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Melanie Raabe ci racconta “La trappola”, un thriller che vi stupirà

Melanie Raabe ci racconta “La trappola”, un thriller che vi stupiràAbbiamo incontrato Melanie Raabe, una giovane scrittrice tedesca, per La trappola, suo esordio letterario, edito in Italia da Corbaccio nella traduzione di Leonella Basiglini. È un thriller psicologico che narra della ricerca da parte di una scrittrice affermata, Linda Conrads, dell'assassino di sua sorella. La donna, in esilio volontario dopo la vicenda traumatica, si muoverà tra le stanze della sua dimora e i corridoi della sua mente, nella perpetua indecisione fra ciò che è verità e ciò che invece vive solo dentro la sua testa. Un continuo cambio di prospettiva caratterizza lo stile della Raabe e porta il lettore a dubitare di tutto ciò che viene narrato fino alla fine.

L'autrice presenta la sua opera così: «Sono felice di vedere quanti blogger sono intervenuti. Io stessa mi muovo tra blog, carriera giornalistica e adesso anche nel mondo letterario. Questo è il quinto libro che scrivo, ma gli altri quattro non hanno trovato un editore che li pubblicasse. Ho passato dieci anni scrivendo senza grandi soddisfazioni. Ora mi ritrovo con una pubblicazione che ha viaggiato dalla Germania all'Italia. Vedremo cosa succederà».

 

Quando è nata l'idea per il libro?

Tutto è partito da una cena con un'amica in cui si discuteva della vita di artisti. D'un tratto la mia amica mi ha parlato di una scrittrice che si era segregata nella propria casa. Subito mi è scattato qualcosa e ho cominciato a prendere appunti perché mi sembrava una storia interessante da scrivere. Da quel momento mi sono posta alcune domande: perché questa donna si è esiliata? Quale motivo potrebbe avere per uscire o per far entrare qualcosa nella propria quotidianità? Queste domande mi hanno condotto a una storia. Dovevo mantenere un equilibrio tra lei che resta in casa e quel qualcosa che potesse entrare e rompere la routine di sicurezza che si era costruita.

 

Come Linda Conrads, anche lei ha contattato degli esperti dell'interrogatorio per rendere più realistica la vicenda?

No, ho fatto molte ricerche ma non ho incontrato poliziotti. Non volevo che Linda fosse infallibile. Volevo fosse imperfetta e addirittura fosse superata talvolta dal suo avversario nell'interrogatorio.

 

La storia è narrata con grande verosimiglianza. Si ispira a qualche modello letterario?

Non ho modelli concreti, né imito nessuno. Come tanti ho uno scrittore preferito. Io ho tantissimi libri che mi si sono fermati dentro nella testa e che hanno lasciato qualcosa. Credo sempre più fermamente che noi siamo ciò che leggiamo. Coscientemente non riesco a riconoscere queste influenze.

 

Spesso leggendo un thriller a metà libro si riesce a capire già chi è l'assassino e cade tutta la magia. In questa storia la narrazione si capovolge spesso. È una cifra stilistica che la caratterizza?

Contenta di sapere che la storia abbia funzionato come volevo. Io sapevo esattamente chi era l'assassino, dovevo solo capire se la trappola avrebbe funzionato. A un certo punto, Linda arriva a credere di essere pazza, mette in dubbio tutto ciò in cui credeva. Sono delle questioni che mi hanno fatto pensare all'impostazione del racconto. Mi è piaciuto cambiare spesso direzione, perché mi sono ritrovata a scrivere ciò che mi sarebbe piaciuto leggere. Da una parte c'era la tensione, dall'altra il divertimento. Direi che questo è il mio marchio di fabbrica.

 

Lenzen, l'antagonista, non è il solito cattivo da film. Ha voluto un personaggio che non fosse totalmente sbilanciato?

Domanda filosofica e quindi molto difficile. Nono ho una risposta vera e propria. Volevo dei protagonisti complessi e sfaccettati. Se avessi creato personaggi solo “bianchi” o solo “neri” non avrei creato nessun mistero. Lenzen avrebbe potuto redimersi? Si, se avesse fatto l'esatto contrario di ciò che ha fatto. Ogni lettore leggendo questo libro può darsi una risposta diversa.

Melanie Raabe ci racconta “La trappola”, un thriller che vi stupirà

Thriller e giallo sono stati considerati dei generi di serie b. Adesso si stanno rivalutando grazie anche al successo fra il pubblico. Che opinione ha a riguardo?

La situazione tedesca è uguale all'Italia a quanto pare. I giallisti vendono molto e le storie sono cresciute e sono diventate più complesse per venire incontro alle richieste dei lettori. Con questi generi si possono raccontare molte cose. Il lettore voleva qualità e così è successo.

 

Pensa che descrivano meglio la realtà che ci circonda?

Non sono sicura di questa risposta, ma posso dare il mio parere. Il thriller viene percepito come più realistico. Nel mio caso cerco di essere più verosimile possibile creando con la fantasia un mondo che funziona.

 

Nel suo libro la protagonista è una scrittrice affermata molto ricca. Le è mai capitato di incontrare un autore di questo tipo? Dopo questa esperienza riesce a vedere un futuro in cui il suo mestiere possa diventare la scrittura?

Non ho ancora incontrato Stephen King (ride). Effettivamente ho sempre vissuto di scrittura. Ho sempre portato avanti la mia carriera giornalistica e ho avuto adesso la fortuna che il mio libro stia avendo successo. Questo mi ha permesso di guadagnare una certa somma. Linda è un po' il mito archetipo dello scrittore. Magari un giorno capiterà anche a me (ride).

