta diventa, come dice la stessa poetessa, «una tela sulla quale posso esprimere la mia femminilità».

“Milk and Honey” di Rupi Kaur, una poesia bodypainting franca, onesta e schietta

Rupi Kaur, giunta in Canada con la madre anni dopo l’arrivo di suo padre, è figlia di una famiglia piuttosto modesta. Lei è cresciuta, in India, in un ambiente fortemente misogino e autoritario. Solo dopo molti anni rispetto alle sue coetanee ha scoperto il piacere della femminilità e la potenza esaltatrice della moda. Oggi tende a dare molta importanza alla sua immagine e cerca di immettere nel suo dettato poetico tutta la violenza, la sofferenza e la duplice nazionalità che contraddistingue il suo essere donna. È questa preponderante femminilità, che non mercifica il proprio corpo, ma anzi lo adora, la chiave del successo. Le tante donne del mondo che la seguono entrano in contatto con emozioni, che, come afferma lei, «sono uguali per tutte noi di qualunque religione o razza possiamo essere». Il fascino poetico di una poesia, che – per quanto non la si voglia etichettare – risulta relativamente femminista, è sito proprio in questo sentire che accomuna lettrici di ogni dove.

“Milk and Honey” di Rupi Kaur, una poesia bodypainting franca, onesta e schietta

Ma dove deriva quel titolo, ci siamo chiesti noi di Sul Romanzo? Se è vero che latte e miele sono due elementi naturali, che combinati insieme designano un composto dolce, perché scegliere un titolo simile, se il suo canzoniere poetico è notevolmente un racconto dolce/amaro, contenuto di patemi d’animo e dolori morali che un uomo causa alla sua innamorata? Le ragioni di questa scelta sono molteplici: «Nel 2012 ho scritto una poesia, da me recitata, che si intitolava Colonie di vedove; parlava di colonie di donne vedove a Delhi trovatesi in questo stato perché i mariti erano stati uccisi durante le sommosse popolari. Ho scritto della forza di costoro e ho usato come espressione il miele e il latte – appiccicoso l’uno e morbido e dolce l’altro. Così, quando ho scritto la raccolta, ho scelto quel titolo per la mia opera. Il miele è usato molto nella medicina naturale e mi affascina quello grezzo, perché non scade mai. Poi su internet ho visto che l’espressione è usata in molte lingue diverse ed è utilizzata anche nella mia poesia, più volte con alcune ricorrenze. Lo scorso anno ho trovato in India un vecchio libro di mio padre e ho scoperto che anche lui ha usato la stessa espressione, cosi la coincidenza mi ha indotto ad adottare quel titolo».

Milk and Honey di Rupi Kaur è una raccolta che ha avuto successo perché esce fuori dagli schemi. È la stessa scrittrice a confermarcelo e ad ammettere, tristemente, che anche in Canada la materia versificata non vende molto.

La stessa Rupi ha pubblicato il suo libro, sotto la spinta preponderante dei suoi follower e dei suoi lettori, trasformando una raccolta di post in un lavoro poetico completo.

“Milk and Honey” di Rupi Kaur, una poesia bodypainting franca, onesta e schietta

Com’è stata l’esperienza di self publishing?

«È stata una bella esperienza, ho fatto tutto da sola, mi sono occupata di tutto. È stato abbastanza facile e io stessa mi sono cimentata nel design e layout, senza sostenere alcun costo. Mi ricordo che ho trascorso un’intera settimana a realizzare la copertina. Non avevo assolutamente esperienza letteraria e non avevo la misura di ciò che andasse bene o male. Vendevo copie, ma non sapevo se il libro stesse funzionando. Alla fine mi sono ritrovata nella lista dei best seller del New York Times».

 

E adesso la scrittrice canadese è pronta per il secondo libro. Intanto, ci si chiede, se ha mai riletto il suo primo libro e cha aspettative pone nei confronti del suo prossimo lavoro?

«Sono molto critica nei miei confronti, di solito non rileggo troppo quel che scrivo e l’ho fatto quando abbiamo realizzato l’audio book di Milk and Honey. A volte mi piacciono delle cose e a volte no. In alcuni momenti leggo la mia stessa opera e avverto che alcune parole da me usate sono orribili o al contrario in alcuni casi vorrei farvi delle aggiunte eccessive, per cui preferisco chiudere e non rileggere più. Per quel che riguarda il secondo libro sto lavorando sulle illustrazioni e so che ora la gente si attende da me qualcosa in più. Rispetto a prima, quando la mia poesia era una raccolta casuale di post su Instagram (sviluppata di getto), ora sto andando verso un canale più tradizionale e spero che il secondo libro abbia un successo pari al primo, perché con quei guadagni aiuto anche la mia famiglia. Sono cosciente che la pressione ora è maggiore e spero di non deludere nessuno».

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Milk and Honey di Rupi Kaur ha venduto un milione di copie, perché con estrema semplicità unisce un senso tutto femminile di amore e odio verso il maschio. Costui è elemento imprescindibile, senza il quale non può esistere questa poesia così frammentata e illustrata (tale che la si può definire bodypainting). I versi della poetessa canadese riscattano la dignità femminile, esprimono il vortice di emozioni della donna moderna e non disdegnano di portare nel dettato poetico l’esperienza mistica e reale del rapporto sessuale.

Alla fine di quest’incontro, probabilmente, abbiamo capito che la chiave del successo di Rupi Kaur è quella di essere una poetessa che ha avuto il coraggio di demistificare la misoginia della sua cultura nativa e contemporaneamente è riuscita a creare una poesia nuova, che si compone di versi e materia grafica stilizzata, senza inibizioni e reticenze o come dice lei «franca, onesta e schietta». 

Un’ultima postilla: è consigliato leggere in lingua madre le poesie di Milk and Honey di Rupi Kaur o goderne direttamente dalle sue performance live, solo così si coglie la potenza evocatrice della donna che domina la propria materia alla pari di come gode e gioisce del suo corpo.


Per la prima foto, copyright: Edu Lauton.

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