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Artista e reclusa. La protagonista riesce a creare i suoi romanzi dall'interno della sua villa. È possibile, secondo lei, scrivere senza mai “sporcarsi le mani” con la realtà?

Non credo sia possibile. Nel momento in cui conosciamo Linda, lei ha già vissuto una certa parte della sua vita al di fuori di casa sua. L'obiettivo era descrivere qualcuno che si trovava in quel momento in una situazione fragile. Io volevo dare la speranza che lei potesse ricominciare. Se non viviamo non abbiamo alcun cibo per la mente da elaborare per poter creare.

 

Qui in Italia abbiamo un esempio, Salgari, che scrisse di mondi fantastici dal suo studio senza mai viaggiare...

Riformulo la risposta: io non potrei mai scrivere senza vivere (ride).

 

Il momento in cui Linda conosce meglio sua sorella e il suo rapporto con lei avviene dopo l'omicidio. Che ruolo hanno i rapporti famigliari in questo libro?

Non si può mai parlare di amore al 100% o di odio al 100%. I rapporti sono come gli essere viventi. Nascono, crescono, muoiono, si possono rivitalizzare. Volevo mostrare un rapporto veritiero, complicato perché i rapporti, in fondo, sono contradditori.

 

In un certo senso la “cattiva” della storia risulta essere la sorella più che Lenzen...

Molti lettori hanno odiato Anna. Doveva essere così. Non volevo creare un serial killer che provasse piacere nell'uccidere. Le ragioni dell'uccisione dovevano venire fuori pian piano e risultare comprensibili al lettore. Doveva essere presente anche la prospettiva di Lenzen per completare la visione di questa vicenda. Anna forse è l'antagonista nascosta, che ha creato le emozioni più forti nei lettori.

 

Il suo libro è stato acquistato già dopo la presentazione di alcuni capitoli e una sinossi. Ha sentito la pressione mentre lo completava?

Ho venduto questa storia solo con una proposta di venti pagine. Non ho avuto particolari pressioni dalla scadenza o dall'editore. Avevo già tutto in testa e ogni libro che finora ho scritto l'ho fatto con lo stesso sincero entusiasmo e slancio. Non ho mai avuto l'impressione di aver venduto qualcosa di incompleto, forse per questo non ho avuto sensazioni di oppressione.

Melanie Raabe ci racconta “La trappola”, un thriller che vi stupirà

I libri che non ha pubblicato che generi riguardavano?

Due erano puramente letterari, uno era uno psico-thriller e uno era un miscuglio selvaggio. Ma da quest'ultimo l'editore ha capito che potevo scrivere.

 

Nemmeno ora quei libri potrebbero trovare spazio per una pubblicazione?

I libri vecchi non li tirerei fuori. Sono migliorata nel frattempo, anche grazie a loro. Riprendendoli mi sembrerebbe di fare un passo indietro e non in avanti.

 

Ha mai teso una “trappola” durante la sua carriera giornalistica?

Non mi è mai capitato di tendere una trappola. Spesso quando mi occupo di interviste, metto così a suo agio l'interlocutore che ottengo come risultato quello che l'intervistato si lascia andare e mi dice più di quello che dovrebbe dire. Quando mi accorgo di questo, mi faccio lo scrupolo di non pubblicare questi momenti di eccessiva intimità, non mi sembra giusto.

 

Quando si è resa conto di voler scrivere? Quando è cominciato?

Ho sempre scritto molto volentieri e ho preso sul serio quest’attività a vent'anni. Non mi considero una scrittrice a pieno titolo e non so cosa diventerà la mia scrittura in futuro.

 

Lei è una scrittrice giovane. Cosa ne pensa del connubio donna e scrittura?

Ti ringrazio per la “giovane” a trentacinque anni. Ho amiche attrici che alla mia stessa età sono considerate già “vecchie” (ride). Per quanto riguarda la scrittura, essere donna talvolta sminuisce quello che hai scritto. Un libro dovrebbe essere buono indipendentemente da che lo scriva un uomo o una donna. Succede che il genere maschile possa descrivere bene un personaggio femminile e viceversa. Purtroppo esistono ancora uomini che non leggono le donne, anche se accade sempre meno, ma in passato alcune scrittrici sceglievano pseudonimi maschili per essere pubblicate per paura di non essere lette.

 

Quali sono stati i personaggi più difficili e quelli più facili da scrivere?

Tutti i personaggi mi sono sembrati facili. Paradossalmente Linda è stata la più facile, mi usciva fluentemente. Mi è piaciuto descrivere e far muovere tutti quanti nella storia. Anche il cane (ride). La cosa difficile non è stato scrivere un personaggio ma il libro che Linda scrive. Volevo che avesse uno stile diverso.

 

Visto che si parla di tensione, quali sono le sue paure?

Come Linda avevo paura dei ragni e come lei mi sono sottoposta a una terapia d'urto in cui ho preso in mano un grosso ragno e l'ho tenuto per qualche tempo. Ho le foto, posso dimostrarlo (ride).

 

Ha già un'idea di cosa scriverà in futuro? Si dedicherà ancora al thriller o ha già in mente qualcosa per il teatro o per il suo blog?

Amo tutti i generi. Il genere di ciò che scrivo è naturale in base alle idee che ho. Questa storia si calava bene tra toni cupi e di tensione. Ho molte idee per altre storie thriller e quando tornerò da questo giro di presentazioni mi rimetterò a scrivere. Non è detto che in futuro non mi cimenti in altri generi, ma ora scrivere thriller mi piace e mi dà soddisfazione.

 

Con trama, ritmo, suspense e psicologia dei personaggi ben congegnati La trappola di Melanie Raabe diventa un esordio che può stupire molti appassionati del genere.


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